Fino al 1° Novembre 2026, il Museo di Santa Giulia di Brescia ospiterà La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza. L’esposizione, a cura di Giovanna Calvenzi è promossa dal Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Alleanza Cultura in collaborazione con Centro della Fotografia Italiana – Cavallerizza di Brescia. Special Partner: Olimpia Splendid, Advocacy Partner: European Women’s Management Development Brescia (EWMD), per celebrare il bicentenario del rinvenimento della Vittoria alata, avvenuto nel 1826. In mostra si potranno ammirare le opere di 40 grandi artiste e artisti, autorevoli esponenti della fotografia contemporanea internazionale, che si sono confrontati con la celebre scultura in bronzo di epoca romana.

Tra i nomi più noti, si segnala la presenza di scatti realizzati da: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Giovanni Chiaramonte, Francesco Cito, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Carlo Mari e Paolo Ventura. Il catalogo bilingue in italiano e inglese intitolato “la Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza” ed edito da SKIRA, è anch’esso curato da Giovanna Calvenzi, photo editor e ricercatrice, considerata tra i massimi esperti e studiosi italiani di fotografia.

Giovanni Chiaramonte, Senza titolo, 2021, courtesy of the artist –https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Le altre autrici e gli altri autori in esposizione

Accanto agli autori sopra citati, l’esposizione presenta le opere di: Claudio Amadei, Isabella Balena, Settimio Benedusi, Jodi Bernadò, Mariella Bettineschi, Dorothy Bhawl, Fabio Bix, Patrizia Bonanziga, Flavio Bonetti, Bruno Cattani, Alessandra Chemollo, Renato Corsini, Paola Di Bello, Bonomo Faita, Angelo Formato, Maurizio Galimberti, Antonella Gandini, Luca Gilli, Cosmo Laera, Giovanna Magri, Marzia Malli, Luisa Menazzi Moretti, Albano Morandi, Joe Oppedisano, Carlo Orsi, Gianni Pezzani, Giuliano Radici, Roberto Radici, Giorgio Tentolini, Toni Thorimbert, Barbara Zanon e Ramona Zordini. I loro lavori offrono un ampio panorama della fotografia contemporanea italiana e internazionale.

Antonella Gandini, Albedo, 2025, courtesy of the artist –https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

La forza degli sguardi contemporanei a Duecento anni dal rinvenimento

La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza è un progetto di “corrispondenza” tra arte antica e contemporanea. A duecento anni dal suo ritrovamento, le nuove immagini della Vittoria alata presentate per l’esposizione rappresentano accurati esercizi dedicati alle interpretazioni della scultura attraverso tecniche personali. Le opere sono oggi nuove visioni-testimonianza elaborate dall’immagine dell’antica scultura, in cui l’interpretazione dimostra l’evoluzione della sua diretta influenza. È una creatività spinta oltre la pura documentazione, frutto di profonde riflessioni visive e della personale esperienza esecutiva delle autrici e degli autori. Quaranta espressioni, differenti osservazioni e meditazioni raccontano la Vittoria alata nell’elaborazione di linguaggi nati dall’arte del saper fare e dalle opportunità offerte dalla fotografia contemporanea.

Paolo Ventura, Senza titolo, 2021, courtesy of the artist –https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Le sperimentazioni fotografiche precedenti

Nel tempo, gli autori che la interpretarono con lo studio della luce, dell’inquadratura e dell’ambientazione, la considerarono una straordinaria fonte di ispirazione. Tra gli scatti memorabili si ricordano quelli di Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Francesco Cito, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Carlo Mari, Gianni Pezzani e Paolo Ventura. Rapportandosi all’opera ogni autore ha dato vita a una propria sperimentazione. La prima fotografia ad accogliere i visitatori è la celebre immagine scattata da Gabriele Basilico nel 1999, prima del restauro e del successivo trasferimento nel nuovo allestimento all’interno del Capitolium.

Gabriele Basilico, Vittoria Alata, Brescia, 1999, courtesy of Archivio Gabriele Basilico – https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Breve storia di una splendida scultura

Gli studi più recenti sulla Vittoria Alata ne datano la produzione al secondo quarto del I secolo d. C. e la attribuiscono ad un’officina bronzistica di alto livello dell’Italia settentrionale. La statua riproduce una figura femminile con una lieve torsione del busto verso sinistra, ed è vestita con una tunica (chitone) un abito molto leggero, che lascia scoperta la parte superiore ed è fermato sulle spalle da due fibbie, scendendo aderente al corpo con l’effetto di panneggio bagnato. Le gambe sono coperte da un mantello (himation) più pesante per creare contrasto tra la parte superiore e quella inferiore della figura. Alta 191 cm., l’opera fu realizzata in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa indiretta: è costituita da più parti – ne sono state individuate almeno trenta – fuse singolarmente e successivamente saldate tra loro. Inoltre, è rifinita con strumenti a punta che ne hanno permesso una precisa definizione dei dettagli. La testa presenta un’agèmina in Argento e Rame che cinge la capigliatura. L’agèmina era una tecnica di lavorazione usata sin dall’antichità per ottenere una decorazione policroma mediante l’intarsio di metalli di diverso colore sulla superficie di un oggetto. Dopo aver tracciato il disegno, scolpito a cesello e scalpello o per impressione, si procedeva all’inserimento a freddo nei solchi così ottenuti di fili o foglie d’Oro, d’Argento o di Rame, poi fissati tramite battitura con il martello. (https://www.treccani.it/vocabolario/agemina/)

Renato Corsini, Senza titolo, 2021, courtesy of the artist – https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Le caratteristiche di una straordinaria scoperta

Le peculiari posizioni della figura, con la gamba sinistra lievemente sollevata e le braccia tese in avanti, si giustificano con la volontà di realizzare una postura che permettesse di identificarne immediatamente il soggetto. Il piede doveva essere appoggiato sull’elmo di Marte, dio della guerra, in riferimento alla forza di questa divinità. e il braccio sinistro trattenere uno scudo – sostenuto anche dalla gamba piegata – sul quale erano incisi il nome e le gesta di un personaggio importante o del vincitore. Con questa composizione, costituita da specifiche pose del personaggio e dai relativi attributi, i romani rappresentavano la dea Vittoria. L’esecuzione della statua, probabilmente fu voluta da una personalità di rilievo come Ex Voto per un successo militare.

Silvia Camporesi, Senza titolo, 2021, courtesy of the artist – https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

20 luglio 1826

La Vittoria di Brescia fu ritrovata il 20 luglio del 1826 e dissotterrata il giorno successivo, durante gli scavi archeologici presso il tempio romano della città. Le ricerche furono condotte dai membri dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia e supportate da una sottoscrizione pubblica. Gli archeologi la riportarono alla luce da sotto uno strato di terra, terriccio e carbone bruciato. Dopo la scoperta del Capitolium e di alcuni suoi arredi, nell’intercapedine tra il muro di una delle grandi aule del tempio e il colle, vennero recuperati numerosi bronzi. Tra questi vi era un pezzo di straordinaria bellezza: la Vittoria alata, uno dei pochissimi esemplari di grandi statue in bronzo conservatesi e l’unico in Italia settentrionale. La scultura era protetta da numerose cornici bronzee lavorate (almeno 85); le braccia erano staccate e poste lungo i fianchi, mentre le due ali furono ritrovate adagiate una sopra l’altra all’altezza della testa.

Renato Corsini, Fase di applicazione delle braccia dopo il restauro, Capitolium di Brescia, 2020

Il motivo del fortunato ritrovamento

L’ipotesi oggi sostenuta dagli studiosi attribuisce il fortunato ritrovamento a un’azione accurata e intenzionale, volta a mettere in sicurezza e salvare la Vittoria alata insieme a tutto ciò che venne deposto vicino a lei. La scultura non fu gettata nell’intercapedine, ma adagiata con estrema cura per poterla preservare. Il periodo in cui ciò avvenne si colloca probabilmente tra la fine del IV e il V d. C.. In quel tempo, a seguito dell’Editto di Tessalonica (conosciuto anche come Cunctos populos – tutti i popoli) del 27 febbraio 380 d. C., il cristianesimo fu dichiarato religione ufficiale dell’Impero romano secondo i canoni del credo niceno, proibendo l’arianesimo e i culti pagani. La nuova legge riconobbe alle due sedi episcopali di Roma e Alessandria d’Egitto il primato in materia di teologia. La città di Brescia fu una precoce sostenitrice della religione cristiana, e il Tempio Capitolino (Capitolium) cessò progressivamente la propria funzione religiosa e politica. In un’epoca di profonde trasformazioni, qualcuno potrebbe aver scelto di mettere in salvo i simboli di un mondo destinato a scomparire.

Angelo Formato, Divinità – femminile plurale, 2025, courtesy of the artist – https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Una scelta per la salvezza

Con il passaggio al cristianesimo, riconosciuto come religione ufficiale dell’Impero, i simboli pagani vennero distrutti o, se realizzati in bronzo, fusi. Per preservare questa preziosa opera d’arte ed evitare che subisse la stessa sorte, fu nascosta in un’intercapedine del tempio. La scultura è rimasta in un luogo invisibile, uno spazio stretto e silenzioso racchiuso tra il muro occidentale del Tempio Capitolino e il possente muro di sostruzione che tratteneva il Colle Cidneo, impedendone la frana sul Santuario romano: un corridoio tecnico, costruito per esigenze strutturali, destinato a non essere visto né frequentato. Oggi, per la prima volta, questo luogo viene eccezionalmente aperto al pubblico, nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario del ritrovamento della Vittoria alata. L’apertura rappresenta il primo passo verso una futura musealizzazione dell’intercapedine, destinata a entrare stabilmente nel percorso di visita del Parco archeologico come uno dei luoghi più evocativi della storia della città. Grazie a questo sotterramento a non più di un metro sotto la superficie, si è potuto conservare uno dei più straordinari tesori archeologici dell’antichità.

Joe Oppedisano, Vittoria alata, 2021 – https://www.bresciamusei.com/evento/la-vittoria-di-brescia-40-fotografi-e-uneterna-bellezza/

Una lastra commemorativa del «felice e fortunato ritrovamento»

La notizia del «felice e fortunato ritrovamento» si diffuse tramite la stampa in tutta Europa, in particolare in Francia. Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, ovvero Napoleone III (Parigi, Francia, 20 aprile 1808 – Chislehurst, Inghilterra, 9 gennaio 1873) ospite a Brescia nel giugno 1859 prima della battaglia di Solferino, volle visitare il Museo Patrio. Rimase così colpito dalla bellezza della statua da chiederne una copia, oggi custodita al Museo del Louvre. A ricordare quella storica visita è ancora la lastra commemorativa in latino collocata nell’intercapedine, creata per celebrare il «felice e fortunato ritrovamento» della Vittoria alata e degli altri bronzi dell’antica Brixia. Questa testimonianza consente a questo luogo di essere ricordato non solo come il punto in cui la statua è stata ritrovata, ma come quello dal quale la sua storia, da quel momento memorabile, ha potuto continuare a parlare al mondo.

Credits © Fotostudio Rapuzzi – https://www.fotostudiorapuzzi.com/

Vittoria tipo Brescia ricompare nel Rinascimento a Mantova

Viene comunemente definito “Vittoria tipo Brescia” il tipo iconografico della Vittoria con clìpeo (clipeus), dal nome dell’esempio più antico e conosciuto che presenta questo schema. È una figura femminile alata dall’impostazione molto particolare: sosteneva uno scudo (oggi perduto) tra la mano e la gamba sinistra piegata. Sulla superficie dello scudo utilizzando uno stilo tra le dita della mano destra, incideva il nome di un personaggio di rilievo. Questa specifica iconografia della Vittoria alata, avendo avuto grande fortuna in epoca romana, è ampiamente documentata soprattutto su monete e rilievi di età imperiale. Gli esemplari in cui compie l’atto di scrivere sullo scudo le lodi al vincitore o il nome dell’imperatore sono così numerosi da aver permesso di ricostruire con facilità l’aspetto originario. Dopo secoli di oblio, la fortuna iconografica della “Victoria in clipeo scribens” fu ripresa nel Rinascimento. La figura apparve in un affresco della Sala delle Teste del Palazzo Ducale di Mantova, ascrivibile alla mano di Giulio Pippi de’ Jannuzzi, detto Romano (Roma, Lazio, Italia, 1492 o 1499 – Mantova, Lombardia, Italia, 1° novembre 1546) e databile agli anni trenta del XVI secolo. In questa versione, la donna alata sta scrivendo con una penna su uno scudo appoggiato sulla coscia sinistra, sorretto dalla stessa mano con cui regge anche un ramo di palma. (Clìpeo s. m. [dal lat. clipeus]. – 1. a. Scudo metallico, rotondo, usato dai soldati romani fino alla fine del 5° sec. a. C.)

Giulio Romano, Vittoria con scudo, decorazione ad affresco dalla Sala delle Teste del Palazzo Ducale di Mantova – https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0303267710-3

Victoria in clipeo scribens anche nei cammei romani

In questo contesto è molto importante considerare che l’affresco del Pippi non è una deduzione formale attinta precisamente da un reperto antico; numerose sono, infatti, le varianti rispetto alla tipologia iconografica attestata nelle monete imperiali romane. L’opera dell’artista è l’applicazione di uno schema iconografico codificato, ricavato sì dall’antico, ma adattato alle esigenze formali stabilite dalla funzione della pittura. La postura della Vittoria giuliesca non è riferibile né alla tipologia rappresentata in piedi, né a quella seduta, ma è adattata a uno spazio triangolare di fianco alla cappa di un camino. Tuttavia, pur subordinata all’adattamento funzionale, l’iconografia testimonia la conoscenza e la capacità di riconoscere il tipo Victoria in clipeo scribens; lo prova la decorazione di una Vittoria con scudo in un tondo a stucco con figura all’antica, i cui modelli d’ispirazione sono da ricercarsi tra i cammei romani. L’opera, attribuita alla Bottega di G. Pippi, fu eseguita nella residenza vedovile di Isabella d’Este ed è ascrivibile all’epoca dell’esecuzione dell’affresco nella Sala delle Teste. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0303267423-1_7

Bottega di Giulio Romano, Vittoria con scudo, decorazione a stucco dall’appartamento di Isabella d’Este nel Palazzo Ducale di Mantova

La nascita del progetto espositivo

L’idea di un progetto espositivo nacque nel 2021 con la pubblicazione del volume Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno di Renato Corsini, fotografo bresciano e curatore artistico del Brescia Photo Festival. Il suo libro raccoglie gli scatti che documentano le fasi del restauro a cui venne sottoposta la scultura all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal 12 luglio 2018 al 16 ottobre 2020. La creazione di questa esclusiva raccolta di immagini memorabili ha ispirato un invito rivolto a oltre quaranta tra fotografe e fotografi per testimoniare l’incontro con la Vittoria alata nel nuovo allestimento museale, della cella orientale del Capitolium, firmato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg (Santander, Spagna, 11 giugno 1939); uno degli architetti più originali del panorama contemporaneo internazionale. “La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza” è un progetto contemporaneo esclusivo, destinato a inaugurare una serie di future testimonianze fotografiche. In occasione del bicentenario del ritrovamento della scultura a Brescia, un’ampia esposizione offre al pubblico la ricchezza di nuove visioni dove la memoria del passato si intride d’immaginario in ogni sua interpretazione: enfatizzata nel suo splendore di statua greco-romana, sfuggita all’inquadratura, protagonista di un’insolita ricostruzione pittorica, interpretata affidando la sua immagine all’Intelligenza artificiale, circondata da un pubblico probabile e da pubblici improbabili, scomposta in visioni multiple, regina del suo spazio, analizzata per dettagli.

Renato Corsini, Restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, 2020

Ogni opera in esposizione è lo sguardo personale nato nell’istante in cui l’artista, entrando in connessione con la dea, ne ha conquistato una vibrazione. La consegna di una nuova immagine al proprio tempo è un atto a difesa della cultura. La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza pone le basi di un futuro museo, costituito non da duplicati della scultura (estenuanti copie) ma dalla “restituzione” d’imprevedibili interpretazioni affidate alla storia, per continuare a sostenerne il valore e la diffusione nel mondo. Dissotterrata e restaurata, alla Vittoria di Brescia è come se fosse stato chiesto insistentemente di continuare a esistere, per suscitare evidenze nuove di un mondo antico che ha perduto le ali, ma che attraverso le immagini le mantiene e preme in superficie.

Credits © Alessandra Chemollo

European Women’s Management Development – Advocacy partner

EWMD (European Women’s Management Development) è un network internazionale di collegamento tra professioniste delle aree d’impresa, istruzione, politica e cultura, con l’obiettivo di coinvolgere e scambiare idee; creato e voluto dalle donne per le donne e per gli uomini con posizioni di responsabilità. L’obiettivo è quello di incrementare le competenze e lo sviluppo professionale femminile, ma aperto ad accogliere, senza distinzione di genere, chi crede nella forza del gruppo e nell’apporto positivo del management femminile. EWMD mette al centro della propria azione la persona, l’equilibrio dei tempi di vita e il rispetto della diversità.

L’importanza di EWMD

L’Associazione EWMD – https://italy.ewmd.org/ewmd_brescia.php – è nata nel 1984 grazie a un gruppo di donne con il sostegno dell’EFMD European Foundation for Management Development, la più grande associazione a livello europeo di management aziendale. L’intento fu quello di agire per contrastare una situazione economica-aziendale che non solo investiva poche risorse sulla formazione relativa alle maggiori conoscenze e competenze femminili nell’ambito manageriale, ma soprattutto non sosteneva una partecipazione continuativa alle Business School europee delle donne. Oggi EWMD è presente in più di 14 Stati tra l’Europa e gli altri continenti. Diversità culturale e di età, lavoro, impresa, conciliazione vita-lavoro, strumenti e metodologie di empowerment sono i temi a cui ci si riferisce più spesso nel mondo e in Italia.

Organizzare, coinvolgere, mettere in rete

Oltre ai Chapter nazionali, si stanno sviluppando molti Chapter nelle singole città, che organizzano, coinvolgono e mettono in rete, attraverso un programma di attività, persone, istituzioni, enti e aziende. In Italia è stato presentato l’ottavo Chapter a Roma presso il Senato della Repubblica. EWMD sostiene la crescita delle donne che investono nella propria professione attraverso la valorizzazione della diversità e lo sviluppo delle proprie competenze. La gestione della diversità è la sfida con cui si confrontano le imprese in generale.  Riconoscere, includere e valorizzare le diversità apre prospettive che hanno al centro la persona, i suoi diritti, le sue potenzialità, le sue esigenze. Le imprese gestite e condotte da donne, hanno una doppia necessità:

– gestire la diversità (culturale, di età, di genere ecc. presenti nella propria organizzazione);

– rafforzare la presenza delle donne nei ruoli apicali, consolidarla e far crescere donne che siano in grado di governare l’impresa nei cambi generazionali.

Immagine in evidenza: Luca Gilli, Vittoria Alata #1298, 2021, courtesy of the artist.

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata dall’Ufficio Stampa Fondazione Brescia Musei – Dott.ssa Francesca Raimondi.

LA VITTORIA DI BRESCIA. 40 fotografi e un’eterna bellezza 

Brescia, Museo di Santa Giulia (via Musei 81b)
Fino 1° novembre 2026 

Orari:
Fino al 30 settembre: martedì – domenica, 10:00 – 19:00 – Ultimo ingresso, 18:15;
Dal 1° ottobre: martedì-domenica, 10:00 – 18.00 – Ultimo ingresso, 17:15;
Chiuso lunedì

Biglietti:

la mostra è visitabile col Biglietto musei che consente, oltre che l’ingresso al Museo di Santa Giulia, anche alla Pinacoteca Tosio Martinengo, al Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, al Museo delle Armi Luigi Marzoli. Con l’integrazione di 4€ è possibile visitare anche Brixia. Parco archeologico di Brescia romana.

bresciamusei.com 

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