Giuseppe de Palma, giovane talentuoso artista pugliese, presenta una ricca personale nella sua terra d’origine: la Puglia. Fino al 29 novembre 2026, nella Pinacoteca Michele de’ Napoli, a Terlizzi in provincia di Bari, sarà visibile Guilty. Allegories of human condition (Colpevole. Allegorie della condizione umana) un’esposizione a cura dello storico dell’arte Dott. Sandro Barbagallo (Curatore delle Collezioni Storiche dei Musei Vaticani e Consulente dell’Ufficio delle Cerimonie Liturgiche Pontificie) arricchita da un catalogo edito da Claudio Grenzi Editore (Foggia). La mostra, in cui è presente una serie di dipinti inediti nati dalla ricerca pittorica e filosofica sviluppate nel corso degli ultimi anni, sarà successivamente riallestita a Firenze dal 9 gennaio al 13 febbraio 2027 al Museo de’ Medici, Complesso Monumentale degli Angeli.

Cenni storici della Pinacoteca de Napoli

«La Pinacoteca Michele de Napoli a Terlizzi, in provincia di Bari, è intitolata al pittore terlizzese nato nel 1808 e rappresenta un unicum, in quanto casa natale e atélier dell’artista Michele de Napoli, donata alla cittadinanza da lascito testamentario, insieme a tutto ciò che conteneva, e col dichiarato desiderio che diventasse uno spazio dove apprendere, ammirare e custodire arte.

Il Palazzo si presenta esteriormente come un elegante esempio architettonico del tardo Settecento, con una sobria facciata composta da tre ordini divisi da cornici marcapiano. L’ordine inferiore presenta bugne in pietra locale e si apre al centro con il grande portale inquadrato con un arco a conci sfasati. In asse al portale è collocato il balcone del piano nobile, sorretto da quattro raffinate mensole apotropaiche. I due ordini superiori presentano una semplice facciata intonacata.

Facciata della Pinacoteca De Napoli – Terlizzi – Bari

Al suo interno la Pinacoteca de Napoli offre ai visitatori vari ambienti che si sviluppano su quattro livelli. A partire dal piano interrato, vi sono un Lapidarium, che custodisce alcune preziose testimonianze provenienti dall’antica Cattedrale romanica di Terlizzi, e spazi adibiti a laboratorio che si aprono su un ampio cortile esterno. Al piano terra, la reception, una saletta utilizzata per ospitare mostre temporanee, un bookshop ed una sala per la consultazione di pubblicazioni d’arte.

La scala monumentale conduce a quello che doveva costituire il piano nobile della dimora de Napoli, che oggi si snoda in un foyer e nelle sette sale dell’esposizione permanente “Michele de Napoli da Leone dell’accademia a Genius Loci” che conta 107 opere dall’artista terlizzese esposte secondo un criterio tematico e cronologico. Al terzo ed ultimo piano sono collocate un’altra sala espositiva e una grande sala conferenze.»

Giuseppe de Palma, Funerali di Utopia, 2025, olio su tela, Al. 80 x La. 120 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

Giuseppe de Palma. “Guilty. Allegories of human condition“

L’esposizione Guilty. Allegories of human condition (Colpevole. Allegorie della condizione umana) è definita da Sandro Barbagallo, curatore e autore di un ampio testo in catalogo, l’esito di un percorso seguito per anni e osservato nella sua evoluzione: dalle prime intuizioni, ai successivi studi, fino alle ultime composizioni eseguite con la personale tecnica, rivelatrice di una strada già ben tracciata per un artista della sua età. S. Barbagallo scrive di aver gradualmente potuto vedere il consolidarsi della crescita di G. de Palma come l’esperienza di una “visione”, un privilegio non esclusivo dei mistici, ma esistenziale. Nella pittura egli esprime con le immagini il pensiero di ciò che a parole sarebbe quasi impossibile esprimere, ma che può essere rappresentato e trovare forma propria nel linguaggio pittorico. Con la figurazione del corpo l’artista attiva e ricostruisce con la narrazione un legame diretto con il suo tempo e l’eterno, affinando gradualmente lo sguardo interiore e strutturando spazi dedicati al rapporto tra l’individuo e la società in cui vive, al desiderio, alla libertà, alla colpa, all’obbedienza, alla responsabilità e alla creazione.

Lo studio di «una tradizione che non si è mai fermata»

La formazione di G. de Palma, dopo gli studi svolti in Puglia, si completò presso la Florence Academy of Art un’accademia internazionale tra le più prestigiose, fondata nel 1991 a Firenze da Daniel Graves un artista che scelse il capoluogo toscano affinché gli allievi fossero attorniati quotidianamente da alcune delle più importanti opere d’arte della storia. L’essere costantemente a contatto con la bellezza – ritenne D. Graves – sarebbe stata un’influenza naturale che avrebbe facilitato l’esercizio degli studenti, formati con un metodo d’insegnamento di altissimo livello attinto dall’arte classica, sia per il disegno, sia per la tecnica pittorica e scultorea. G. de Palma lavora accostandosi alla filosofia naturale, alla verità di un linguaggio che riveli all’esterno la pressione dei sentimenti, attingendo dagli antichi maestri ma con una coscienza vigile su quanto accade nel presente. La conoscenza acquisita gradualmente dallo studio e dalle percezioni date dall’analisi delle opere antiche, gli ha permesso permesso una rapida “ascesi”, ponendo il suo lavoro all’attenzione di competenti storici dell’arte, tanto da essere selezionato tra i finalisti internazionali del concorso per la Via Crucis della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Giuseppe de Palma, Obbedienza, 2026, olio su tela, Al. 78 x La. 116 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

Un grande racconto unitario

Guilty. Allegories of human condition è un unico racconto per immagini «un grande racconto unitario, costruito con la coerenza di un poema visivo e la profondità di una riflessione filosofica. Attraverso la forza evocativa dell’allegoria, Giuseppe de Palma conduce lo spettatore dentro un itinerario che interroga le radici stesse della condizione umana, esplorando il rapporto tra peccato e libertà, desiderio e legge, obbedienza e responsabilità, fino a giungere al tema decisivo della creazione come atto di emancipazione e di speranza.» (S. B.).

L’artista si rivolge al suo tempo con un’idea di bene contemporanea, nella quale si addentra coinvolgendo i grandi temi della storia dell’umanità. Sulle tele sviluppa una riflessione sul peccato definito da lui stesso come il «tradimento del proprio desiderio autentico e della relazione che fonda l’identità umana»; una considerazione personale che colloca il progetto pittorico in stretta relazione «con la tradizione cristiana, con la filosofia moderna e con la psicoanalisi contemporanea». (S. B.). Nelle scene il pensiero si fa carne e le figure, nel luogo del loro incontro, compiono azioni per fare esperienza del reale, tendendo all’altezza e alla complessità di un’arte ineguagliabile, qui riformulata con la freschezza, la vivacità e il dinamismo di precise geometrie di diagonali. «…i moti fisici, come i morali, debbono contenersi nei limiti di una norma accettata a priori. La realtà è passione, l’ideale è dovere, la questione si traspone così sul piano morale.» (G. C. Argan)

Un’arte a cui siamo indissolubilmente legati

Gli strumenti, da secoli, sono sempre gli stessi, ma le tecniche attinte dagli antichi maestri svelano magistralmente la ricchezza di un mondo a cui siamo indissolubilmente legati. Da quelle forme organizzate del passato, G. de Palma ha preso le distanze con intelligenza e capacità di ricostruzione storica, ricavando dalla propria misura umana esperienze e conoscenze ben ancorate alla terra. La sua esistenza di giovane uomo si presenta con una storia di relazioni per mezzo delle quali prende posizione e dipinge incontri per definire elementi del suo essere, con figure non chiuse in se stesse ma “ribelli”, incontrate in “luoghi di accesso” che potremmo definire orizzonti alternativi e di trasformazione. Una serie di momenti immaginati affinché possano essere di stimolo alle direzioni da dover prendere in un presente costituito da una comunità di esseri umani solitari, che nascono e vivono ognuno con la propria meta e rotta, tuttavia destinate a incrociarsi in più o meno “brevi tratti di strada”.

Giuseppe de Palma, Studio per Desiderio, 2026, pietra nera su carta, Al. 63 x La. 49 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

L’educazione al sentimento morale

Nei segmenti percorsi insieme, donne e uomini avranno l’opportunità di elevare lo scambio di informazioni sul destino della vita, rispetto a un mondo che oggi pare aver smarrito la capacità di traslare la sapienza in forme estetiche fatte di storia e materia, per raccontare la libertà, il desiderio, la colpa, la responsabilità, il limite. La ricostruzione del “vero” pensiero degli antichi nell’arte necessita di competenze interdisciplinari particolarmente complesse, al fine di estrarre gli strumenti per ricreare e trasmettere il linguaggio di una lettura del presente, attraverso una narrazione figurativa attinta dalla tradizione della forma classica. Il moto dell’animo contenuto, moralmente controllato, rappresenta l’educazione al sentimento morale espresso nelle armoniche modulazioni compositive, nelle pose dei personaggi, nelle trasparenze, nelle sfumature e nella scelta elegante dei colori. Una pittura moderata priva di forti contrasti di luce e ombra, dove il chiaro e lo scuro siano dati da toni intermedi in vibrazioni tenui delle gamme cromatiche scelte per un reale denso di segni; questi si muovono su paradigmi non astratti per rivolgere un invito costante a non trascurare l’importanza di ciò che deve essere posto al centro dell’esistenza.

«interrogare e coinvolgere lo spettatore sul piano etico».

Nel significativo e bellissimo testo in catalogo, S. Barbagallo traccia accuratamente i sottili collegamenti tra le composizioni pittoriche di G. de Palma e i grandi artisti della storia dell’arte, con cui egli condivide il desiderio di creare immagini come spazi di pensiero per un percorso capace «di educare interrogare e coinvolgere lo spettatore sul piano etico». (S. B.) L’attenzione si posa sulle allegorie e sulle ideali affinità con i maestri nell’alludere al passaggio oltre la vita terrena: un pensiero dell’incontro con «il reale per definizione, ciò che ha valore per essenza» (R. G.) Il lettore viene inoltre informato di quanto la varietà delle stimolazioni accolte durante gli studi sia stata una fondamentale sedimentazione culturale con cui si è strutturata l’identità dell’artista. È importante darne cenno poiché, dalle origini della pittura e lungo i secoli, la necessità fu quella di formulare progetti di distinzione nelle diversità stilistiche, per permettere di individuare caratteristiche peculiari per una reale esigenza di unificazione. G. de Palma pone di fronte agli sguardi approfondimenti sul desiderio, la colpa, la legge, l’obbedienza e la creazione con una severa attenzione compositiva in cui il disegno è strumento per un fine che lo trascende e ne condanna la vocazione puramente tecnica. La bellezza di quei corpi è la conseguenza della significatività e purezza della figura che assume una profonda connotazione simbolica.

Giuseppe de Palma, Studio per Obbedienza, 2026, pietra nera su carta, Al. 63 x La. 49 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

Uno studio autorevole sul concetto di allegoria

Di ogni opera dell’intero ciclo pittorico è stato attentamente raccontato il senso nell’approfondito testo in catalogo di S. Barbagallo. In esposizione sono inseriti numerosi bozzetti che offrono l’occasione di vedere una disciplina raccolta nella sua metodologia creativa, mostrando il magico potere offerto dall’unione tra abilità innata e metodi acquisiti, che testimoniano elaborazioni delle forme espressive abbastanza rare e preziose. Artisti di questo livello consentono momenti di analisi e riflessione sul piacere di una ricerca con strutture e un linguaggio volto all’indietro con vivezza, che ritrova nel lavoro dei maestri antiche forme di pensiero, ma rilette con sistemi nuovi. Un esempio significativo è Il dramma barocco tedesco di Walter Benjamin (nato Walter Bendix Schönflies Benjamin; Berlino, Germania, 15 luglio 1892 – Portbou, Spagna, 26 settembre 1940). Scritto nel 1926, è considerato uno dei libri più compiuti e particolari dell’autore, nonché uno degli esiti più alti conseguiti dalla cultura saggistica del Novecento. Il volume offre un’analisi lucida di uno dei periodi più oscuri, grevi e avari di capolavori dell’arte tedesca ed europea, ed è centrato sul concetto di allegoria come nozione liberata e riposta all’attenzione dei contemporanei.

Giuseppe de Palma, Studio per Obbedienza, 2026, pietra nera su carta, Al. 63 x La. 49 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

Le “carte” si confondono di nuovo!

Dopo molti anni in cui avevamo assistito a un forzato allontanamento dall’arte figurativa, anche per merito della produzione di G. de Palma è possibile riconsiderare la vocazione pubblica dell’arte dell’Occidente, che per secoli aveva mantenuto il senso assoluto del bello, educando lo sguardo all’osservazione di una forma di pensiero visibile, reso possibile dalle proprie doti, dall’immaginazione e dalla passione. Le carte si confondono di nuovo! Allontanata la pretesa di una critica debordante, fatta di troppe parole sovrapposte all’opera, lo sguardo può dirigersi nuovamente alla creazione dell’artista che ricompone il mondo attorno a sé. La pittura di G. de Palma è libera da restrizioni e vissuta da personaggi veri, che semplificano la realtà con forme perfette in equilibrio, scaldate da quella luce che ne leviga i corpi, li investe e li fa vivere, o li riabilita per abitare un nuovo tempo della figurazione e dare inizio a nuovi racconti. L’espressività pittorica incentrata sul corpo e sulla sua presenza nello spazio armonizza la transizione verso messaggi complessi e contenuti di pensiero profondi.

Giuseppe de Palma, Studio per Pigrizia, 2026, pietra nera su carta, Al. 63 x La. 49 cm. https://www.giuseppedepalmaart.com/

L’opera come la superficie tranquilla del mare

Non occorre insistere sull’abilità tecnica raggiunta, né sulla particolarità di una pittura figurativa studiata e sviluppata per ottenere un linguaggio caratteristico di ciascuna forma; tuttavia è bene tener presente che le immagini non si spiegano solo traducendole in parole. L’arte è realtà ottenuta da un processo creativo determinato dal sentire l’opera come una totalità unitaria dove senso e ragione, in uno scambio continuo tra percezione e pensiero, permettano di ottenere una visione attenta e personale del reale. Nell’allegoria “buona” e contemporanea di G. de Palma, l’immagine ha riacquisito la capacità di significare per sé con una positiva simbolicità recuperabile solo dal mondo classico, e che oggi offre a chi scrive un compito nuovo e appassionante.

Opera dopo opera vi accorgerete di quanto le relazioni dei personaggi sulle tele agiscano sulla fantasia rievocante con le dolci sinuosità di corpi dipinti con intelligenza, talento e sensibilità. I luoghi non allontanano dal riferimento reale per farsi spazio immaginario, ma tutto si mostra come la superficie tranquilla del mare. Accade, quando il vento si alza, di vedere con lui alzarsi anche i flutti; un’onda è incalzata dall’altra e in questo movimento, affine a quello che emerge dalle opere, il tono si rivela originale e capace di misurarsi con le proporzioni antiche. Tutto questo riconduce chi guarda a intercettare la reazione all’invadenza della parola, dove i valori espressi dal segno e dal colore saranno le forme e la bellezza destinate a guidare il cammino in una funzione d’esercizio: l’avanzare tenendo lo sguardo fisso, per non perdersi in mille rivoli di giustificazioni.

Chi è Giuseppe de Palma

Nato a Molfetta (Bari) nel 2001, Giuseppe de Palma si interessa alla pittura e al disegno fin dalla prima infanzia. Ha frequentato il Liceo Artistico a Bari, studiando Architettura e contemporaneamente approfondendo le tecniche pittoriche con i pittori Filippo Cacace e Renato Nosek. All’età di diciotto anni visita per la seconda volta Firenze e partecipa a un workshop di pittura con Cesar Santos. Si innamora della vitalità culturale della città e, solo due anni dopo, decide di trasferirsi stabilmente dalla Puglia. Una volta stabilitosi a Firenze, studia presso la Florence Academy of Art, dove, sotto la guida di pittori professionisti come Simona Dolci, Toby Neve, Ramiro Sanchez, Tom Richards e Daniel Graves, sviluppa competenze nella pittura dal vero e nelle regole della composizione. Queste esperienze lo avvicinano all’aspetto narrativo della pittura, che lo ha sempre affascinato. Dopo aver completato il programma triennale, viene selezionato per il Fourth Year Prize come Graduate in Residence, e l’anno successivo come Principal Instructor. Nel corso di questi anni ha partecipato a numerose mostre e concorsi nazionali e internazionali. Tra i più recenti si annovera la sua selezione come finalista – uno dei soli quindici pittori professionisti scelti a livello mondiale – nel concorso indetto dalla Basilica di San Pietro a Roma per la realizzazione di una Via Crucis destinata alla Basilica stessa. Le suo opere sono esposte in diverse collezioni private europee e statunitensi nonché in diverse chiese e Basiliche Italiane. Attualmente vive e lavora a Firenze.

Giuseppe de Palma

Guilty. Allegories of human condition – Colpevole. Allegorie della condizione umana.

A cura di Sandro Barbagallo / Fino al 29 novembre 2026
Pinacoteca Michele de’ Napoli – C.so Dante Alighieri, 9 – 70038 Terlizzi – Bari
INGRESSO GRATUITO

Informazioni: + 39 080 35 42 836 / + 39 375 85 23 051

info@pinacotecadenapoli.it

Immagine in evidenza: Giuseppe de Palma, Desiderio e Pulsione, 2026, olio su tela Al. 78 x La. 116 cm.

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata dalla Giuseppe de Palma.


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