La scrittura di Antonella Lattanzi si nutre della stessa materia che racconta, cioè i corpi, prevalentemente femminili, ma non solo. Ce ne abbiamo una dimostrazione assai concreta nel suo Chiara, romanzo, appena uscito per i tipi di Einaudi (Antonella Lattanzi, Chiara, Einaudi, pp 176, euro 18,00)

Già con Cose che non si raccontano Lattanzi aveva dato prova della sua capacità di misurarsi con una dimensione materiale, concreta, forse addirittura “sporca” fatta di sangue, liquidi organici, dolore, lacrime, impastati senza tabù, con sentimenti “nobili” come l’amore, la speranza, il desiderio.

Chiara e Marianna, un intenso e indissolubile legame

Con Chiara però il discorso è diverso, vi si parla di un forte, intenso e indissolubile legame tra due donne, prima bambine, poi ragazze infine adulte. Dal titolo del libro si è portati a pensare che Chiara sia la protagonista indiscussa della vicenda. Ma non è così. Forse è addirittura il contrario. Forse la “vera protagonista” è la grande amica di Chiara, Marianna, detta anche Marì, che scova l’amica tra tante. Prima a scuola perché diversa e bullizzata dai compagni di classe. Poi quando prova a estrarla dalle macerie di una famiglia autoritaria governata da un padre violento e abitata da due sorelline gemelli e da una mamma – moglie assolutamente imbelle. Chiara ha degli splendidi capelli neri ma è “baffuta” così la chiamano i compagni di scuola per dileggiarla. E’ la prima figlia di una famiglia albanese, ha la carnagione olivastra ed è la tipica ragazza del sud, il fenotipo “terrone” di cui Marianna, che è la voce narrante del romanzo, va molto fiera, forte di un punto di vista ironico e autoironico che spesso affiora durante lo sviluppo di tutta la narrazione.

Per gran parte del libro la vicenda si svolge a Bari anche se, da adolescenti le due ragazze sognano la fuga verso Bologna e Roma ma non nello steso modo e non nella stessa intensità.

A vederle da fuori le due sembrano diversissime. Chiara va molto bene a scuola, ma Marianna, poi, non le è da meno, porta degli orridi mocassini fuori moda ai piedi di una tristissima gonna che arriva appena sotto al ginocchio. Va a messa. Veste sempre camicette accollatissime. Frequentano entrambe la scuola delle suore. Le due si guardano e si studiano, pochi gesti servono a stabilire legami, unioni, proposte e dichiarazioni: basta l’offerta di un panino con la frittata. Marianna è una bambina che tartaglia. Sembra piuttosto sicura di sé ma tartaglia e, naturalmente, lo fa a seconda dei momenti e delle emozioni che vive, tante, tutte esposte allo sguardo del lettore.

Le due hanno un carattere in comune. Hanno una sensibilità molto vicina, forse un’anima gemella. Nella loro crescita parallela capiscono subito una cosa necessaria e terribile: come governare la paura. Perché la paura non si deve mai mostrare, altrimenti “ti attacca e ti dilania”. Di fronte alla paura devi stare fermo, immobile perché se attacchi puoi morire. Fa irruzione così nella vita di due ragazzine normali il mostro della violenza, incarnata nelle due figure maschili e familiari dei due padri, uno dolce e disponibile ma affetto da ….. un’altra dal despota padre di Chiara solito a picchiare ogni volta che deve dare un qualsiasi rimprovero fosse anche solo vietare una sigaretta alla figlia adolescente. Botte da orbi. Sangue a fiotti. Non è da meno la violenza delle suore, non solo psicologica ma molto fisica visto che prendono per un orecchio i ragazzini e le ragazzine da punire e gli fanno sbattere la testa contro la lavagna della classe. Prende piede il Terrore asse portante della vita e dell’educazione delle ragazze. Ma questa storia non si racconta qui, va letta e va vissuta nelle pagine che ci offre con una certa crudezza e molta perizia Antonella Lattanzi a cui partecipano anche alcuni animali domestici, specialmente un labrador e un canarino, coinvolti fino alla fine.

Leggere e vedere le scene

Perché Lattanzi ha dalla sua parte anche due strumenti di grande potenza espressiva. Il primo le è dato dall’esperienza di sceneggiatrice cinematografica che ci permettere di leggere il testo come se si potessero vedere le scene mentre si sviluppano, con un’efficacia veramente rara. Il secondo la sua passione per la narrativa noir e allora vediamo che anche la situazione apparentemente più innocua ci viene restituita con una forza “nera” di cui pochissimi sono capaci. Ma non si tratta di un esercizio di stile quanto piuttosto della rappresentazione di una verità che tutti noi conosciamo nel profondo anche se non siamo sempre capaci di vederla: il terrore nella nostra vita quotidiana, la paura della violenza dell’altro fin da quando siamo bambini.

Si confrontano infine due scelte: vale la pena vivere “buttando il cuore oltre l’ostacolo” rischiando e giocandosi tutto oppure mantenere una linea di composta prudenza? Siamo pronti a combattere per ottenere la felicità?

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