Qualche anno fa ho fondato, insieme a due colleghe ostetriche e un pediatra, la prima casa maternità privata del Lazio. Per ragioni personali sono uscita da quel progetto già da un paio d’anni ma continuo le collaborazioni con altre realtà simili sorte in seguito. Diciamo che quindi conosco bene questa realtà di cui in questi giorni si sta parlando molto e anche molto a sproposito. Come ho scritto nel mio precedente articolo infatti, in Italia ma anche in altri Paesi, si è creata nel tempo una forte spaccatura tra i sostenitori del parto ospedaliero sempre e comunque, e quell@ del parto extraospedaliero (durante il quale è sempre prevista la possibilità di spostarsi in ospedale se necessario).

I primi sostengono che il parto sia un evento sempre pericoloso per madre e bambino e che non si possa avere la certezza degli esiti fino a dopo che tutto è concluso. Chissà perché questo mi fa pensare a tante funzioni fisiologiche (come del resto lo è in genere il parto altrimenti ci saremmo estint@ da tempo) per le quali invece non ci preoccupiamo troppo. Pensate solo alla possibilità di soffocare durante un pasto, evenienza che potrebbe potenzialmente capitare ad ognun@ di noi più volte al giorno eppure non ci rechiamo in ospedale per mangiare, né additiamo come pazz@ coloro che lo fanno camminando oppure che purtroppo ne muoiono perché si sono permess@ di fare un pic nic in campagna.

La casa maternità

La casa maternità è un luogo con le caratteristiche di una casa, in genere gestito da associazioni di ostetriche. Attualmente ve ne sono poco più di una decina attive in Italia nonostante offrano un ambiente culturale e sociale arricchente dove trovare informazioni, sostegno, assistenza in gravidanza, al parto e anche al dopo parto (momento in cui spesso le madri sono abbandonate a loro stesse) attraverso l’offerta di corsi e il lavoro delle ostetriche che ne fanno parte. Ostetriche, professioniste sanitarie laureate, che offrono un’assistenza rispettosa della fisiologia e inoltre sono sempre aggiornate e formate per fornire assistenza anche laddove dovessero presentarsi dei problemi o delle emergenze, sempre con un buon collegamento con l’ospedale.

Le case maternità in Italia attualmente sono poche per vari motivi tra cui quello di una burocrazia che rende complicata l’apertura, come anche il clima culturale e mediatico ostile a queste realtà, nonostante le evidenze cliniche sostengano che si tratti di luoghi per il parto estremamente sicuri come vi ho già raccontato e documentato più volte in questo blog.

Ma perché si dovrebbe scegliere di far nascere il proprio bambino/a in casa maternità piuttosto che a casa propria o in ospedale? Secondo la mia esperienza si preferisce la casa maternità a casa propria per motivi pratici, ad esempio una distanza eccessiva dall’ospedale, vicinato impiccione o rumoroso, e cose del genere. Si preferisce invece il parto in casa maternità rispetto all’ospedale di solito perché si sono avute esperienze precedenti non soddisfacenti, oppure perché si vuole un’assistenza più personalizzata, come caldamente raccomandato anche dall’OMS, e come offerto di default nel contesto di un’assistenza in casa maternità.

E se succede un imprevisto?

L’obiezione che mi sento più spesso rivolgere è quella sulla sicurezza. Del tipo: “tutto bello e intimo e personalizzato, ma se succede qualcosa di imprevisto?”. Sono molto contenta quando mi viene fatta questa domanda perché è l’occasione per spiegare che noi ostetriche assistiamo il parto in regime extraospedaliero, non solo perché è un ottimo modo di mantenere intatto il potenziale di salute di madre e bambin@, come potete leggere da questo studio a cui ho partecipato con i dati del mio team dell’epoca ma perché è estremamente sicuro, con tassi di sopravvivenza dei neonati uguali a quelli di popolazioni simili, cioè senza patologie o complicazioni della gravidanza, di donne che partoriscono in ospedale con il vantaggio di subire meno interventi inutili, sempre potenzialmente dannosi. E quindi il mio slogan personale a proposito è: “Una casa maternità per ogni città, anzi per ogni quartiere!”.

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