Ho incontrato Mario Zangrando alla prima presentazione del suo romanzo d’esordio a Villafranca di Verona (Verona), alla Libreria Tangram. Dopo averlo ascoltato ho ritenuto fosse significativo approfondire alcuni aspetti del suo libro e da quella conversazione è nata l’idea dell’intervista che vi propongo per raccontarvi L’uomo che parlava ai funerali, edito da astoria, Ugo Guanda Editore S.r.l. Gruppo editoriale Mauri Spagnol S.p.a., Milano 2025.

Immagine di copertina realizzata dall’illustratrice Isabella Conti https://isabellaconti.it

Mario, ma chi è quest’uomo che parla ai funerali?
Renato, questo il nome del protagonista del romanzo, è un frequentatore seriale di funerali: non se ne perde uno in paese, nei paesi vicini e via via allarga il suo campo d’azione sempre di più. Non si tratta semplicemente di assistere, Renato si prepara nei giorni precedenti raccogliendo notizie ed elementi vari sulla persona scomparsa attraverso annunci funebri, necrologi, articoli di giornale e così via.

E quale scopo ha tutto questo indagare?
Il protagonista ti risponderebbe “arrivare preparato”. L’indagine però non è fine a sé stessa, Renato attraverso gli elementi raccolti ha un suo scopo ben preciso, far piangere calde lacrime alla persona o alle persone più vicine al defunto. A volte si tratta semplicemente dei parenti più stretti, altre volte le indagini di Renato portano a esiti sorprendenti col protagonista che si trova a rivolgere un toccante discorso anche a persone “insospettabili”.

Albert Anker, Funerale di un bambino, 1863, olio su tela, Al. 111 x La. 171 cm. Collezione del Museo di Belle Arti di Argovia, Svizzera. Immagine di pubblico dominio.

Albert Anker (Ins, Svizzera, 1° Aprile 1831 – Ins, Svizzera, 16 Luglio 1910)

Ma perché Renato fa tutto questo, risolve dei gialli? Scopre dei crimini? È una specie di investigatore?
La domanda sul perché Renato faccia tutto ciò è il motore di fondo della storia, sul fatto che sia un investigatore possiamo rispondere che sì, ma non si tratta di un investigatore di crimini. È più un investigatore dell’animo umano e, in particolare, tornando al “perché”, Renato è anche un investigatore del proprio animo.

Émile Bernard, Il funerale di Vincent van Gogh, 1893.

Émile Bernard (Lilla, Francia, 28 Aprile 1868 – Parigi, Francia, 16 Aprile 1941)

La storia, narrata in prima persona dal protagonista, si sviluppa su due piani temporali: nel primo si racconta il presente in cui Renato, anziano e amareggiato, colleziona necrologi e presenzia a tutti i funerali possibili; il secondo ripercorre invece i principali eventi della sua vita, dagli anni ’80 in poi. Parlaci di questa scelta narrativa.
Questa scelta di struttura discende dalla necessità di tenere insieme, da una parte, le vicissitudini di questo frequentatore seriale di funerali e, dall’altra, di far capire, poco alla volta, le ragioni della sua mania. Così ho messo in campo questa “struttura a pettine” dove i denti del pettine sono i funerali, collocati nel presente, mentre gli spazi che separano un dente del pettine dall’altro sono colmati e collegati da flashback innescati nella mente di Renato da un dettaglio, una parola, un’analogia colti durante i riti funebri cui assiste. La struttura all’inizio era un po’ rigida, poi col succedersi delle stesure l’ho via via sfumata, pur mantenendo i due piani temporali sempre presenti e distinti fino più o meno a tre quarti della narrazione quando cominciano a sovrapporsi per accompagnarci verso il finale.

Gustave Courbet, Funerale ad Ornans, 1849 – 1850, olio su tela, Al. 301 x La. 660 cm. Museo d’Orsay, Parigi, Francia. Immagine di pubblico dominio.

Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, Francia, 10 Giugno 1819 – La Tour de Peilz, Svizzera, 31 Dicembre 1877).

Nel piano temporale del passato, sviluppi tutta un’altra serie di temi, per questo penso si possa dire che il tuo romanzo non tratti solo della morte, anzi… nel leggerlo spesso si sorride, si riflette, ci si commuove, ma le tematiche e i sentimenti che frequenti non sono circoscritti alla sola area del lutto. Sei d’accordo?
Sì, è una lettura assolutamente corretta e di cui ti ringrazio. Nel passato del protagonista (e nel prosieguo del romanzo anche nel presente) c’è molto di più della frequentazione dei funerali. C’è un amore capace di cambiare la sua indole, c’è una famiglia, ci sono i problemi di una giovane coppia che si trova a crescere un figlio, il tema della parità di genere, la politica, il mondo del lavoro con le sue piccole battaglie che, viste da fuori, con distacco, ci possono sembrare poco più che scaramucce ma, vissute da dentro, hanno effetti anche importanti sul benessere delle persone. C’è poi il tema della salute mentale: quello che sta facendo Renato è frutto di una mania? Sono rituali, compulsioni, allucinazioni, come sostiene il suo medico? Oppure il nostro Renato è lucidissimo nel suo vagare febbrile, nel suo investigare, nel suo cercare?

Louis Édouard Fournier, Il funerale di Shelley, 1889, olio su tela, Al. 129,5 x La. 213,4 cm. Walker Art Gallery – National Museums Liverpool, Inghilterra. Immagine di pubblico dominio.

Louis Édouard Fournier (12 Dicembre 1857 – 10 Aprile 1917).

Renato, non sembrerebbe un nome scelto a caso…
Hai ragione, la scelta non è stata casuale ma funzionale allo sviluppo del personaggio che è poi lo sviluppo della trama stessa del libro. Renato viene dal latino Renatus che significa “rinato”. Quella del protagonista è una storia che, pur ambientata tra funerali e camposanti (per lo meno lungo la linea temporale del presente) ci accompagna verso un cammino di rinascita del protagonista.

Jacques Louis David, Il funerale di Patroclo, 1778, olio su tela, Al. 94 x La. 218 cm. Galleria Nazionale d’Irlanda, Dublino. Immagine di pubblico dominio.
Jacques Louis David (Parigi, Francia, 30 Agosto 1748 – Bruxelles, Belgio, 29 Dicembre 1825).

Hai parlato di ambientazione e mi accorgo che, ancora, non te l’ho chiesto: dove si svolge la storia?
La risposta secca alla domanda è: nella mia provincia, quella di Treviso, in un territorio tagliato in due dal fiume Piave, sorvegliato a nord dalle Prealpi e movimentato nel mezzo dal colle boscoso del Montello. Questo per quanto riguarda la geografia dei luoghi. Entrando invece nelle scelte narrative, la risposta si fa un po’ più articolata. La prima stesura del libro, quella che ho presentato al contest letterario “Io Scrittore” si intitolava “Come si muore da queste parti” e, coerentemente col titolo, l’ambientazione, pur molto precisa nella mia mente, era volutamente sfumata, quasi taciuta, al lettore cui era richiesto di arrivarci attraverso i nomi e, soprattutto, i cognomi dei defunti citati nei brevi articoli di cronaca o nei necrologi che Renato leggeva e consultava. I nomi delle località, delle chiese, dei paesi e dei giornali letti e ritagliati da Renato erano volutamente inventati oppure mimetizzati. Se ne ricavava, a mio avviso, l’idea di un “Veneto indistinto”. 

Paesaggio collinare del coneglianese in provincia di Treviso – Ph. Mario Zangrando

Quando però il romanzo è risultato vincitore del concorso Io Scrittore, e la casa editrice astoria lo ha voluto pubblicare, ho preso progressivamente coscienza del fatto che era necessario, per parlare ad un pubblico più ampio, operare una scelta più netta: o la vaghezza assoluta, eliminando i riferimenti geografici presenti, anche i più sfumati e sibillini che tanto mi piacevano, oppure imboccare la strada di una maggiore precisione dando più corpo a quei riferimenti, che è stata poi la strada che abbiamo preso. Parlo al plurale perché sono stato assistito su questo e su altri aspetti dalle formidabili editor di astoria, Cristina Prasso e Jessica Tini, che con i loro interventi mi hanno davvero aiutato a tirare fuori tutto il potenziale che questa storia poteva offrire.

Vasilij Grigor’evič Perov, Funerale di un contadino, XIX Sec. Galleria Tret’jakov, Mosca, Russia. Immagine di pubblico dominio.

Vasilij Grigor’evič Perov (Tobol’sk, Russia, 2 Gennaio 1834 – Mosca, Russia, 10 Giugno 1882). 

Che cosa ci puoi dire della tua esperienza di lavoro con un editor?
Mi è piaciuto da matti, come un giro di giostra che dura mesi, è stato uno stimolo fortissimo a scrivere, riscrivere, scrivere bene, scrivere meglio, andare in profondità, rispondere a domande che ancora non mi ero posto, risolvere problemi che non mi ero reso conto ci fossero e tutto questo non per il semplice fatto che qualcuno ti legga, ma perché ti legge in modo serio, professionale, con cura e con passione… ma in cambio ti chiede conto di tutto quello che scrivi. E nei dettagli.

Francisco de Zurbarán, Esposizione del corpo di San Bonaventura, 1629, olio su tela, Al. 245 x La. 220 cm. Museo del Louvre, Parigi, Francia. Immagine di pubblico dominio.

Francisco de Zurbarán (Fuente de Cantos, Spagna, 7 Novembre 1598 – Madrid, Spagna, 27 Agosto 1664) 

Ci siamo conosciuti di persona alla prima presentazione del tuo libro a Villafranca di Verona alla Libreria Tangram, come mai sei partito da qui?
Le persone che gestiscono la libreria, Ana Gutierrez in particolare, a pochi giorni dall’uscita hanno letto il mio libro “L’uomo che parlava ai funerali” e mi hanno contattato direttamente per chiedermi la disponibilità a presentarlo da loro e io ho accettato più che volentieri. Ma quando ho scoperto che la loro non è una semplice libreria ma una “libreria di comunità” attraverso la quale Tangram Cooperativa Sociale https://www.tangramvaleggio.it/ offre alle persone che vivono a Villafranca di Verona un luogo di aggregazione, inclusione, educazione e coesione sociale, con attività che non sono soltanto la vendita di libri ma che vedono impegnata la libreria a svolgere un ruolo di vero e proprio “aggregatore sociale”, ad esempio attraverso la collaborazione con le scuole o favorendo l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate all’interno della libreria… ecco, quando ho capito che andavo a presentare il libro in un luogo che è più di una libreria, mi si è spalancato il cuore e sono stato ancora più felice di iniziare da qui la promozione del romanzo, tra l’altro in concomitanza con il primo compleanno di Libreria Tangram. 

Luigi Nono, Il funerale di un bambino, entro il 1918, olio su tela, Al. 90,1 x La. 62,9 cm. Collezione Privata. Immagine di pubblico dominio.

Luigi Nono (Fusina, Venezia, Italia, 8 Dicembre 1850 – Venezia, Italia, 17 Ottobre 1918)

Per concludere una domanda, un po’ più personale: questo libro ti ha aiutato a maturare delle consapevolezze nuove? Sei arrivato a qualche conclusione?
Credo che, se c’è qualcosa che la storia di Renato vuole lasciarci, “il sugo della storia” per scomodare Alessandro Manzoni, è che vivere ogni giorno come fosse l’ultimo non va inteso come vivere in un’eterna imminenza della fine, come fa il protagonista, ma vivere invece cercando di trovare alla vita un fine. È un concetto che inseguo anche io, trovare un senso alle cose e cercare di fare, per quanto mi è possibile, quelle cose che sembrano portatrici di senso. Non mi risulta facile, devo ammetterlo, ma mi ispira. 

Mario Zangrando – Ph. Camilla Cristofoli

Chi è Mario Zangrando?
Mario Zangrando è nato e risiede a Conegliano (Treviso), ha studiato a Trieste e a Padova, si è laureato in storia moderna e contemporanea, ha frequentato il master in sceneggiatura Carlo Mazzacurati e, grazie al racconto “Papà va in montagna”, ha ottenuto nel 2021 la borsa di studio di Scuola Belleville per il corso annuale “Scrivere di notte”. Tra i vincitori dell’edizione 2023 del torneo letterario “Io Scrittore” promosso da GeMS gruppo editoriale Mauri Spagnol, il suo primo romanzo “L’uomo che parlava ai funerali” viene pubblicato da astoria nel 2025.

Immagine in evidenza: Fotografia di Anna Campanini – Manes – Cimiteri Gennaio 2016 – https://www.instagram.com/anna.campanini/

Condividi: