Presso la Sala Umberto a Roma il fortunato testo “Le volpi“, in scena dal 14 al 18 Gennaio, ne parliamo con uno degli autori e regista: Luca Ricci

Chi sono le volpi in questione? 
Le volpi siamo noi che possiamo riconoscerci in questa storia di piccola corruzione che ci riguarda tutti. Non siamo di fronte a un caso di ruberie eclatanti, ma a un lento scivolare dentro un aggiustamento reciproco a un farsi favori l’uno con l’altro. In fondo si tratta di piccoli notabili della politica locale e della figlia di uno dei due che generano un triangolo di accordi per spartirsi favori e risultati positivi

Questa è una storia a lieto fine dal punto di vista organizzativo: come è andata la storia del testo, vincitore di un importante premio? 
Sì, la storia racconta come la cultura del compromesso non sia completamente da rifiutare e come l’idea di procedere per antagonismi contrapposti non sia sempre la soluzione, soprattutto quando si parla di bene comune. Però nello stesso tempo racconta anche come i favori tra amici siano una delle cause che blocca lo sviluppo di questo paese. Per quanto riguarda il testo, L’ aver raggiunto la finale del Premio UBU, forse il più importante premio teatrale italiano ha certamente permesso allo spettacolo di accrescere la propria visibilità e di conseguenza il numero di date l’attenzione degli spettatori e il favore della critica.

Da che punto di vista lo spettacolo affronta il tema della corruzione?  
Lo dicevo prima, non siamo di fronte a un caso di corruzione gigantesca ma l’obiettivo del lavoro è proprio domandare a ogni spettatore seduto in platea “Cosa avrei fatto io in un caso come questo? come mi sarei comportato?”

In che modo gli autori si sono rapportati alla condivisione di testo e regia? 
Lucia Franchi ed io siamo una coppia anche nella vita e scriviamo insieme i nostri spettacoli da quasi 20 anni, quindi per noi c’è un rodaggio in questo lavoro, che è fatto di momenti ufficiali di scrittura vera e propria, ma anche di idee che nascono mentre siamo in macchina, mentre camminiamo, mentre siamo a cena…Il che non vuol dire che tutto sia semplice o lineare: alle volte la scrittura genera fra di noi anche delle discussioni che diventano delle vere e proprie litigate. Però siamo animati da una stima reciproca che va anche al di là di quella soltanto professionale e quindi troviamo poi la maniera di fare sintesi.

Di sicuro Lucia è più brava di me nel trattamento delle battute; io forse ho più una visione della struttura e dei temi generali dell’opera. Per quanto riguarda la regia, poi, la curo soltanto io, perché, ad essere onesti, Lucia non ha la pazienza del lavoro di sala, che richiede lo stare sopra ogni singola scena, ogni singola parola, ogni singolo gesto.
Però per me è un grande vantaggio avere una persona che, magari una volta a settimana, viene in sala prove e vede lo sviluppo del lavoro che abbiamo fatto: alle volte è molto critica e mi aiuta anche ad abbandonare delle cattive idee; alle volte ci supporta, e mi fido profondamente di lei e del suo sguardo.

Quali le corde di direzione per i bravissimi interpreti? Ovvero chi sono e come danno vita
Credo che una delle cause del successo di questo lavoro siano proprio i tre interpreti. Giorgio Colangeli è uno degli attori più straordinari del cinema e del teatro italiano: ha una capacità istintiva e innata di incarnare questo sindaco sornione, molto simpatico e, proprio per questo, pericolosissimo per i maneggi e le manipolazioni che fa fare agli altri. Manuela Mandracchia è un’attrice straordinaria del teatro italiano che, da Ronconi a Castri, arrivando a registi più giovani come Filippo Dini, ha saputo dare vita a tantissimi personaggi, dando loro sempre uno spessore, una profondità che non sono comuni da vedere sulla scena.

In questo caso si sperimenta in un ruolo molto scivoloso, molto sottile, che è quello di questa dirigente della ASL che, alle volte, è molto affettuosa e materna, alle volte ci fa molto ridere per come reagisce, ma apre anche a una dimensione antiqualunquista che non tutti gli spettatori accoglieranno con favore. È proprio per questo che per me serviva un’attrice capace di incarnare questo crinale scivoloso e, infine, Federica Ambrato è una giovane attrice la cui qualità principale credo sia l’energia, la forza, la voglia di cambiamento, che poi è tutto quello che incarna questo personaggio della figlia, in cui di solito si riconoscono molto gli spettatori più giovani, anche se anche qui c’è poi una svolta drammaturgica importante che porta anche a deluderne alcuni.

Probabilmente anche questo personaggio, essendo anche lei una volpe, non fa la cosa giusta, la cosa che si vorrebbe, ma io credo che il teatro debba essere anche questo, che ci debba alle volte deludere sulla scena, proprio perché noi, nella vita, non si debba fare altrettanto.

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