Lgbtqia+ ed il tira e molla con la regione


M’ama, non m’ama. Patrocinio sì, patrocinio no. Più che il gioco della margherita che si faceva da bambini, questo sembra più un tira e molla tra la Regione Lazio e gli organizzatori del Roma Pride.
In particolar modo tra il governatore del Lazio Francesco Rocca ed il portavoce del Roma Pride Mario Colamarino. Ma facciamo un passo indietro.
Sin dal 1994, anno in cui si è tenuto il primo “Gay Pride” nazionale, la manifestazione è stata l’occasione per puntare i riflettori sul mondo gay e, per usare un’espressione più ampia, sulla comunità lgbtqia+.
L’evento di quest’anno, in data per il 10 giugno, ha come testimonial d’eccezione Paola e Chiara e il loro brano sanremese “Furore” è stato scelto come inno del Pride 2023. L’invito a partecipare all’evento è ovviamente aperto a tutti; sia alla tradizionale parata, che partirà da piazza della Repubblica, sia al party ufficiale del Roma Pride, che per la prima volta si terrà nell’ambito del festival Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle.
Perciò la scelta del governatore Rocca, ossia di revocare il patrocinio al Roma Pride, a pochi giorni dalla manifestazione è quantomeno inaspettata, soprattutto avendo dapprima concesso il patrocinio. I motivi? A quanto pare al governatore non sarebbe piaciuto un passaggio contenuto nel manifesto dell’evento Queeresistenza. Dove si fa riferimento alla pratica dell’utero in affitto, che attualmente è illegale in Italia. E le parole di Colamarino, a completo supporto dell’evento e di tutto ciò che incarna, non hanno contribuito a distendere la situazione.
Questo dietrofront della Regione Lazio sulla concessione del patrocinio. Non ha fatto altro che creare uno spartiacque tra chi appoggia la decisione di Rocca e chi invece vede questa revoca del patrocinio come un enorme passo indietro in tema di diritti civili.
