Mumbai: la megalopoli delle contraddizioni
Mumbai rappresenta l’esempio più emblematico delle contraddizioni dell’India: una megalopoli, con oltre 20 milioni di abitanti.

Mumbai rappresenta l’esempio più emblematico delle contraddizioni dell’India: una megalopoli, con oltre 20 milioni di abitanti.

A livello mondiale, le città hanno sempre avuto un ruolo centrale, oggi reso ancora più rilevante dalle trasformazioni legate alla crescita della popolazione urbana e alla continua espansione del territorio. L’urbanizzazione, da sempre motore di progresso, ci pone oggi di fronte a nuove sfide, soprattutto nei paesi in cui l’aumento demografico, lo sviluppo infrastrutturale e i cambiamenti sociali si intrecciano con problemi come l’inquinamento, l’affollamento e la diffusione delle baraccopoli. Le megalopoli assumono forme diverse a seconda del contesto in cui si sviluppano.

Ritorno in India, a Mumbai, dopo aver vissuto a lungo nel paese, 25 anni fa a Jaipur, convinto di trovarla cambiata, ma in realtà nulla sembra essere mutato. Mumbai rappresenta l’esempio più emblematico delle contraddizioni dell’India: una delle città più popolose al mondo, con oltre 20 milioni di abitanti e una densità di circa 31.000 persone per km².
Originariamente colonia portoghese e poi britannica, la capitale del Maharashtra si chiamava Bombay fino al 1995, quando il governo decise di ripristinare l’antico nome marathi, Mumbai. La trasformazione in megalopoli ebbe origine in epoca coloniale, quando i britannici unirono le sette isole abitate da pescatori, riconoscendone la posizione strategica sul mare. Ciò favorì l’arrivo di migranti dai villaggi circostanti e una rapida espansione urbana.

Negli anni Settanta, per far fronte al sovraffollamento, venne progettata Navi Mumbai, una città gemella a nord-est, destinata ad accogliere la popolazione in eccesso. Oggi fa parte integrante dell’area metropolitana. Gli interventi britannici segnarono l’inizio della rivoluzione industriale di Mumbai, trasformandola da economia rurale basata su agricoltura e pesca a grande centro manifatturiero, e avviando un profondo cambiamento identitario.

Questa evoluzione ha accentuato la dualità che caratterizza la città: grattacieli modernissimi convivono con estese aree di urbanizzazione spontanea prive di servizi essenziali. L’assenza di politiche inclusive ha aggravato le disuguaglianze sociali, soprattutto nelle periferie dove vive circa il 60% della popolazione — gli slum.
Secondo le Nazioni Unite, uno slum è un insediamento urbano densamente popolato, con abitazioni precarie e non ufficialmente riconosciute, spesso prive di acqua potabile, fognature, elettricità e servizi igienici adeguati. Nel 2001 si stimava che 924 milioni di persone, pari al 31,6% della popolazione urbana mondiale, vivessero in simili condizioni.

Il più noto slum di Mumbai è Dharavi, situato a sud dell’aeroporto, con una superficie di circa 1,2 km² e una densità stimata di 870.000 persone per km². Si calcola che vi abitino oltre due milioni di persone, anche se il numero esatto è difficile da determinare. Sorto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Dharavi ospitava originariamente le industrie di lavorazione delle pelli, considerate attività “impure” e quindi affidate alle caste più basse. Oggi, tuttavia, è possibile osservare una vivace economia fondata sul riciclo dei materiali di scarto, in cui ogni oggetto scartato trova nuova vita secondo un principio informale di economia circolare. L’espansione urbana ha fatto sì che lo slum sia ormai completamente inglobato nella città.

Durante una giornata trascorsa a Dharavi, soprannominato “il formicaio umano di Mumbai”, sono stato accompagnato da uno studente di informatica nato e cresciuto in questo slum che, pur essendo riuscito a emanciparsi e a uscirne, ne rimane profondamente legato.
Grazie a lui, ho potuto osservare da vicino la vita quotidiana dei suoi abitanti, per lo più piccoli imprenditori che, con ingegno e resilienza, si guadagnano da vivere inventandosi un mestiere. Le baracche di lamiera, costruite in origine come alloggi provvisori, sono oggi parte di un tessuto urbano stabile e complesso.

Nonostante le difficili condizioni, Dharavi è anche un importante centro economico, con circa 20.000 piccole imprese che generano un fatturato annuo stimato tra 700 milioni e 1 miliardo di dollari. Le attività principali riguardano il riciclaggio della plastica e la lavorazione della ceramica, spesso svolte in contesti familiari.

L’assenza di politiche abitative adeguate ha favorito l’autogestione e la nascita di un’economia parallela, dotata di proprie regole e gerarchie. La maggior parte degli abitanti non ha accesso regolare a elettricità, acqua o gas: i collegamenti avvengono spesso in modo informale, mentre i servizi igienici sono gravemente insufficienti — in media un bagno ogni 1.500 persone — rendendo, in molte zone, il sistema fognario una vera e propria latrina a cielo aperto. Ce lo ricorda bene il film Slumdog Millionaire, diretto da Danny Boyle e vincitore di otto premi Oscar nel 2009, girato proprio all’interno dello slum di Dharavi.
Il tutto è ulteriormente aggravato dagli scarichi industriali, che spesso vengono smaltiti nell’area. Non sorprende, quindi, che Mumbai sia tra le città più inquinate al mondo.

Per migliorare la situazione, nel 1971 è stata istituita la Slum Rehabilitation Authority (SRA), con l’obiettivo di promuovere progetti di riqualificazione. Tuttavia, molti residenti sono restii a lasciare le proprie case, avendo costruito nel tempo un equilibrio sociale ed economico interno.
Le disuguaglianze tra Dharavi e il centro di Mumbai sono evidenti: un abitante dello slum guadagna in media il 75% in meno rispetto a chi vive in città. Tuttavia, non si tratta necessariamente della popolazione più povera: solo un terzo delle persone sotto la soglia di povertà vive negli slum; molti altri sono senzatetto che dormono per strada.

Un altro dato significativo riguarda l’istruzione. Sebbene le scuole migliori siano private e inaccessibili, Dharavi registra un tasso di alfabetizzazione del 69% (contro il 78% nazionale) e, negli ultimi dieci anni, le iscrizioni scolastiche sono aumentate del 20%. È la slum più istruita dell’India, grazie all’impegno delle famiglie e alle numerose associazioni che operano per contrastare il lavoro minorile e promuovere i diritti dell’infanzia.
Dharavi racchiude infinite sfaccettature che si possono comprendere solo vivendole e ascoltando le persone del luogo. Dietro l’apparente degrado si nasconde un mondo dinamico, con un proprio sistema di valori e relazioni, strettamente intrecciato alla città.
Molti abitanti, anche dopo essersi arricchiti, scelgono di restare, segno che Dharavi rappresenta non solo un luogo di sopravvivenza, ma una comunità viva e autonoma.

Comprendere la complessità di Mumbai significa, quindi, riconoscere anche la realtà di Dharavi, parte integrante e specchio delle contraddizioni della megalopoli.
