Il 15 gennaio 2026 è uscito nelle sale cinematografiche italiane l’undicesimo film del premio Oscar Paolo SorrentinoLa grazia vede protagonista il Presidente della Repubblica Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo. A sei mesi dalla fine del suo mandato, De Santis deve affrontare due decisioni cruciali: concedere la grazia ad alcuni detenuti e firmare la legge sull’eutanasia. Toni Servillo, in questo viaggio, è affiancato da Anna Ferzetti, che interpreta la figlia del Presidente della Repubblica. Due generazioni a confronto, punti di vista differenti, ma un campo in comune: la legge. Queste incombenti decisioni giuridiche e umane pongono ai personaggi e agli spettatori una domanda su cui riflettere attentamente: di chi sono i nostri giorni?

La storia di Paolo Sorrentino

Per comprendere al meglio il valore sociale di questo film, è necessario dare uno sguardo alle precedenti opere del regista. Paolo Sorrentino è uno scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico. Il suo percorso artistico inizia appena maggiorenne. Dopo essersi diplomato al liceo classico e aver tentato la facoltà di Economia, comprende che il suo desiderio principale è lavorare nel cinema. Comincia a girare cortometraggi che sottopone al produttore Nicola Giuliano, il primo a notare in lui un talento. Inoltre, collabora con il regista partenopeo Antonio Capuano, con il quale intesse una relazione artistica che racconterà nel suo film autobiografico È stata la mano di Dio (2021). Ma prima di arrivare alla produzione cinematografica, bisogna capire da dove derivi la scrittura di Paolo Sorrentino. Il regista, dopo aver esordito con svariati film, nel 2010 e poi nel 2016 pubblica due romanzi: Hanno tutti ragione e Gli aspetti irrilevanti. Da questi testi si può evincere il talento del regista nel riuscire a trasformare le immagini, le metafore e l’immaginazione in scrittura, e poi in linguaggio cinematografico. Grazie a questi racconti, Paolo Sorrentino ha reso esplicito il principio del suo lavoro: una scrittura strutturata, capace di raccogliere l’eterogeneità delle sfumature umane e che ha in sé il valore dell’immagine in movimento.

Non sopporto niente e nessuno.Neanche me stesso. Soprattutto me stesso. Solo una cosa sopporto. La sfumatura.
Hanno tutti ragione (2010)

Nel primo cortometraggio del regista, risalente al 2004Un paradiso, si possono già notare alcune componenti che saranno predominanti nelle sue opere successive: un’attenzione particolare alla musica e al ritmo — «il ritmo è tutto», come affermato da Sorrentino —, la retrospezione delle esperienze pregresse, la debolezza dell’essere umano, il suo istinto alla vita e alla libertà, la nostalgia per il passato, ma anche uno sguardo rivolto verso un futuro incerto. Sorrentino inizialmente ha ricoperto il ruolo di sceneggiatore per serie televisive, per poi esordire nel 2001 con il lungometraggio L’uomo in più. Nel 2004 continua la sua collaborazione artistica con Toni Servillo in Le conseguenze dell’amore. Il regista, attraverso queste due produzioni, presenta un’instancabile propensione alla lentezza, al dubbio, alla malinconia, e una comicità velata, incredibilmente pungente, che colpisce quando meno te lo aspetti, in momenti in cui la drammaticità diventa grottesca e fa emergere la debolezza umana, sfumatura dell’individuo che lo rende comico. Sarebbe impossibile e inutile setacciare l’estetica di Sorrentino. Ciò che possiamo ricordare sono le principali opere che, secondo il mio punto di vista, hanno tracciato il sentiero per arrivare a La graziaIl Divo (2008), un ritratto del celebre Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, interpretato da Toni Servillo. Paolo Sorrentino ha affermato più volte che è l’opera in cui è riuscito a ottenere tutto quello che si era prefissato. Probabilmente Il Divo rappresenta l’inizio glorioso di un artista che ha saputo mettere in scena personaggi italiani estremamente mediatizzati senza mai cadere nell’imitazione, bensì producendo una rappresentazione acuta del paesaggio politico delle epoche narrate.

Il divo (2008)

È inevitabile citare due opere che hanno marcato la storia della rappresentazione politica come fenomeno mediatico, imprenditoriale, egocentrico e aspirazionaleLoro 1 e Loro 2 (2018) ricostruiscono il contesto sociale e mediatizzato governato dall’ex Presidente del Consiglio e imprenditore Silvio Berlusconi, interpretato nuovamente da Toni Servillo. Un film che unisce aspetti finzionali dell’estetica cinematografica con una realtà visibile e invisibile al popolo italiano. Quest’opera ha messo nero su bianco, emotivamente e umanamente, il percorso e i desideri del cavaliere più discusso, odiato e amato d’Italia: un fenomeno sociale che non aspettava altro che essere rappresentato artisticamente, e Paolo Sorrentino lo ha fatto, con il suo tratto estetico, comico, fragile e temerario. Al momento i diritti dell’opera sono proprietà di Mediaset, dunque è quasi impossibile vedere questi film in Italia.

Loro 2 (2018)

Dal punto di vista cronologico, Youth (2015) è stato realizzato tre anni prima di Loro, ma il suo appiglio alla giovinezza e il racconto della vecchiaia ci servono per delineare i tratti fragili dell’essere umano presenti ne La grazia: individui chiusi in luoghi diversi, in attesa di sapere di chi saranno i loro giorni. In quest’opera Sorrentino affronta la giovinezza dal punto di vista della vecchiaia, un processo messo in moto anche da La grazia. Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis si affida all’audacia giovanile della figlia per prendere decisioni che riguarderanno certamente la generazione anziana, ma soprattutto quella che verrà. L’argomento essenziale che Sorrentino invita a considerare ne La grazia è che spesso il governo è gestito da uomini e donne anziani che devono prendere decisioni per le nuove generazioni. Inoltre, quando un uomo deve decidere della vita di un altro uomo, o della possibilità che ogni individuo possa essere totalmente proprietario della propria esistenza, inclusa la possibilità di morire, emergono nell’apparato giuridico-decisionale elementi morali, etici e umani. Come può un uomo decidere della vita di un altro uomo? Si avvale della facoltà del dubbio, della grazia.

Youth – La giovinezza (2015)

“La grazia” del dubbio. Di chi sono i nostri giorni?

Paolo Sorrentino ritrova l’umanitàLa grazia è un film che sbircia nel profondo delle nostre sensazioni, infrange la regola del non dire, esplicita il dolore di ognuno di noi; non commuove, bensì si commuove. È un’opera che piange se stessa per il tempo perduto, per le vite fuggite, e tenta di ritrovare una ragione nel luogo più remoto della vita: il dubbio. Mariano De Santis, in una scena cruciale, spiega quanto sia importante la burocrazia, tanto odiata dagli italiani per la sua lentezza. Ma è proprio quella lentezza che permette di ottenere una visione umana degli eventi e delle persone. Infrangendo regole istituzionali, guardando in faccia il colpevole, assumendosi la responsabilità, il protagonista sceglie il dubbio, una qualità poco definita ma interiormente sentita. Il dubbio ci permette, oggi, di sbagliare e di ottenere la grazia.

La grazia (2026)

ll film può essere letto in vari modi. Io non sono qui a scrivere una recensione “critica” dell’opera: vi sono personalità ben più qualificate e interessate ad analizzare l’estetica, la forma e l’impostazione drammaturgica. Quello che mi interessa è il valore sociale del prodotto, che esso sia riuscito o meno dal punto di vista critico e popolare. Sorrentino, con La grazia, ci offre una grande possibilità: riflettere su un tema cruciale per l’epoca in cui viviamo. È un periodo storico in cui il nostro agire è ridotto a dati, in cui la nostra mente e i nostri desideri vengono mercificati e si fa fatica a riconoscere il proprio volto, la propria personalità. Esistiamo in un tempo tecnologico talmente veloce che dimentichiamo chi siamo. Oggi, più che mai, dobbiamo memorizzare questa iconica frase pronunciata dal Presidente De Santis in risposta a una giornalista di Vogue.

Di chi sono i nostri giorni? Nostri, ma non basta un’intera vita per comprenderlo

La grazia di Paolo Sorrentino

Infine, vi invito ad andare al cinema a vedere La grazia per poter entrare in questo piccolo mondo di incertezze che rappresenta tutta la debolezza umana.

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