Greta Scarano esordisce alla regia con La vita da grandi, film che racconta di due fratelli, entrambi autistici, che cercano di ritrovarsi e di “crescere” insieme come una volta.

Il libro, il film, la storia

Nel 2020 viene pubblicato Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale, scritto da Damiano e Margherita Tercon, due fratelli, entrambi sullo spettro autistico, che raccontano le loro vite su carta ma anche sui social: lui desidera diventare un cantante lirico, lei, un sibling – termine usato in psicologia per indicare fratelli e sorelle di bambin* con disabilità – sempre sentitasi lasciata da parte, cercava sempre di scappare di casa, ma torna proprio per aiutare suo fratello in questo suo sogno.

Margherita e Damiano Tercon

Dalla storia di questi due fratelli nasce l’idea per La vita da grandi, film d’esordio della regista Greta Scarano, uscito il 3 aprile 2025, dopo la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo. Nel film, Irene, personaggio ispirato a Margherita Tercon, è interpretata da Matilda De Angelis, mentre per Damiano è stato scelto Yuri Tuci, “non perché sia un uomo autistico, ma perché è un attore formidabile” ha dichiarato la regista.

La trama gira proprio intorno a questo rapporto tra i fratelli: lei pensa di doversi prendere cura di lui, annullando i suoi sogni, lui vuole diventare autonomo. Per questo, Irene ingegna per Omar un corso per “diventare adulto“, durante il quale i due torneranno ad avere un buon rapporto come fratelli, crescendo insieme.

“Sibling”: essere invisibili

Essere sorella o fratello di un* bambin* disabile non è facile: vieni lasciat* da parte, fino a diventare invisibile. Questa situazione ha inevitabili conseguenze sul sibling, che pensa di non essere importante quanto il fratello o la sorella con disabilità, ma non solo, non riescono a trovare una collocazione all’interno della propria famiglia, e poi anche nel mondo.

Omar e Irene nel film La vita da grandi

Il film racconta questa parte della vita di Irene, che spesso contesta le richieste della madre Piera, che invece vorrebbe una sorella più vicina al fratello e ai suoi bisogni. Queste richieste materne fanno parte di un disegno più grande che lei ha per sua figlia: diventare caregiver del fratello dopo la morte sua e di suo marito, loro padre.

La storia di Irene si addice totalmente alla definizione di sibling: spesso dimenticata, ma vorrebbe vedere il fratello più libero e indipendente, con una sua vita e senza dipendere da nessuno.

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