La coscienza è una proprietà fondamentale dell’universo?
Per secoli abbiamo pensato alla coscienza come a un semplice prodotto del cervello umano. Da dove nasce la coscienza? Uno studio su IP Advances.

Per secoli abbiamo pensato alla coscienza come a un semplice prodotto del cervello umano. Da dove nasce la coscienza? Uno studio su IP Advances.

Per secoli abbiamo pensato alla coscienza come a un semplice prodotto del cervello umano. Ma nuove proposte teoriche, riprese recentemente anche in diversi contenuti divulgativi, suggeriscono qualcosa di radicalmente diverso: la coscienza potrebbe essere una proprietà fondamentale dell’universo stesso.
Un recente lavoro pubblicato su IP Advances propone infatti un modello teorico che tenta di unire fisica fondamentale, filosofia e scienze cognitive per rispondere a una delle domande più profonde: da dove nasce la coscienza?
Tradizionalmente, le neuroscienze considerano la coscienza come un effetto emergente dell’attività neurale: quando il cervello raggiunge una certa complessità, nasce l’esperienza soggettiva.
Il nuovo approccio ribalta la prospettiva. Secondo questo modello, la coscienza non nasce dalla materia, ma materia ed esperienza emergono entrambe da una struttura più profonda della realtà.
La teoria suggerisce l’esistenza di un campo fondamentale di coscienza universale dal quale emergono:
In questa visione, la coscienza non sarebbe un effetto secondario, ma una componente primaria dell’universo.
Il modello teorico propone tre principi centrali:
Da questa dinamica emergerebbero sia il mondo fisico sia le esperienze individuali.
Uno dei punti più interessanti riguarda la nostra percezione di essere entità isolate.
Secondo questa visione, la separazione tra individui sarebbe in parte un’illusione generata da processi di differenziazione simili a quelli studiati in fisica:
L’esperienza personale diventerebbe quindi una manifestazione locale di una coscienza più ampia, non qualcosa di completamente isolato.
Il ruolo dei microtubuli e della fisica quantistica nel cervello
Si introduce qui anche un tema cruciale nel dibattito scientifico: la possibilità che processi quantistici nel cervello contribuiscano alla coscienza.
Secondo la teoria Orchestrated Objective Reduction (Orch-OR), proposta dal fisico Roger Penrose e dall’anestesista Stuart Hameroff, la coscienza non nascerebbe soltanto dalle connessioni tra neuroni, ma coinvolgerebbe processi quantistici che avvengono all’interno dei neuroni stessi.
Le strutture coinvolte sarebbero i microtubuli, minuscoli cilindri proteici presenti nelle cellule nervose che fanno parte dello scheletro interno della cellula. Secondo questa ipotesi, essi potrebbero supportare stati quantistici coerenti che contribuiscono alla formazione degli stati coscienti.
Il problema del cervello “caldo e umido”
Qui emerge però una difficoltà: i fenomeni quantistici sono estremamente delicati e normalmente si osservano in ambienti freddi e isolati. Il cervello umano invece è:
In teoria, tutto ciò dovrebbe distruggere rapidamente gli stati quantistici, in un processo chiamato decoerenza.
Tuttavia, ricerche recenti nel campo della quantum biology hanno mostrato che alcuni sistemi biologici — come la fotosintesi o certi meccanismi di navigazione animale — sembrano sfruttare effetti quantistici anche a temperatura ambiente.
Questo apre la possibilità che strutture cellulari particolari, come i microtubuli, possano proteggere o sfruttare stati quantistici per brevi intervalli, sufficienti a influenzare processi neurali.
La questione rimane controversa, ma rappresenta uno dei tentativi più affascinanti di collegare fisica fondamentale e coscienza.
Una nuova direzione per le neuroscienze?
Se il cervello non producesse la coscienza ma la modulasse o la ricevesse, le neuroscienze dovrebbero riconsiderare il loro modello di base.
Il cervello potrebbe funzionare più come un sistema che interagisce con un campo di coscienza, piuttosto che come un generatore autonomo dell’esperienza.
Una teoria ancora da verificare
È importante chiarire che queste idee sono speculative e non rappresentano un consenso scientifico. Sono modelli teorici che cercano di rispondere a domande ancora aperte.
Tuttavia, stanno aprendo nuove direzioni di ricerca e creando un dialogo tra discipline che raramente comunicano: fisica, neuroscienze e filosofia della mente.
Una domanda che cambia prospettiva
Se la coscienza fosse davvero una proprietà fondamentale dell’universo, le implicazioni sarebbero profonde:
Forse la prossima grande rivoluzione scientifica riguarderà proprio la comprensione della coscienza.
Bibliografia scientifica e riferimenti accademici
Strømme, M. (2025).
A framework integrating consciousness with fundamental physics.
IP Advances, 15, 015002.
American Institute of Physics.
https://doi.org/10.1063/5.0290984
Hameroff, S., & Penrose, R. (2014).
Consciousness in the universe: A review of the ‘Orch OR’ theory.
Physics of Life Reviews, 11(1), 39–78.
https://doi.org/10.1016/j.plrev.2013.08.002
(Articolo di riferimento principale sulla teoria Orch-OR.)
Tegmark, M. (2000).
Importance of quantum decoherence in brain processes.
Physical Review E, 61(4), 4194–4206.
https://doi.org/10.1103/PhysRevE.61.4194
(Articolo critico fondamentale che discute perché la decoerenza quantistica nel cervello sarebbe problematica.)
Craddock, T. J. A., Tuszynski, J. A., & Hameroff, S. (2012).
Cytoskeletal signaling: Is memory encoded in microtubule lattices?
Progress in Neurobiology, 98(4), 405–421.
https://doi.org/10.1016/j.pneurobio.2012.06.002
(Ruolo dei microtubuli nella computazione cellulare e nella memoria.)
Lambert, N. et al. (2013).
Quantum biology.
Nature Physics, 9, 10–18.
https://doi.org/10.1038/nphys2474
(Review fondamentale sugli effetti quantistici nei sistemi biologici.)
Huelga, S. F., & Plenio, M. B. (2013).
