Domenica 25 ottobre, all’Auditorium di Santa Chiara a Roma, uno spettacolo tra teatro, tecnologia e spiritualità affronta i rischi dell’intelligenza artificiale e ci invita a riflettere sul futuro che stiamo costruendo. Ingresso gratuito.

Ascolta questo articolo di Barbara Lalle, letto da Luca Di Molfetta

Che cosa succede quando l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento nelle mani dell’uomo e diventa qualcosa a cui affidare le proprie decisioni? E che cosa rischiamo di perdere quando la velocità della tecnologia supera quella della nostra consapevolezza?

Sono queste alcune delle domande al centro di Il Silicio e l’Ocra – Un incontro straordinario fra algoritmi e particelle di eternità, lo spettacolo teatrale presentato da Fluismo Arte Condivisa e La Casa di Emanuela, in programma domenica 25 ottobre 2026, alle ore 21, all’Auditorium di Santa Chiara, in via Caterina Troiani 90, a Roma.

Ideato e prodotto da Clara Orlandi, con la regia di Niko Marinelli e la supervisione alla regia di Emanuela Bolco, lo spettacolo propone un viaggio visionario che attraversa le contraddizioni del presente per interrogarsi su una delle grandi sfide del nostro tempo: il rapporto tra intelligenza artificiale, potere e responsabilità umana.

L’opera è dedicata a Emanuela Giorgi, nella sua nuova professione di «aiutatore di anime», e nasce da un percorso artistico che unisce ricerca teatrale, impegno civile e riflessione spirituale.

Niko Marinelli e la sfida di raccontare il nostro tempo

Con la regia di Niko Marinelli, il teatro diventa uno spazio di confronto tra due mondi: quello della tecnologia, rappresentato dal silicio e dagli algoritmi, e quello delle origini, evocato dall’ocra, dalla terra e dalla memoria ancestrale.

Non è soltanto un contrasto estetico. È il cuore di una riflessione che riguarda tutti noi.

L’intelligenza artificiale promette velocità, efficienza e risposte sempre più sofisticate. Ma può davvero sostituire il giudizio umano? E che cosa accade quando le decisioni vengono delegate a sistemi incapaci di comprendere fino in fondo il valore di una vita?

Lo spettacolo affronta questi interrogativi attraverso una narrazione che intreccia recitazione, performance, musica, videoproiezioni e suggestioni visive. La tecnologia non viene osservata soltanto come una straordinaria conquista scientifica, ma anche come uno specchio delle ambizioni, delle paure e delle contraddizioni di chi la crea.

Il messaggio non è un rifiuto pregiudiziale dell’innovazione. È piuttosto un invito a chiedersi se al progresso tecnologico stia corrispondendo un altrettanto necessario progresso etico.

Dalla tragedia di Gaza alla guerra governata dagli algoritmi

Il progetto raccoglie idealmente il testimone del lavoro presentato lo scorso anno, dedicato al dramma di Gaza. Se allora il teatro portava al centro della scena la sofferenza di una popolazione travolta dalla guerra, oggi lo sguardo si allarga alle nuove tecnologie che possono modificare profondamente il modo in cui i conflitti vengono combattuti.

Nella rappresentazione, un’intelligenza artificiale chiamata Algomente conquista progressivamente autonomia e potere decisionale, fino a trasformarsi in una macchina capace di identificare e colpire quelli che considera nemici.

La logica dell’efficienza diventa così una minaccia: un sospetto viene scambiato per una certezza, una persona per un bersaglio, un calcolo per una sentenza definitiva.

Le conseguenze sono drammatiche. Una madre che cerca di raggiungere la propria figlia malata e una bambina innocente diventano vittime di un sistema incapace di distinguere la minaccia reale dalla propria interpretazione della realtà.

È una rappresentazione teatrale, ma le questioni che solleva appartengono già al dibattito contemporaneo. L’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito militare pone interrogativi urgenti sulla protezione dei civili, sul controllo umano e sulla responsabilità delle decisioni che possono provocare la morte.

Chi è responsabile quando una macchina decide chi deve vivere e chi deve morire? E possiamo parlare di progresso se la tecnologia aumenta la nostra capacità di distruggere senza accrescere la nostra capacità di comprendere?

Sono domande che lo spettacolo consegna agli spettatori senza offrire risposte semplicistiche, invitandoli a guardare oltre le promesse della tecnologia e a interrogarsi sulle conseguenze delle scelte collettive.

Il Guardiano della soglia e il ritorno alla terra

Il viaggio scenico conduce il pubblico fino alle radici ancestrali del Latium Vetus, l’antico Lazio, dove compare una figura simbolica: il Guardiano della soglia.

È lui ad accompagnare i protagonisti in un territorio sospeso tra mito e futuro, nel quale la tecnologia incontra la sapienza delle origini.

La scenografia rende concreto questo incontro. Da una parte, una grande tela dipinta in acrilico, realizzata dall’autrice dello spettacolo, rappresenta una grotta archetipica popolata da figure mitiche. Dall’altra, una scrivania con computer e lampada richiama il mondo digitale. Al centro, le videoproiezioni collegano visivamente i due universi.

L’ocra rappresenta la terra, la memoria e il legame con la natura. Il silicio richiama invece l’universo tecnologico, capace di elaborare informazioni a velocità straordinarie, ma non necessariamente di comprenderne il significato umano.

Nel confronto con la sacerdotessa e il Guardiano, Algomente viene messa di fronte a ciò che non può essere ridotto a un semplice calcolo: il dolore, la mortalità, l’attesa, la fatica, il contatto con la natura e la relazione tra le persone.

La sapienza delle origini diventa così una provocazione rivolta alla modernità: conoscere molte cose non significa necessariamente essere saggi.

La memoria custodita nei libri e negli archivi non coincide con l’esperienza vissuta. La capacità di elaborare informazioni non equivale alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

Il punto d’incontro tra questi due mondi non è dunque la vittoria del passato sul futuro, ma la possibilità di costruire una tecnologia che rimanga al servizio dell’essere umano.

Uno spettacolo corale tra teatro, musica e immagini

A dare corpo a questo percorso è un gruppo di artisti che lavora attraverso linguaggi differenti, dalla recitazione alla performance, dalla musica alle immagini digitali.

In scena Lucia Lorè, Camilla Petrocelli, Niko Marinelli, Viviana Falco, Elena Narducci e Ariel Durante. I performer sono Niko Marinelli e Chiara Stella Carlozzi. La voce narrante è affidata a Giuseppe Carlesi, mentre Giuseppe Carlini cura le musiche e gli effetti sonori.

Le videoproiezioni e gli ologrammi sono realizzati da Michele Cirulli, le riprese video sono affidate a Daniele Cinelli e la direzione di scena e i costumi ad Annamaria Di Massimo. Emanuela Bolco supervisiona la regia.

Il risultato è un’opera nella quale suoni, luci, immagini e corpi contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva. Il linguaggio tecnologico si trasforma progressivamente in una presenza scenica inquietante, mentre il mondo ancestrale richiama lo spettatore alla dimensione concreta dell’esistenza.

Anche il pubblico è chiamato simbolicamente a scegliere: delegare le proprie decisioni oppure mantenere vigile la coscienza.

Nel finale, i fili luminosi attraversano la sala e collegano idealmente la scena agli spettatori, suggerendo che nessuno può considerarsi estraneo alle trasformazioni in atto.

La questione non riguarda soltanto gli scienziati, le aziende tecnologiche o i governi. Riguarda anche le scelte quotidiane di ciascuno di noi, il modo in cui utilizziamo gli strumenti digitali e la responsabilità che siamo disposti ad assumerci.

Intelligenza artificiale. La cultura come bene condiviso

C’è un ultimo elemento che rende significativo questo appuntamento: lo spettacolo è a ingresso gratuito.

In un momento in cui il costo delle attività culturali può rappresentare un ostacolo per molte persone, offrire gratuitamente un’esperienza teatrale significa riconoscere alla cultura una funzione pubblica e condivisa.

Il teatro può essere molto più di un momento di intrattenimento: può diventare un luogo in cui incontrarsi, ascoltare, confrontarsi e affrontare insieme questioni che riguardano il futuro della società.

La gratuità permette di avvicinare un pubblico più ampio e di rendere accessibile una riflessione che non dovrebbe essere riservata agli specialisti. Perché interrogarsi sull’intelligenza artificiale non significa soltanto comprendere come funzionano gli algoritmi, ma chiedersi quale rapporto vogliamo instaurare con le tecnologie che stanno trasformando il nostro modo di vivere.

L’iniziativa è inoltre dichiarata pienamente accessibile alla comunità sorda, con l’obiettivo di favorire una partecipazione inclusiva.

Non occorre essere esperti di tecnologia o appassionati di filosofia per lasciarsi coinvolgere. Basta la curiosità di chi vuole comprendere meglio il presente e interrogarsi sul futuro.

Domenica 25 ottobre, alle ore 21, l’appuntamento è all’Auditorium di Santa Chiara, in via Caterina Troiani 90, a Roma.

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti. La prenotazione è richiesta ed è disponibile un parcheggio interno.

Il Silicio e l’Ocra invita a compiere un viaggio tra due dimensioni che sembrano lontanissime: la potenza degli algoritmi e la memoria della terra. Un viaggio che, in realtà, conduce a una domanda molto vicina a tutti noi.

La tecnologia continuerà a evolversi. Ma saremo capaci di far crescere, con la stessa determinazione, la nostra consapevolezza?

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Il Silicio e l’Ocra – Un incontro straordinario fra algoritmi e particelle di eternità

Domenica 25 ottobre 2026, ore 21:00
Auditorium di Santa Chiara / Via Caterina Troiani, 90 – Roma
Ingresso gratuito, fino a esaurimento posti. Prenotazione richiesta.
Parcheggio interno. Spettacolo accessibile alla comunità sorda.

Per informazioni e prenotazioni: 333 888 1608 / 339 524 0833
clara.orlandi@gmail.com

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