Pride Budapest: 200mila persone a sfilare dopo i divieti di Orban
A Budapest, Ungheria, la sfilata del Pride ha deciso di sfidare il governo di Orban: anche con il divieto, il corteo è andato avanti. Il film "Pride"

A Budapest, Ungheria, la sfilata del Pride ha deciso di sfidare il governo di Orban: anche con il divieto, il corteo è andato avanti. Il film "Pride"

Nel marzo del 2025 il governo ungherese di Orban aveva vietato i festeggiamenti del Pride Month in tutta l’Ungheria: la comunità LGBTQ+ sfila comunque dimostrando di essere uniti e forti.
Lo scorso marzo 2025, la maggioranza del governo di Orbán ha votato per rendere illegali i festeggiamenti del Pride in tutto il paese: la modifica alla legge avrebbe permesso alle autorità l’utilizzo di telecamere che, attraverso un software di riconoscimento facciale, avrebbero potuto identificare i partecipanti all’evento. In quel momento, l’opposizione aveva deciso di protestare questa decisione accendendo dei fumogeni nell’aula del Parlamento, ma questo non ha cambiato la legge, approvata in meno di 24 ore.
Come riporta l’Ansa, sono state installate delle telecamere lungo tutto il percorso annunciato del Pride: saranno usate per sanzionare i partecipanti con multe salate grazie al software di riconoscimento facciale elettronico, proprio come preannunciato nel disegno di legge approvato a marzo. I partecipanti hanno espresso i loro dubbi riguardo l’effettivo funzionamento della tecnologia, vista la scarsa gestione di situazioni meno complesse come le liste d’attesa della sanità pubblica.
Le sfilate del Pride si sono comunque tenute nella capitale, ma sono state minacciate da una manifestazione di estrema destra, sfilata sullo stesso percorso annunciato dagli organizzatori del Pride ma con l’autorizzazione della polizia. La manifestazione è stata organizzata dal partito estremista Patria Nostra (Mi Hazank), il cui deputato Elod Novak ha minacciato di chiudere il ponte Szabadsag (Libertà) sul quale doveva passare la sfilata dell’orgoglio queer: “Se la polizia non fa nulla per impedire la marcia Lbgt, faremo noi con i nostri mezzi”, ha dichiarato Novak.

Gli organizzatori non si sono lasciati sconfiggere e hanno portato avanti il loro progetto: la filata è cominciata alle 14 davanti al municipio di Budapest con una folla enorme che brandiva bandiere arcobaleno e cartelli contro Viktor Orban. In testa al corteo il sindaco della città, Gergely Karácsony, è accompagnato da deputati ed eurodeputati di centrosinistra, tra cui anche Carlo Calenda ed Elly Schlein. Quest’ultima ha anche intonato la canzone Bella Ciao con altri manifestanti della sfilata. Gli organizzatori hanno dichiarato il successo della sfilata: tra le 180.000 e le 200.000 persone si sono presentate per sostenere e festeggiare la comunità LGBTQ+: “È difficile stimare il numero esatto perché non c’è mai stata così tanta gente al Budapest Pride”, ha dichiarato all’AFP la presidente dell’evento Viktoria Radvanyi.
Insieme al Pride ungherese sono stati festeggiati 6 cortei in contemporanea in Italia, tra cui quello a Milano e a Bologna.
La perseveranza della comunità LGBTQ+ nei momenti di crisi è sempre solida e pronta ad aiutare tutti, come nel film Pride, in cui alcuni attivisti queer decidono di raccogliere fondi per sostenere la lotta dei minatori, vessati dalle scelte politiche della premier Margaret Tatcher. Infatti, le persone queer sono vittime dello stesso sistema e si punta quindi a creare un legame di solidarietà con i lavoratori nella loro lotta.
I protagonisti creano quindi la LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners, il cui scopo è raccogliere donazioni nelle comunità queer per il sostegno dei minatori. La comunità LGBTQ+ ci dimostra che riesce a tenere duro anche nei momenti peggiori e che se rimaniamo insieme, possiamo arrivare a grandi risultati, come nel caso del Pride a Budapest.
