Caccia al tesoro fiorentina per targhe sui musicisti
Un “viaggio fermo” tematico ricco di sorprese. A Firenze a caccia di targhe sui palazzi, non c'è un elenco, non esiste un indirizzario.

Un “viaggio fermo” tematico ricco di sorprese. A Firenze a caccia di targhe sui palazzi, non c'è un elenco, non esiste un indirizzario.

Nelle infinite variazioni offerte dai “viaggi fermi”, la scoperta di angoli nuovi delle città in cui viviamo, solcando una Vespa insieme ad amico concertista sardo di nascita ma parigino/viennese/zurighese di carriera, siamo partiti all’esplorazione di tutte le targhe/lapidi affisse in città in ricordo di musicisti. Sottolineo due cose: il “musicisti”, che abbiamo inteso in senso ristrettivo, scegliendo un tema tra i tanti possibili ma accogliendo chiunque per la musica abbia conquistato il merito di essere ricordato sulla via pubblica con una targa in marmo; e il “tutte”, perché andare a leggere solo quelle più facili da trovare sarebbe troppo facile.
Sappiamo che quasi tutte le nostre città hanno l’abitudine di marcare le strade e piazze con targhe, generalmente in marmo, che ricordano questo o quell’altro personaggio legato a una casa, o a un evento del luogo. A Firenze se ne trovano dappertutto, e non solo nel centro storico. Non c’è alcun indirizzario di queste targhe, e così la loro individuazione non è semplice. Per i musicisti, alcune sono note, come quella per Ciaikovsky in via San Leonardo, e servono da apripista. Altre si trovano spulciando su internet: ad esempio, segnala una targa su Mozart, altrove si scrive di una su Dallapiccola. Per facilitare la richiesta, si possono digitare i nomi die musicisti che sono stati notoriamente a Firenze, e così spuntano gli indirizzi di diverse lapidi, tra cui una per Chet Baker.
E spargendo la voce, vari amici danno altri consigli.

Terminata questa prima fase di ricerca a tavolino (come si fa per un vero viaggio), siamo partiti con un itinerario ambizioso ci siamo soffermati davanti a dieci targhe dedicate a compositori che spaziano dal Rinascimento al barocco, dal romanticismo al novecento, tutti in qualche modo legati a Firenze: Wolfagang Amadeus Mozart, Giambattista Lulli, Giulio Caccini, Petr Ilici Ciakovsij, Luigi Dallapiccola, il violista e fondatore della Scuola di Musica di Fiesole Piero Farulli, il violinista Ferdinando Giorgetti, il tenore Mario Del Monaco. Ma c’è anche un cabarettista, Odoardo Spadaro, l’autore di “La porti un bacione a Firenze”, un classico dell’epopea dei nostri emigranti. Altro caso speciale è quello del friulano Arturo Zardini, che sfollò a Firenze durante la prima guerra dalla nativa Pontebba e che sull’Arno compose Stelutis alpinis , che è divenuta una sorta di inno degli alpini. Ecco qualcosa che non si sapeva.
Le parole che si leggono hanno il dono della sintesi: in poco spazio devono dare un’idea del personaggio e del rapporto con la città.
“Arturo Zardini (9 novembre 1869 – 4 gennaio 1923), profugo a Firenze durante la “Grande Guerra”, qui ha composto i noto inno dei friulani “Stelutis alpinis”, pensando al suo martoriato Friuli. In ricordo il “Fogolar Furlan” di Firenze, 27 settembre 2006”.
“In questa villa nel MDCCCLLVIII dimorò, operò Petr Ilic Ciakovskij, dall’immensa pianura russa alla dolce collina toscana approdato, d’entrambe nutrendo le sue armonie immortali”
Alcune, magari, non brillando per sintesi, anzi indugiando fin troppo:
“Qui nacque il 13 gennaio 1929, Piero Farulli, musicista insigne con il celeberrimo Quartetto Italiano, ha fatto onore all’Italia nel mondo. Didatta appassionato, ha promosso un radiale rinnovamento della musica nella società, proponendola quale strumento di riscatto sociale e di sviluppo culturale per ogni cittadino. Ha creato la Scuola Musica di Fiesole. ‘La musica un bene da restiture’ il suo motto. Posta da Comitato Nazionale Farulli 100”.
Per andare a giro per tutte queste tappe ci abbiamo messo tre ore, ma solo grazie alla Vespa, perché abbiamo spaziato dalla zona centrale ai lungarni, con una puntata fuori i viali di circonvallazione per Farulli. Le abbiamo scovate collocate sulla case di nascita o di soggiorno (per Dallapiccola, una pensione) o sul locale dove Stelutis alpinis è stato composto, presso il Mercato del Porcellino. Quella Lulli che fece fortuna alla corte di Luigi XIV e scrisse tra l’altro molti balletti per Molière, non si trovava facilmente, perché è a mala pena leggibile. Solo ci è mancato Chet Baker: la targa che ricorda un suo leggendario concerto fiorentino si trova all’interno del conservatorio Cherubini, che era chiuso.

Quel che resta alla fine è un pretesto per scorrazzare per Firenze, scoprendo abbinamenti inaspettati sulle tracce di queste lapidi, con il gioco di vedere se riusciamo a trovarle tutte, e con l’apprendimento di una toponomastica musicale della città che spazia nei secoli e nei generi, con alcune vere sorprese. Una caccia al tesoro così si può replicare anche altrove e su altri temi, per un repertorio di microstorie urbane su mura. I nostri tazebao.
