Le radici del Groove: la geografia invisibile e il rito collettivo dei Savana Funk
I Savana Funk e la corporeità del suono. L'intervista, il progetto "Radici", la loro creatività. Il nuovo album "Behind The Eyes".

I Savana Funk e la corporeità del suono. L'intervista, il progetto "Radici", la loro creatività. Il nuovo album "Behind The Eyes".

Il progetto multidisciplinare Radici si configura come un’indagine socio-culturale volta a decostruire il concetto di origine inteso come vincolo geografico o anagrafico. Sviluppatosi attraverso le sinergie visive e concettuali con il Med Photo Fest e il Calabria Design Festival, questo percorso approda sulle pagine di ReWriters per esplorare l’intima genesi dell’impulso creativo. L’obiettivo non è mappare radici ancorate al suolo e immobili, bensì tracciare i contorni di radici elettive e dinamiche: filamenti vitali che consentono all’identità autoriale di mantenersi flessibile, recettiva e in costante, fervido dialogo con la contemporaneità.



Dialogare con i Savana Funk significa immergersi in una dimensione che scardina l’idea stessa di confine. La loro espressione artistica sfugge alla mera “fluidità” – termine odiernamente svuotato di senso – per rivelarsi compiutamente vibrante e mutaforma. Aldo, Blake e Youssef abitano una geografia invisibile in cui la città di Bologna trascende lo spazio fisico per farsi autentico crocevia di connessione sociale e politica.
In questo ecosistema emerge con forza la centralità della “mano che pensa”: un approccio profondamente organico dove la corporeità diventa cardine dell’esecuzione. L’energia sprigionata nei loro live non ricerca l’algida perfezione digitale, ma esalta il rigore strumentale; un processo in cui ogni micro-inflessione muscolare e ogni respiro veicolano un’autenticità umana insostituibile.

Di seguito, il dialogo integrale con la band, segmentato attraverso i nodi concettuali emersi dalla nostra indagine.
La Scelta Elettiva: Abitare il Divenire
Le radici dei Savana Funk si delineano come un intreccio tra l’appartenenza a uno spazio urbano di avanguardia e una natura essenzialmente nomade.
Ljdia Musso: Dove si collocano oggi le vere “radici” dei Savana Funk? Savana Funk: «Entrambe le cose. Bologna ha una profonda identità musicale, votata alla sperimentazione e al mix di generi. Noi siamo figli di questa città e della sua storia, come tanti apparteniamo a Bologna senza esserci nati, ma sentendo comunque una forte connessione sociale e anche politica con questa città speciale. Altrettanto le nostre sono anche radici aeree, mobili, in continuo divenire: attraverso il nostro suono di band siamo migliorati e abbiamo definito la nostra identità come singoli, identità varie a volte sovrapposte, in altre parti complementari: attingendo uno dall’altro, stimolandoci, ispirandoci siamo cresciuti.»
La Vulnerabilità dell’Inclassificabile
In un mercato discografico che esige categorizzazioni rigide, la band ha trasformato la propria atipicità nel manifesto di una precisa identità.
LM: Questa natura ibrida è stata sempre un punto di forza o si è rivelata una vulnerabilità nel farvi comprendere dalle logiche dell’industria?
SF: «Sapevamo fin da principio che il nostro percorso sarebbe stato atipico. In controtendenza. Non ci ha mai spaventato, anzi, il tempo pian piano ci ha dato ragione, raggiungendo risultati davvero incredibili per una band strumentale italiana.»
L’Evoluzione: Ramificare Senza Sradicare
L’introduzione della vocalità in “Behind The Eyes” non costituisce una frattura con il passato, ma un’espansione organica della loro urgenza espressiva.
LM: Il nuovo approccio vocale rappresenta un modo per scavare più a fondo o un tentativo di sradicarvi dalle vostre certezze strumentali?
SF: «L’introduzione dell’elemento cantato nasce dal nostro desiderio di spingerci oltre ai nostri confini, di non farci limitare mai da preconcetti. Rimaniamo sempre essenzialmente una band strumentale, ma dopo aver composto principalmente brani senza voce, ci siamo chiesti perché non provare a scrivere delle canzoni a partire da noi stessi. Più che uno sradicamento, é l’aggiunta di un nuovo ramo all’albero vitale della Savana. Molte ramificazioni, ma che partono da un tronco solido, la nostra identità.»
Il Rito: La Vibrazione Empatica e Collettiva
Il palcoscenico diviene spazio politico e liberatorio. La fisicità dello strumento orchestra una comunione umana che nessuna intelligenza artificiale può emulare.
LM: In un’epoca di isolamento, che valore assume per voi radunare le persone e farle vibrare fisicamente sulla stessa frequenza?
SF: «La vibrazione é qualcosa che non mente. Ogni volta che senti un concerto suonato dal vivo con strumenti, c’é una volatilità e presenza nell’aria che difficilmente le macchine riproducono. Dopo il lockdown, i concerti live hanno avuto un’affluenza di pubblico ancora più grosso di prima, ed anche ai nostri live, vediamo come le persone si emozionano per la musica, ma anche per il rapporto interpersonale tra musicisti e pubblico. Nulla togliere alla musica elettronica che noi amiamo profondamente, ma l’esperienza del concerto con strumenti alla mano che rispondo di ogni micro-inflessione del tuo dito o respiro propaga qualcosa di umano insostituibile. E al sud, da Napoli a Molfetta alla Sicilia, la risposta alla nostra energia é sempre stata molto forte. Per noi é vita questo. Suoniamo proprio perché questi riti collettivi trasportano la collettività insieme verso altre dimensioni, luoghi interiori fatti di gioia, intensità, condivisione.»
Geografie del Desiderio
Dall’oriente alle radici ancestrali: la mappa futura di un collettivo che rifiuta la stasi.
LM: Dopo l’Asia e l’Europa, quali sono i confini – geografici o sonori – che sentite ancora l’esigenza di varcare?
SF: «Riguardo ai confini geografici, vorremmo tanto suonare negli Stati Uniti, patria del Blues e del Jazz, elementi molto presenti nel nostro sound. Sicuramente vorremmo anche suonare nel continente africano per riconnetterci alle radici del nostro sound (il nostro batterista é berbero, il bassista mezzo ghanese, ed il nostro chitarrista mezzo siculo. La Sicilia é Africa per noi!). Nel 2025 il tour Indonesiano ci ha portati in Asia per la prima volta, con un’accoglienza da vere rock star. Anche il Giappone sarebbe molto bello. E chissà, magari arrivare sulla luna. Come dice il detto inglese, “the sky is the limit”. Cerchiamo di non porci mai dei confini.»
L’Inafferrabile Essenza
La consapevolezza che la sintesi verbale non può esaurire la complessità di un fenomeno estetico.
LM: C’è una domanda che nessuno vi ha mai fatto e alla quale avreste sempre voluto rispondere per spiegare la vostra vera essenza?
SF: «Abbiamo fatto tante interviste e ci hanno chiesto veramente di tutto. Una domanda sicuramente interessante é “come riassumereste i Savana Funk in una frase?”, la cui risposta sarebbe “venite a sentirci live, poi provate a risponderci voi. Noi in 11 anni non ci siamo mai riusciti, le parole inadeguate a riassumere l’esperienza a 360 gradi Savana Funk ”.»
L’indagine condotta con i Savana Funk ci restituisce una certezza: l’identità creativa contemporanea non risiede in un’etichetta classificatoria, ma si sostanzia in un rito collettivo che si riattiva ogni qualvolta la materia organica del musicista incontra lo strumento. Vi invitiamo a esplorare l’universo di questa band e, in ossequio alla loro stessa esortazione, a viverne l’esperienza performativa dal vivo. Poiché la vibrazione, nella sua purezza analogica, si conferma l’unico linguaggio capace di raccontare radici che scegliamo, consapevolmente, di far crescere intrecciate a quelle degli altri.
I Savana Funk sono attualmente una delle realtà live più interessanti e travolgenti del panorama indipendente italiano.
Io li ho incontrati per ReWriters il 22 marzo 2026 all’Auditorium Novecento di Napoli per una tappa fondamentale del loro Behind The Eyes Club Tour.
Il trio si è formato a Bologna nel 2015 ed è composto da: Aldo Betto: Chitarra (il cuore melodico e blues), Blake Franchetto: Basso (il motore del groove), Youssef Ait Bouazza: Batteria (l’anima ritmica afrobeat).
La loro forza risiede in una sinergia quasi telepatica nata da jam session infinite (la leggenda narra che la loro prima prova durò 8 ore consecutive).
La musica dei Savana Funk è interamente strumentale, il che permette loro di abbattere ogni barriera linguistica. Il loro sound è una fusione di: Afrobeat & Funk: Ritmiche serrate e ipnotiche che rendono impossibile stare fermi, Rock Psichedelico & Blues: Assoli di chitarra che richiamano atmosfere desertiche e mediterranee, Jazz & World Music: Un approccio improvvisativo che rende ogni live unico.
Il concerto di stasera è centrato sul loro sesto lavoro in studio, “Behind The Eyes”, uscito proprio a febbraio 2026. Rispetto ai lavori precedenti (come Ghibli o Tindouf), questo disco è descritto dalla band come: Più introspettivo e onirico: Un viaggio “dietro gli occhi” che esplora sogni, ansie e visioni, Produzione di eccellenza: Curata da Tommaso Colliva (già produttore di Muse e Calibro 35), che ha dato al gruppo un suono più espanso e maturo, Brano chiave: Ascolta il singolo “Heron” per entrare nel mood del tour.
Se il nome ti suona familiare ma non li hai mai seguiti da vicino, potresti averli visti: al Jova Beach Party, dove Jovanotti li ha voluti spesso sul palco per lunghe jam session, in tour con Willie Peyote, portando una ventata di funk nei suoi arrangiamenti, a Propaganda Live su La7, dove sono stati ospiti musicali.
Puoi ascoltare la loro musica e i loro racconti direttamente qui:
