Chi fa la guerra e chi costruisce la pace?
Una lettura di "Donne e uomini pace e guerra". Undici capitoli, attraverso i quali è possibile tracciare un percorso cronologico dall’antichità ai giorni nostri.

Una lettura di "Donne e uomini pace e guerra". Undici capitoli, attraverso i quali è possibile tracciare un percorso cronologico dall’antichità ai giorni nostri.

Il rapporto tra uomini, donne, guerra e pace è un tema particolarmente complesso, che riguarda la storia intera dell’umanità, dalle sue origini fino ai giorni nostri. Per secoli, infatti, i conflitti bellici e la politica sono stati una questione ad appannaggio quasi esclusivamente maschile, lasciando le donne sullo sfondo, come vittime passive o come spettatrici silenziose. In questo senso, guardare alla storia dalla prospettiva femminile non significa solo aggiungere qualche nome che manca nei libri di scuola: significa invece cambiare radicalmente il modo in cui pensiamo alla convivenza umana, alla cittadinanza e alla libertà.
Mettere ordine in questa complessa matassa e colmare un tale vuoto storiografico sono gli obiettivi che sorreggono il nuovo libro di Fiorenza Taricone, professoressa ordinaria di Pensiero politico e questione femminile all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il volume, pubblicato nel 2026 da Aracne, si intitola Donne e uomini pace e guerra. Il testo esce all’interno della collana Donne e Politica, «dedicata alla pubblicazione di ricerche e studi […] dedicati a colmare le lacune storiche, ancora esistenti nella nostra cultura, derivanti dall’assenza della dimensione di genere nella storia».

Peraltro, questo lavoro riprende e amplia le riflessioni che l’autrice aveva già iniziato nel 2010 con il libro Donne e guerra: dire, fare, subire, dimostrando come quella di Taricone sia un’indagine di lunga durata, che affonda le sue radici in un interesse coltivato a lungo. In apertura del volume si legge la prefazione firmata dal giornalista e parlamentare europeo Marco Tarquinio, intitolata – con il ricorso a una domanda diretta – : Donne, che farete?. Il libro di Taricone è, di fatto, la risposta a questo interrogativo: un viaggio nei secoli per raccontare cosa le donne hanno fatto concretamente tanto per la pace quanto per la guerra.
Il testo di Taricone è scandito in undici capitoli, attraverso i quali è possibile tracciare un percorso cronologico dall’antichità ai giorni nostri, percorso arricchito da un’appendice finale, dedicata alla legge sul servizio militare maschile e femminile volontario e a una ricognizioni su tutte le vincitrici del premio Nobel per la pace.
Nel primo capitolo (Le origini di un binomio sbilanciato: guerra e pace), l’autrice spiega come la pace sia sempre stata definita solo “in negativo”, cioè come assenza di guerre. Analizzando, tra gli altri, il pensiero del filosofo Norberto Bobbio, Taricone cerca di ribaltare questo equilibrio per dare maggior peso alla pace, ricordando anche le prime attiviste pacifiste della storia, come Clemence Royer e Maria Goegg. Il secondo capitolo (La guerra, la pace, le donne cosa racconta la storia) prende invece le mosse dalla leggendaria figura delle amazzoni, donne guerriere per eccellenza, che per i greci rappresentavano il puro caos, dimostrando come la figura femminile sia sempre stata percepita dallo sguardo maschile come un elemento di assoluta alterità e di disordine.
Con il terzo capitolo (Progetti militari durante la rivoluzione francese) si passa invece dalla leggenda a una presenza femminile più storicamente accertata. Taricone racconta infatti le donne che in qualche modo hanno preso parte agli eventi della Rivoluzione del 1789: da figure celebri come Olympe de Gouges ed Eleonora de Fonseca Pimentel, fino a chi lavorava dietro le quinte, come le cantiniere, le vivandiere e persino donne soldato travestite da uomini. Questa varietà di ruoli si ritrova anche nel quarto capitolo (Nel secolo dell’Unità d’Italia modelli femminili tanti e diversi), dedicato al Risorgimento. Accanto al mito di Anita Garibaldi e alla figura intellettuale di Cristina di Belgioioso, l’autrice salva dall’oblio tantissime patriote dimenticate da una storia spesso sessista, che ha tramandato solo i nomi dei mariti, a loro volta combattenti patrioti.
I capitoli centrali del libro di Taricone affrontano invece la storia del Novecento. Il quinto (La pace ha una storia senza confini) e il sesto capitolo (La Grande Guerra: interventismo e pacifismo femminile) analizzano il trauma della Prima Guerra Mondiale, mostrando come le donne italiane si siano divise tra chi sosteneva la guerra per motivi nazionalisti e chi lottava per il pacifismo internazionale. Il settimo capitolo (Il lavoro di scrivere la guerra) accende i riflettori su Flavia Steno (pseudonimo di Amelia Cottini Osta, usato per scrivere più liberamente), una vera e propria antenata delle moderne inviate di guerra, che andava di persona al fronte a raccontare i campi militari. A questa narrazione della guerra si contrappone l’ottavo capitolo (Comunicare la pace: Bertha von Suttner), dedicato, per l’appunto, a Bertha von Suttner, prima donna a vincere il Nobel per la pace nel 1905, nonché autrice del famoso romanzo pacifista Giù le armi (1889).
Gli ultimi capitoli ci portano infine verso l’attualità. Il nono(Dopoguerra e bellicismo fascista) analizza come il fascismo abbia cercato di controllare le enormi energie che le donne avevano espresso lavorando durante la guerra per sopravvivere e sostituire gli uomini; mentre il decimo(Le donne e la Resistenza per una Repubblica democratica) racconta l’impegno delle donne nella lotta partigiana, dimostrando che non furono solo staffette, e ricordando il ruolo fondamentale delle Madri Costituenti. Questo impegno viene rievocato anche attraverso libri celebri come il Diario partigiano di Ada Prospero Marchesini Gobetti e L’Agnese va a morire di Renata Viganò, Infine, l’undicesimo capitolo (Gli anni più recenti e alcuni nodi del dibattito) analizza l’ingresso delle donne nelle forze armate italiane.
La tesi di fondo di Taricone è insomma chiara, e serpeggia sotto traccia in tutto il libro: fin dall’antichità – si pensi al filosofo Eraclito che diceva che la guerra (Polemos, un nome maschile) è il padre di tutte le cose – gli uomini hanno monopolizzato il pensiero sulla guerra e sulla politica. Le donne, anche perché sono arrivate molto tardi all’istruzione di massa (in Italia solo nella seconda metà dell’Ottocento), sono state storicamente associate alla pace sia per la loro capacità di dare la vita (e quindi considerate ontologicamente contrapposte alla guerra, portatrice di morte), sia perché escluse dal potere.
Uno dei punti più interessante del libro è da ricercare nel paradosso che l’autrice sottolinea in riferimento alla contemporaneità. Se, infatti, nel 1963 in Italia è caduto il divieto per le donne di entrare in magistratura, è rimasto invece attivo fino alla fine del secolo scorso il divieto di difendere lo Stato in armi. La legge sul servizio militare volontario femminile del 1999 ha eliminato questo limite, chiudendo formalmente il cerchio delle libertà di scelta delle donne. Il paradosso è evidente: per ottenere la totale parità dei diritti e la piena libertà dei cittadini, le donne hanno dovuto conquistare l’accesso allo strumento più distruttivo che ci sia, ovvero quello di andare in guerra.
Proprio per questo, Taricone sceglie di affiancare – nell’appendice – una ricognizione sulla legge sul servizio militare maschile e femminile volontario all’elenco commentato di tutte le donne che hanno vinto il Nobel per la pace. Questo accostamento ci mostra che la vera libertà consista oggi nella possibilità di scegliere, non nel copiare i modelli maschili, storicamente votati alla guerra. Oggi, in un mondo in cui si torna a parlare continuamente di armi e di conflitti come se fossero un destino inevitabile per l’umanità, questo libro ci ricorda che la pace va insegnata, partendo dalle scuole, proprio come voleva Bertha von Suttner. Donne e uomini pace e guerra non è solo un bel saggio di storia che combatte il sessismo della memoria; è soprattutto un invito attualissimo a ripensare il nostro futuro, ricordandoci che una pace vera si costruisce solo includendo lo sguardo di tutti e di tutte.
