A seguito del nuovo allestimento della Collezione Permanente del Museo Diocesano di Brescia, e dei lavori di riordino del patrimonio che custodisce, è stato pubblicato un nuovo Catalogo interamente dedicato agli argenti. Il volume dal titolo SEGNI DEL SACRO. Gli argenti del Museo Diocesano di Brescia, per SilvanaEditoriale (138 pagine a colori) a cura della storica dell’arte Renata Massa, offre per la prima volta un lavoro sistematico di ricognizione, riordino e catalogazione del prezioso fondo dal grande valore storico artistico conservato nel Museo.

Il Catalogo, realizzato con il contributo di Gioielleria Fasoli S. p. A. di Brescia, permetterà da oggi di presentare al pubblico l’importante Collezione di Argenteria costituita da opere per la maggior parte inedite, e molte delle quali di assoluto pregio, studiate, attribuite e contestualizzate così approfonditamente che per alcune sono stati proposti nuovi suggerimenti di lettura.

Una guida ragionata della suppellettile liturgica

Appositamente strutturato per avere la funzione di una guida ragionata, il Catalogo si prefigge lo scopo di avvicinare il pubblico ad una conoscenza più approfondita della – suppellettile liturgica – ancora poco conosciuta dai “non addetti ai lavori” soprattutto per la complessa terminologia usata nelle pubblicazioni ad essa dedicata, per cui rivelandosi ambito pressoché esclusivo di specialisti o di appassionati intenditori. Con l’intento di migliorare la situazione, e offrire agli interessati meno informati l’opportunità di una più approfondita conoscenza delle caratteristiche di questi splendidi capolavori, il linguaggio utilizzato per le schede esplicative che accompagnano le immagini degli oggetti presenti in Collezione, ha uno stile comunicativo chiaro, lineare e immediatamente comprensibile poiché privo di termini eccessivamente tecnici.

Ostensorio- Gerolamo Quadri (Brescia, notizie 1690-1730) – Terzo-quarto decennio del XVIII Secolo – Argento fuso, sbalzato, cesellato e inciso; vetro 34 × 10,5 cm. – Marchi sotto il piede e sull’asta: GQ in ottagono; San Rocco in ottagono; leone rampante a sinistra, in ovale. Provenienza: chiesa di San Giuseppe, Brescia – Proprietà: Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita, Brescia. Inv. 501

La pratica suddivisione per sezioni tematiche e il glossario

L’agile consultazione del volume è favorita dalla pratica suddivisione in sezioni tematiche: croci, calici, pissidi, ostensori, carteglorie, paci, reliquiari, turiboli, candelieri, vassoi, servizi da lavabo, ampolline; alle molte e bellissime fotografie delle suppellettili liturgiche sono state accostate una quantità di informazioni che forniranno ai lettori la possibilità di scoprire le caratteristiche degli argenti, la loro storia, l’utilizzo, l’esecuzione, l’evolversi nel corso dei secoli dei modelli, dell’iconografia e delle forme decorative. Infine, la presenza di un piccolo Glossario in appendice sarà funzionale ad una maggiore comprensione delle opere esposte, fornendo informazioni sulle tecniche orafe e le tipologie di lavorazione non comunemente note.

Il Concilio di Trento rinnova il ruolo didattico e comunicativo della suppellettile sacra

Nella Collezione sono presenti quasi tutte le categorie degli oggetti destinati al culto realizzati in un arco di tempo che intercorre dal XV al XIX Secolo. Nella forma e nell’iconografia questi splendidi manufatti si configurano e codificano a conclusione del Concilio di Trento (1545 – 1563) le caratteristiche che rientrarono nell’ambito del radicale rinnovamento dell’immagine simbolica e strutturale della chiesa, intrapreso dalla Riforma cattolica contro il dilagare della Controriforma protestante. Nei programmi della Controriforma, il ruolo didattico e comunicativo della suppellettile sacra – a partire da quella attinente al culto eucaristico e dei santi, sui quali la chiesa intendeva rifondare il primato dell’ortodossia cattolica – è enunciato esplicitamente nel titolo del testo di San Carlo Borromeo: Instructiones fabricae et supellectilisecclesiasticaedel 1577, che contiene le prescrizioni e le direttive a cui doveva ispirarsi l’arte religiosa riformata.

Croce d’altare – Manifattura veneta o bresciana – Fine del XV – inizio del XVI secolo (croce); XVIII secolo (crocifisso) – Diaspro calcedonico; rame fuso, sbalzato, cesellato, inciso e dorato; lega metallica – 37,5 × 13 cm; sola croce: 23 × 22 cm. Inv. 500

Il punzone: certificato di paternità, bontà del titolo, città di provenienza

Il lavoro di ricerca svolto sulle opere ha coinvolto inevitabilmente l’Archivio del Museo per approfondire le indagini sugli argenti al fine di rintracciarne le provenienze. Molte le difficoltà incontrate ma anche eccellenti risultati raggiunti. Tra questi alcuni punzoni hanno permesso di risalire ai nomi dei migliori maestri dell’oreficeria bresciana del Settecento: Gerolamo Quadri, Ventura Rovetta, Bartolomeo Viviani, Pietro Arici, Giacomo Bassolino. Il tempo dedicato allo studio ha determinato i ricercatori a riflettere non solo sulla conservazione e tutela di un patrimonio, ma anche sul ruolo sociale ed educativo svolto oggi da un Museo di Arte Sacra, custode e garante della memoria collettiva sempre più protetta da regolamentazioni internazionali. Il passato connesso in questi oggetti preziosi li rende testimoni di un sentimento condiviso fatto di pratiche di fede, ritualità liturgiche, artigianalità di antichi saperi tramandato nei secoli, e orientamenti di stile.

La continuità di una valorizzazione museale condotta con un’interdisciplinarità di studio che comprenda adeguate opere di conservazione, salvaguardia, manutenzione e restauro, permetterà di far rivivere quel sentimento condiviso custodito in questo straordinario patrimonio di “cultura materiale” in pericolo da molto tempo. Il ruolo di tutela del Museo sarà fondamentale, ad esempio, per classi di oggetti come le pacie e le carteglorie, la cui scomparsa dall’uso liturgico a seguito dei nuovi orientamenti stabiliti dal Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, 4 Dicembre 1963) ne ha involontariamente accelerato la dispersione sul mercato antiquario.

Calice dell‘Immacolata – Manifattura bresciana – Primo quarto del XVIII secolo. Argento fuso, sbalzato, cesellato, traforato e parzialmente dorato 26 ×16 cm – Provenienza: chiesa di San Giuseppe, Brescia – Donazione monsignor Angelo Pietrobelli – Proprietà: Fondazione Museo Diocesano di Brescia – Inv. 1277.

Il piccolo prezioso percorso di tavolette della Pace

Proprio con l’intento di conservare queste opere preziose ed evitare si disperdessero Monsignor Angelo Chiarini nel 1977 destinò al futuro Museo Diocesano di Brescia venticinque tavolette della Pace che raccolse dalla Val Trompia (Brescia, Lombardia, Italia) dalla Valle Sabbia (Brescia, Lombardia, Italia) e dal Lago di Garda (Italia) durante una visita pastorale, considerando quei manufatti preziosi, simboli di un’antica tradizione nella sua evoluzione dal Cinquecento all’inizio dell’Ottocento; un piccolo ma coinvolgente percorso attraverso modelli iconografici e stili decorativi riconoscibili anche in questi piccoli oggetti, nel ricordo di antiche ritualità perdute che con le raffigurazioni, prevalentemente incentrate sul tema della Pietà, avevano la funzione di invitare i fedeli a riflettere sulla passione di Cristo.

Manifattura senese – Secondo quarto del XV secolo- Rame cesellato, inciso e dorato; argento dorato; smalti incavati bianchi rossi e verdi su rame; smalti dipinti su rame 18 × 11 cm.
Sulla coppa: bolli non identificati. Donazione Don Bordonali. Proprietà: Fondazione Casa di Dio Onlus, Brescia – Inedito – Inv. 1300

La valutazione della tecnica è ancora subordinata a quella dell’ideazione

Nei nuclei principali confluiti nelle raccolte museali vi sono molti lavori di altissimo pregio.

Viene tuttavia evidenziato che la valutazione dei procedimenti tecnici costituisca un metodo d’analisi ancora poco praticato perché tutt’ora si privilegia l’attenzione dell’aspetto ideativo su quello esecutivo; ma è la metodologia tecnica che ha condotto gli studiosi a conoscenza del sistema produttivo delle botteghe dove «arte e mestiere vivevano concordemente […] l’una accanto all’altro e l’una nell’altro» (Julius Schlosser Magnino1924) e dove coesistevano e si integravano l’esecuzione seriale e l’intervento creativo del maestro. E’ da ricordare relativamente al lavoro svolto in bottega, che anche i laboratori orafi, esattamente come le botteghe dei maestri di pittura o scultura, erano forniti di molti disegni, repertori ornamentali, modelli, forme, e dotati di personale specializzato e allievi valenti. Per cui, eccetto che per l’esecuzione di commissioni eccezionali, la realizzazione dei manufatti procedeva per parti separate: elaborazioni seriali successivamente assemblate, ed eventualmente personalizzate su richiesta della committenza con figure di santi, stemmi e ornamenti.

Un maggior studio degli aspetti tecnici e l’indagine sui metodi d’esecuzione avrebbe un ruolo importante anche nell’ambito della vasta produzione lombarda del 1500 di croci astili. (Come la Croce proveniente e di proprietà di San Michele Arcangelo, Sabbio Chiese – Brescia). E’ posto all’attenzione dei lettori: «Il grosso nodo sferoidale in cui si innesta la croce, con la decorazione a foglie d’acanto in rilievo su fondo fittamente puntinato a buccia d’arancia; ospita nei sei chiodi circolari altrettanti nielli, appartenenti almeno a due diversi maestri: la Natività, Cristo in Pietà ela Resurrezione, particolareggiati nei dettagli e nelle ambientazioni, mostrano una cultura figurativa ben radicata nel la tradizione lombarda quattrocentesca, mentre più corsivi e più tardi, con figure dai tratti grosso lani e delineate sommariamente, sono i nielli con l’Angelo annunciante, la Vergine annunciata e san Michele, titolare della chiesa di provenienza della croce, che regge la bilancia e trafigge con la lancia il demonio sotto forma di drago.» (Renata Massa – Catalogo pag. 18) Il loro approfondimento permetterebbe di procedere con indagini comparative, oggi ancora mancanti, che tengano, per esempio, in considerazione l’utilizzo di stampi e matrici per le parti figurative e decorative.

Croce astile (Particolare) – Manifattura bresciana – Secondo quarto del XVI secolo – Argento fuso, sbalzato, cesellato, punzonato, inciso, stampato, niellato e parzialmente dorato su anima di legno; rame sbalzato, cesellato e dorato 52,5 × 37 cm. Provenienza e proprietà: chiesa di San Michele Arcangelo, Sabbio Chiese (BS) Inv. 1246

Alcuni capolavori di eccezionale bellezza

Molte le opere in Collezione di rilievo per importanza storica e culturale, e alcuni capolavori di eccezionale bellezza e preziosità materica: come il misterioso reliquiario Gambara e il settecentesco calice della Madonna di Valverde.

Il misterioso reliquiario Gambara

Il reliquiario Gambara è tra i più prestigiosi argenti del Museo per la preziosità dei materiali e la bellezza della parte statuaria, ritenuto per tradizione un dono del Cardinale Umberto Gambara (Brescia, Lombardia, Italia, 23 Gennaio 1487 – Roma, Lazio, Italia, 14 Febbraio 1549) alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Purtroppo non esiste documentazione, e scarsa è stata l’attenzione riservata dalla storiografia artistica, prevalentemente locale. Il suo restauro, previsto a breve, potrebbe aiutare a far luce sulla sua storia, su alcune peculiarità fino ad ora non prese in considerazione e che si presterebbero a una lettura e datazione alternative a quelle fino ad ora proposte.

Calice della Madonna di Valverde – Carlo Giuseppe Grossi (Milano, 1663 – post 1716) 1714. Argento fuso, cesellato e in parte dorato; 18 smeraldi e 24 rubini – 26,1 × 14,3 cm. Sotto il piede, in clipeo la scritta in capitali maiuscole: Deiparae Magnae/ Admirabili Servatrici/ Incolae Pontis Vici/ Uno et Volenti Animo D.D.D. Sotto il piede: bollo VE in rettangolo sormontato da piccola mitria. Provenienza e proprietà: Santuario di Santa Maria in Valverde, Rezzato (BS) – Inv. 1312

Il prezioso calice della Madonna di Valverde

Il prezioso calice della Madonna di Valverde, cesellato e in parte decorato, è enfatizzato dalla lavorazione e dallo splendore della ricchezza degli smeraldi e dei rubini che restituiscono l’immagine spettacolare ed emotivamente coinvolgente del ristabilito potere universale della chiesa, che anche l’Arte Orafa celebrò e diffuse gloriosamente. Il calice“Di singolare bellezza e spesa considerabile”, fu realizzato dal celebre orefice milanese Carlo Giuseppe Grossi per la comunità di Pontevico (Brescia) che lo donò nel 1715 al Santuario di Santa Maria in Valverde di Rezzato (Brescia).

Calice della Madonna di Valverde (Particolare) – Carlo Giuseppe Grossi (Milano, 1663 – post 1716) 1714. Argento fuso, cesellato e in parte dorato; 18 smeraldi e 24 rubini – 26,1 × 14,3 cm. Sotto il piede, in clipeo la scritta in capitali maiuscole: Deiparae Magnae/ Admirabili Servatrici/ Incolae Pontis Vici/ Uno et Volenti Animo D.D.D. Sotto il piede: bollo VE in rettangolo sormontato da piccola mitria. Provenienza e proprietà: Santuario di Santa Maria in Valverde, Rezzato (BS) – Inv. 1312

La padronanza di C. G. Grossi di tutte le tecniche dell’oreficeria e l’innegabile abilità di scultore si potranno apprezzare osservando i tre angioletti a tutto tondo, nelle “istoriete” mariane in miniatura del piede – Nascita, Presentazione al Tempio e Assunzione ottenute a fusione con estrema cura di ogni minimo dettaglio, e nei fioroni ingemmati che si librano sui vigorosi steli rivoluzionando la struttura tradizionale del nodo e animandolo di un’inedita vitalità. Le piccole composizioni strutturate come fossero dei minuscoli teatrini, ripropongono in miniatura i “devoti teatri” effimeri, citati nelle fonti come pensati anch’essi per “eccitare gran devotione”.Gli apparati effimeri erano installazioni scenografiche temporanee allestite nello spazio urbano lungo le vie e nelle piazze, per celebrare eventi religiosi, processioni: piccoli spettacoli in cui si univano arte, architettura e fede. Anche per merito dell’esecuzione di questo calice, l’orefice C. G. Grossi si affermò non solo come specialista nel genere dei calici figurati ma tra i massimi “virtuosi” dell’oreficeria europea del primo Settecento.

Reliquiario di San Filippo Neri – Carlo Giuseppe Grossi (Milano 1663 – post 1716) 1715 Argento fuso, sbalzato, cesellato e parzialmente dorato; vetro – 7 × 5 cm. – Inv. 1546

Lo spettacolare reliquiario a pendente di San Filippo Neri

Tra gli argenti eseguiti dall’orefice C. G. Grossi custoditi in Collezione, vi è l’eccezionale reliquiario a pendente con teca ovale di San Filippo Neri.

«rappresenta sul recto San Filippo Neri sollevato in gloria da due angeli e circondato da tre coppie di cherubini, sul verso lo stemma filippino – un cuore fiammeggiante coronato, trafitto e sormontato da tre stelle, centrato dalla reliquia del santo, è compreso tra due rami di giglio incrociati, in quadrato ai lati da due cherubini e, inferiormente, da un cartiglio inscritto. Il medaglione, di raffinatissima lavorazione, può essere identificato in uno dei tre reliquiari, “con gran diligenza travagliati in Milano dal signor Carlo Grossi orefice stimatissimo”, descritti nel carteggio (in corso di pubblicazione) intercorso tra il celebre maestro milanese e i padri di Santa Maria della Pace di Brescia, destinati in dono ai nobili veneziani Francesco Loredan, Paolo Lion e Francesco Morosini, in segno di ringraziamento per favori ricevuti dalla congregazione.» (Renata Massa – Catalogo Pag. 96)

Perfettamente integro e assai prezioso «non meno per la materia che per l’eccellenza del lavoro» (Catalogo pag. 96) rinvenuto nei depositi del Museo Diocesano e identificato attraverso alcune lettere del 1715.

Reliquiario di San Filippo Neri – Carlo Giuseppe Grossi (Milano 1663 – post 1716) 1715 Argento fuso, sbalzato, cesellato e parzialmente dorato; vetro – 7 × 5 cm. – Inv. 1546

«Nella straordinaria resa miniaturistica della figurazione, nei minimi dettagli e nella perfetta esecuzione tecnica, esso rende merito alla celebrata fama del Grossi e viene ad aggiungersi al catalogo dei suoi capolavori, accanto al calice di Santa Maria in Valverde di Rezzato.» (Renata Massa – Catalogo pag. 98)

Da una Lettera datata Mercoledì 11 Dicembre 1715 (Catalogo pag. 96) scopriamo anche l’attenzione dell’orefice Carlo Giuseppe Grossi verso i suoi capolavori. Avvisò i padri della chiesa di Santa Maria della Pace che avrebbe consegnato personalmente a Brescia i medaglioni per spiegare loro come inserire all’interno la reliquia e l’autentica:

«e questo vole essere di necesità che vi sij io, per farli vedere la maniera di disfarli e meterli la reliquia con la sua autentica, mentre voliono essere un poco fastidiosi, men tre sonno asieme con la cerniera al alto, dove vi é il suo anelo per tacarli, et, per farli stare uniti, sonno fati con delle vidine che non si vedono e, come averano veduto a disfarli una volta, sapra no ogni uno meterli asieme.»

Recuperare, riqualificare e restituire sono azioni di sostenibilità sociale

La straordinaria importanza della realizzazione del Catalogo SEGNI DEL SACRO. Gli argenti del Museo Diocesano di Brescia, è testimonianza del risultato ottenuto dagli studi condotti, e a lungo approfonditi, dalla competente Storica dell’Arte Renata Massa che ha accuratamente catalogato la Collezione di argenteria sacra del Museo. Il grande lavoro della ricercatrice, delle sue collaboratrici e collaboratori, ha restituito al pubblico una documentazione fondamentale per la valorizzazione di un patrimonio ancora inedito per la maggior parte, ma qualitativamente in grado di suscitare un grande interesse nazionale. La varietà e la ricchezza delle opere in Collezione testimoniano le molte direzioni di ricerca e di approfondimento interdisciplinare che da questo momento potranno ulteriormente procedere al fine di “svelare” con sempre maggior precisione i legami degli argenti con le sedi produttive, culturali e religiose, e le rispettive comunità di appartenenza. Tanti ancora sono gli argenti conservati nelle chiese del territorio e oggetto dal 1988, ad opera della Diocesi, di un sistematico lavoro di inventariazione. L’azione programmatica attivata per il recupero di “segni della sacralità” da parte di un Museo di Arte Sacra, non solo sottrae dalla dispersione un patrimonio che appartiene alla comunità, ma con le fasi di restauro e riqualificazione lo restituisce alla visione del pubblico italiano nel contesto di un percorso espositivo d’eccellenza come testimonianza «di quel meraviglioso mondo di valori spirituali – la fede religiosa, l’aspirazione al trascendente, la contemplazione del divino, la ricerca della bellezza – che nelle opere della collezione trovano mirabile espressione, in forme e figure intensamente significanti ed esteticamente coinvolgenti.» (Renata Massa – Catalogo pag. 16)

Renata Massa

Renata Massa è una storica dell’arte e docente della materia, può essere considerata una pioniera nel campo degli studi sulle arti decorative bresciane, in particolare la storia dell’oreficeria e della decorazione lapidea. A lei dobbiamo il primo repertorio organico dei punzoni territoriali e di bottega in vigore a Brescia dalla fine del Seicento all’Ottocento: Orafi e argentieri bresciani nei secoli XVIII e XIX secolo (Brescia, 1988). Socio effettivo dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Brescia, ha collaborato con musei e fondazioni per mostre e relativi cataloghi.

Questo Articolo scritto per presentare il nuovo Catalogo SEGNI DEL SACRO. Gli argenti del Museo Diocesano di Brescia, relativo agli argenti in esposizione, si è attenuto ai contenuti della presentazione del volume nel testo scritto dalla curatrice Renata Massa dal titolo: Il “Tesoro di Arte Sacra” del Museo Diocesano di Brescia: uno sguardo d’insieme, e a quelli di alcune schede degli oggetti presenti in Collezione.

Immagine in evidenza: Frammento di calice. Manifattura lombarda. Ultimi decenni del XV Secolo. Rame sbalzato, cesellato, inciso, stampato e dorato 25 × 13 cm. Provenienza: chiesa di San Lorenzo, Palosco (BG). Inv. 1278

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, sono state autorizzate dall’Ufficio Stampa: Bianca Martinelli I BIANCA etc. – Mobile 349.0863743 – Email info@biancaetc.it – www.biancaetc.it

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