Positività è un termine che negli ultimi due anni ha conosciuto solo significati nefasti. Il tempo che viviamo è pieno di persone si dichiarano felicemente negative dopo aver fatto un Covid test, per cui dobbiamo fare un piccolo sforzo per tornare agli antichi significati delle parole e parlare di Sex positive.

No, non è il risultato di un test sulle attitudini sessuali, bensì il nome di un movimento culturale e filosofico che fa capolino in occidente alla fine degli anni ‘20.

Già…quasi un secolo fa!

Wilhelm Reich, illustre allievo di Sigmund Freud, parla per primo di Sex Positivity come dell’attitudine a considerare il sesso un’attività buona e sana, in opposizione al Sex Negative, atteggiamento classico delle società che tendono a reprimere la sessualità e la libido. 

Wilhelm Reich morì in un carcere della Pennsylvania, in cui continuò comunque a scrivere fino all’ultimo giorno. Era stato arrestato dall’FBI per non essersi presentato al processo in cui si vietava la diffusione delle sue teorie e dei prodotti ad esse connessi. Morì per un attacco cardiaco otto mesi dopo l’arresto, il 3 novembre 1957, pochi giorni prima del suo rilascio sulla parola. A buon intenditor poche parole.

Il concetto di sex positive rimane in letargo per quasi 40 anni e viene riportato in vita, non solo come concetto, ma come pratica, durante gli anni ‘60, quelli degli Hippies, dell’amore libero, del diritto al piacere e alla contraccezione.

Purtroppo, a distanza di un secolo dalla nascita del concetto, quando parliamo di sex positivity c’è ancora qualcuno che commenta: “Sex… che?”, eppure il sex positive veicola dei concetti semplici, lineari, che anche un bambino capirebbe… ma si sa, con i bambini non bisogna parlare di sesso.

Cosa è il sex positive

Proviamo quindi ad addentrarci nel fenomeno e a vederne i punti salienti.

Il movimento sex positive promuove sesso libero, consensuale e protetto. In sintesi sostiene chi sceglie liberamente e consapevolmente come e con chi procurarsi piacere e altresì sostiene chi decide consapevolmente di non voler avere nulla a che fare con il sesso.

La regola è una sola: il sesso non si fa mai controvoglia. Ovvero non si fa se si è costretti o sofferenti o infastiditi, non si fa se non ci si sente al sicuro, non si fa senza proteggersi dalle malattie.

Perché questo accada chi è sex positive crede fortemente nella funzione dell’educazione sessuale dai primissimi anni di vita fino all’età adulta, nella divulgazione delle informazioni, e nel diritto di tuttə al piacere e alla sessualità felice.

Pochi (sani) principi per dire che chiunque ha il diritto /dovere di esplorare la propria sessualità con chi vuole e come vuole, di imparare a conoscere i propri desideri, e che il genere e l’orientamento sessuale non devono creare discriminazioni o divieti nei comportamenti e nelle pratiche sessuali. 

Il movimento sex positive afferma con forza che il sesso è patrimonio dell’umanità intera, perchè è un bisogno centrale, che crea benessere e salute, ma rispetta chi si dichiara asessuale, perchè si può anche scegliere di non averci nulla a che fare con il sesso.

Una sorta di scoperta dell’acqua calda, dei principi che chiunque applicherebbe a qualsiasi ambito della propria vita senza batter ciglio… ma, attenzione, si sta parlando di sesso e le cose non sono proprio così lisce.

Proprio perché si sta parlando di un tema scottante, il militante sex positive è ancora un animale strano, che passa il tempo a spiegare cose semplici davanti a sguardi sospettosi, che frequenta individui particolari (per approfondire le frequentazioni su Roma: La Tana Libera Tutti), che viene additato come uno trasgressivo e forse un po’ depravato.

Invece no, chiunque stia leggendo questo articolo e si ritrovi in quello che legge, fa parte a pieno titolo di quel movimento di animali strani che della positività verso il sesso hanno fatto uno stile di vita.

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