Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito: “L’amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un’altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere” .

Da soli siamo incompleti perché non siamo capaci di vivere la parte ombra che alberga nel profondo di noi. Siamo al tempo stesso maschile e femminile, bene e male, facciamo parte di un universo che si esprime attraverso un codice binario, in cui però tutto tende all’Unità e alla riconciliazione delle parti.

Quotidianamente esprimiamo solo la parte manifesta del nostro essere, l’altra metà, la parte in ombra non siamo in grado di viverla, perché è conflittuale e quindi la ricerchiamo nell’altro, nell’amico, nel compagno o nella compagna. Attiriamo persone che rappresentano parti nascoste del nostro essere e attraverso esse cerchiamo di completarci. Quando abbiamo sperimentato tutto dell’altro la relazione si esaurisce o perlomeno finisce lo scopo inconscio che la aveva attivata. Subentra quindi la ricerca di sperimentare altri strati più o meno profondi della propria ombra attraverso un’altra relazione.

Il problema nasce quando nel rapporto ci si interfaccia con il carattere narcisista maschile o femminile. Questo carattere psicopatologico, che è in continuo aumento soprattutto nel sesso maschile, non si confronta nella coppia per sperimentare dei lati della propria ombra, ma per affermare la sua ragione di esistere. Non è in grado di percepirsi e quindi per farlo usa l’altro come specchio, deve vedersi negli occhi di chi ha davanti. L’altro non esiste veramente, tutto è polarizzato su come l’altro vede lui. Esiste solo se gli altri lo ammirano, lo considerano. Se non lo fanno, lui non esiste. 

Se un uomo narcisista viene lasciato precipita in una angoscia di annullamento: lei non lo ammira, non lo ama più, quindi lui non esiste. Invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusa la donna e la considera responsabile dei propri fallimenti. Progressivamente, trasforma la vita della donna in un incubo. 

Se questo carattere si fonde con note schizo-paranoiche subentra un narcisismo maligno: quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cerca, la minaccia, la picchia, talvolta l’uccide per superare una situazione che per lui è diventata intollerabile. Molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del declino dell’impero patriarcale. Come se la violenza fosse l’unico modo per sventare la minaccia della perdita, per continuare a mantenere un controllo sulla donna e per ridurla a mero oggetto di possesso.

Il narcisista per sua natura deve tenere tutto sotto controllo, perdere il controllo delle cose e delle persone lo porta fuori di testa. Ha necessità di controllare se l’altro lo guarda, lo ammira, lo ama. Se tutto questo viene a cessare lui è in una situazione di morte tanto insopportabile da spingerlo ad uccidere l’altro. Il narcisista quando dice ti amo attua anche qui una forma di controllo: vuole sentirsi dire che è amato. Lui di per sé è incapace di amare.

All’inverso la donna narcisista che viene lasciata non ha per sua natura l’impeto distruttivo del maschio, per cui uccide più subdolamente. Architetta una vendetta fredda e sottile che passa attraverso l’umiliazione, lo sbriciolamento e l’annullamento dell’identità dell’altro.

Le donne devono imparare a riconoscere i comportamenti narcisistici del loro partner fin dall’inizio della relazione se vogliono evitare di subire violenze o addirittura la loro eliminazione fisica. La donna crocerossina spesso cade nella trappola di un tale soggetto pensando di poter accogliere dentro di sé le paure e le angosce dell’altro.

Per finire un appello alle donne: non andate mai all’ultimo incontro chiarificatore dopo la separazione. Le linee guida delle investigazioni scientifiche dei carabinieri (RACIS) ci dicono che la maggior parte degli omicidi sulle donne avvengono in quella occasione.

per approfondire:

narcisismo e femminicidio

femminicidio in Italia