E’ successo, ho vissuto, per due mesi, sull’isola, con cinque generazioni diverse: c’eravamo noi, ultra sessantacinquenni, gli anziani padroni di casa. C’era una bebè (4 mesi alquanto brillanti), una bambina elettrica (5 anni di contagiosa irrequietezza), tre ottimi rappresentanti della categoria protagonisti: 43 anni e 39 le femmine, 42 il maschio. E, dulcis in fundo, due ragazzine da manuale: 13 anni di puro rifiuto del dialogo con il mondo adulto, ove non vi fossero obbligate da esigenze primitive, tipo passami il sale. 

No, non erano miei ospiti tutti contemporaneamente, non ho un castello, abito una vecchia casa di pescatori con qualche posto-letto fra il sobrio e il povero. Così c’è stato il gruppo di luglio e il gruppo di agosto. Confesso: mi sono divertita molto.

Mi è piaciuto tutto di tutte le generazioni che non sono la mia: i gorgheggi gioiosi e sdentati della neo-nata. La smania di giocare sempre condivisa con la bambina. La rigorosa assenza delle adolescenti (da copiare. Sono maestre di sorriso remoto). Le varie sfumature di nevrosi dei giovani-adulti (lo so, io alla loro età non ero più giovane da un pezzo, ma non faccio testo, io, sono il tipo che si porta avanti, infatti sto già organizzando il mio funerale): la coppia di quarantenni si produce in una sfrenata vita sociale, ma non si tratta di calcolo da “terrazze romane”,  non sono quelli che si fanno strada nella vita a colpi di cene e party (detestabili)… è piuttosto una forma acuta di curiosità per le vite degli altri e  voglia di mostrare la propria. E’ un po’ un vivere alla finestra, ammirando e lasciandosi ammirare. La trentanovenne è superperformante (una nevrosi che conosco bene), cercava di leggere Lacan in spiaggia e contemporaneamente nuotare con la sua bambina. Li ho osservati tutti, dall’alto della mia età terminale.

Ho osseravato anche il mio compagno che si animava soprattutto in presenza della neonata (gli estremi si amano) producendosi in stornelli romani fischiati e cantati.

Dalla lieta baraonda intergenerazionale della mia estate ho capito una cosa: che in una ipotetica società senza barriere fra le generazioni a vincere la coppa della generosità sarà sicuramente chi abita su questa terra da numero maggiore di anni. Perchè? Perchè tutte le altre età le ha già attraversate e può trovare dentro di sè il modello di ogni qualità o perversione. E quindi capire. E adeguarsi.

Vi lascio con un esempio: la coppia di quarantenni vitaioli voleva cenare alle nove per poter fare, prima, l’aperitivo con gli amici. La trentanovenne voleva cenare alle sette perchè la bambina doveva andare a dormire rigidamente presto, come se il mattino dopo andasse a scuola.

Perciò a luglio, io e il mio anziano complice, abbiamo cenato alle sette. Ad agosto alle nove.

…peccato che, a noi due, piace cenare alle otto.

Intanto, fatevi una risata con l’episodio di Caro diario di Nanni Moretti sulle Isole Eolie: si intitola Isole: Nanni, nei panni di se stesso, fa un viaggio nelle Eolie, lontano dal rumore della città, per scrivere la sua nuova sceneggiatura. A Lipari, dal suo amico Gerardo che si è ritirato lì per leggere, i due sono distratti dalla confusione dei turisti e decidono così di trasferirsi a Salina. Qui però sono infastiditi dagli amici con bambini figli unici che tiranneggiano. Decidono di spostarsi a Stromboli ma detestano il Sindaco mitomane e puntano su Panarea, dove scappano immediatamente dagli eventi radical chic. Finalmente Alicudi, dove Nanni Moretti trova silenzio e natura, senza elettricità, selvaticissima. La colonna sonora di Nicola Piovani è da notare.

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