Tumore alla vescica, un test dell’urina per rilevarlo
Un esame dell'urina potrebbe rivelare il tumore della vescica, il suo comportamento e la risposta alla terapia. Lo studio su "Nature Medicine".

Un esame dell'urina potrebbe rivelare il tumore della vescica, il suo comportamento e la risposta alla terapia. Lo studio su "Nature Medicine".

Basta un campione di urina per provare a leggere non soltanto la presenza di un tumore, ma anche il suo “comportamento”. È la promessa di un esame sviluppato dalla Stanford University e Veterans Affairs Palo Alto Health Care System e descritto su Nature Medicine: una biopsia liquida che cerca nell’urina frammenti di RNA rilasciati dalle cellule tumorali. La tecnologia si chiama uRARE-seq, acronimo di “urine random priming and affinity capture of cell-free RNA fragments for enrichment analysis by sequencing”. Il principio è diverso dai test che cercano mutazioni nel DNA tumorale. L’RNA riflette quali geni sono attivi in una cellula e quindi può fornire informazioni sulla biologia del tumore, oltre che sulla sua presenza.
Ma come funziona? Dal campione di urina viene analizzato il cosiddetto RNA libero circolante, presente soprattutto nel surnatante e costituito da frammenti molto piccoli. I ricercatori hanno adattato una tecnica di sequenziamento per catturare e arricchire questi frammenti. Dai profili di 38 controlli non oncologici hanno individuato 3.834 geni raramente espressi nell’urina sana e costruito un pannello personalizzato di 4.782 geni. Un modello di machine learning ha poi selezionato una firma di 381 geni capace di distinguere il tumore dalle condizioni non tumorali. Questa classificazione può essere quindi effettuata sul singolo campione di urina senza dover prima sequenziare il tumore del paziente. Lo studio ha analizzato 683 campioni di urina provenienti da 515 persone e la tecnologia uRARE-seq ha identificato il 90% dei tumori Ta di basso grado, mentre la citologia urinaria, il normale esame delle urine, non ne aveva rilevato nessuno nel campione analizzato.
Ma la novità non è soltanto diagnostica. Un altro aspetto interessante riguarda la possibilità di capire in anticipo se un paziente potrà rispondere bene alla terapia con BCG, un tipo di trattamento immunoterapico usato contro il tumore della vescica. Prima di iniziare la cura, infatti, nell’urina dei pazienti che successivamente hanno risposto al trattamento erano presenti segnali di una maggiore attivazione del sistema immunitario, in particolare delle cellule T, cioè quelle che aiutano l’organismo a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Nei pazienti che non hanno beneficiato della terapia, invece, emergevano soprattutto segnali legati alla crescita e alla moltiplicazione delle cellule tumorali. Analizzando 114 campioni raccolti prima della terapia, i ricercatori hanno quindi individuato una sorta di “firma” molecolare capace di indicare con elevata accuratezza quali pazienti avrebbero avuto maggiori probabilità di rispondere al BCG.
Se questi risultati saranno confermati attraverso studi più ampi e multicentrici si potrà convalidarne utilità e prestazioni. E allora un campione di urina potrebbe diventare una finestra non invasiva sulla presenza, sull’evoluzione e sulla risposta terapeutica del tumore della vescica.
