Il nuovo anno sta per aprirsi con svariate esposizioni dedicate ad artiste di varie epoche, provenienti dalla cultura europea e non solo. L’obiettivo è quello di mostrare l’arte da un altro punto di vista, permettendo al pubblico di approfondire la conoscenza di nomi più o meno noti. A tal proposito, a Milano Palazzo Reale partecipa con la mostra Divine Avanguardie – Le donne nelle avanguardie russe, che inaugurerà in autunno (ottobre 2020 e gennaio 2021). Ripercorrendo tutta la storia, nell’Europa del XIX, la donna ha sempre ricoperto un ruolo subalterno e marginale, in particolar modo in Russia, dove persino le appartenenti ai ceti più alti non erano libere di scegliere se e cosa studiare. Soltanto nell’ultima metà del secolo, comincia a venire alla luce un vero e proprio fermento culturale femminile ed è da questo punto d’avvio che parte la mostra.

Si tratta del racconto di un’evoluzione artistica che ha percorso molte tappe fondamentali della storia del femminismo, approfondendo anche l’aspetto culturale del ruolo della donna in quegli anni. Verranno esposte un centinaio di opere e intrecciati i due temi di fondo nella rappresentazione delle donne di tutti i ceti sociali, mostrando le innumerevoli sfaccettature del mondo femminile. Non mancherà lo snodo dedicato alle artiste che si affacciarono nel panorama culturale europeo a inizio ‘900, quando finalmente, dopo lotte per avere eguali diritti rispetto agli uomini, furono ammesse nelle accademie. Zarine, sante, contadine, donne del popolo: è una storia tutta al femminile quella di Divine Avanguardie-La donna in Russia.

La grande mostra realizzata con la collaborazione dell’Ermitage di San Pietroburgo porterà a Milano molti capolavori mai esposti prima in Italia, frutto del progetto curato da Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky. Un vero e proprio viaggio che intreccia le trasformazioni della società con gli sviluppi dell’arte spaziando tra i più variegati linguaggi artistici, dalle icone sacre alla scultura, dalla pittura modernista alle opere grafiche. Sarà possibile, per il pubblico, approcciare da vicino raffinate intellettuali e donne di potere come Caterina la Grande, senza la quale l’Ermitage non sarebbe mai nato, ma anche sante e madonne, madri, serve della gleba, ciascuna in qualità di musa ispiratrice di un’immagine e di una storia.