Pride Milano 2025: la città festeggia con orgoglio
La sfilata del Pride Milano 2025 si riempie di persone e figure che supportano e fanno parte della comunità LGBTQ+. Il libro "Oliva Denaro"

La sfilata del Pride Milano 2025 si riempie di persone e figure che supportano e fanno parte della comunità LGBTQ+. Il libro "Oliva Denaro"

Alla sfilata del Pride di Milano 2025, oltre alle migliaia di persone scese in piazza, alcune figure private e pubbliche si sono fatte riconoscere mostrando il loro supporto per la comunità LGBTQ+ durante il mese del Pride.
Il parroco di San Carlo al Lazzaretto, Don Armando Cattaneo, dimostra il suo appoggio per la comunità LGBTQ+ con la sua partecipazione all’evento dell’orgoglio queer milanese: «Felici perché Dio Padre ci ha fatti tutti bellissimi!» si legge sul suo cartellone. A 75 anni, Don Armando guarda la sfilata del Pride mentre viene avvicinato anziani, giovani, bambini che stupiti dalla sua presenza singolare alla sfilata gli chiedono foto e abbracci: «Erano tutti stupiti. C’era un clima diverso. Come se ognuno si sentisse meno condizionato e più libero».
Don Armando è una figura di riferimento per la comunità LGBTQ+ essendo celebrante nella chiesa di San Carlo al Lazzaretto, quartiere di riferimento per le persone queer: da tre anni, il Don partecipa alla sfilata e ascolta le storie delle persone che incontra.
Don Armando vuole dare un messaggio preciso: «Il messaggio era: “Il Padre Eterno è grande e vi vuole bene, non angosciatevi. Non portatevi addosso questo senso di discriminazione”. La Chiesa cammina lentamente, si trascina dietro duemila anni di storia. – racconta al Corriere della Sera – Ma noto che i laici stanno acquistando più serenità e sicurezza. Non dipendono dall’autorità del prete o di un parroco. Seguono la propria coscienza».
Il prete esprime poi le sue preoccupazioni sul clima omotransfobico che si sta espandendo negli ultimi anni: «Stiamo tornando a una situazione di chiusura mentale. Anziché il sentimento o la ragione, si usa altro. Non mi meraviglio, tragicamente, che oggi si aprano guerre. Forse perché ci inventiamo i problemi. Anziché risolverceli ce li complichiamo. Pensiamo alla natura, all’ambiente. Più grandi sono le decisioni, meno riflessioni vengono fatte».
Ambra Angiolini e la figlia Jolanda Renga sono salite sul palco del Pride milanese sabato 28 giugno, intonando insieme la canzone T’appartengo di Angiolini in versione acustica, brano ancora oggi amato e ascoltato, il cui titolo è scritto sulla maglia che indossa mentre canta con sua figlia.
Sulla maglia di Renga, invece, si legge la scritta “Un no, da solo, può cambiare una vita, e tanti no messi insieme possono cambiare il mondo“, frase significativa per le battaglie combattute dalla comunità LGBTQ+. Appare anche il nome di chi ha pronunciato quella frase: Oliva Denaro, protagonista del libro che porta il suo stesso nome, scritto da Viola Ardone.

Il libro si ispira alla storia realmente accaduta negli anni ’60 di Franca Viola che, dopo aver subito una violenza sessuale, si oppone al matrimonio riparatore con l’uomo che l’ha violentata. La storia di una giovane donna che si ribella e combatte per i suoi diritti: proprio come la comunità LGBTQ+.
