In Sicilia, l’Assemblea regionale obbliga gli ospedali ad assumere medici non obiettori di coscienza, garantendo al legge 194 del 1978. Questo è un passo molto importante per una delle regioni italiane in cui è più difficile abortire.

La norma dalla Sicilia

Una norma approvata il 27 maggio scorso dall’Assemblea regionale siciliana, passata in aula col voto segreto, obbligherebbe le strutture ospedaliere pubbliche ad assumere medici e personale medico non obiettori di coscienza. In questo modo, nelle strutture pubbliche siciliani si riesce a garantire la legge 194 del 1978 che consente in Italia di interrompere volontariamente una gravidanza. Grazie a questa norma viene garantito il diritto all’aborto, visto che i medici obiettori sono uno dei primi ostacoli che la donna incontra quanto vuole interrompere la sua gravidanza.

Nella teoria, gli ospedali pubblici in Italia dovrebbero già garantire l’accesso a questa pratica, ma quando c’è un alto numero di medici obiettori – e questo è proprio il caso nel nostro paese – diventa difficile per una donna interrompere la sua gravidanza. La decisione della Sicilia dell’approvazione dell’articolo tre della legge 738 è quindi rivoluzionaria quanto necessaria, soprattutto perché è una delle regioni con la maggior presenza di medici obiettori: secondo i dati del 2022 del Ministero della Salute, le percentuali più alte di medici obiettori di coscienza si trovano in Molise (90,9%) e Sicilia (81,5%).

I medici obiettori si rifiutano per motivi di “coscienza” o “religione”, ma questo finisce solo per togliere alle donne quel diritto per cui abbiamo faticato, che ci appartiene e per cui ancora lottiamo e che ancora dobbiamo difendere. Come ci racconta Alessia Ferri in Libertà Condizionata: “La libertà di scelta di una donna rispetto al portare avanti o meno una gravidanza è regolata in Italia dalla legge 194, entrata in vigore nel 1978 a seguito di lunghe lotte, guidate prima di tutti dal Partito Radicale. Dopo oltre quarant’anni, però, la battaglia per il pieno riconoscimento di questo diritto può dirsi tutt’altro che vinta, visto che ancora troppe sono le criticità nel Paese”.

Per colpa dell’obiezione di coscienza, in molti ospedali sul territorio italiano trovare un medico che pratica l’aborto diventa difficile e, in alcune strutture, come ci dice il report Aborto a ostacoli di Medici del Mondo, il 100% dei medici è obiettore di coscienza: “Dall’accesso agli atti nel 2022 risulta che in Italia in ventidue ospedali (e quattro consultori) la percentuale di obiettori di coscienza tra il personale sanitario è del 100%”.

Vista la difficoltà delle donne nel trovare medici non obiettori che possono aiutarle, la Regione Sicilia ha deciso di introdurre l’obbligo per gli ospedali di assumere personale medico non obiettore e di istituire delle aree dedicate all’interruzione di gravidanza nelle strutture. Inoltre, i concorsi pubblici dovranno avere un’apposita condizione di risoluzione del contratto di lavoro, qualora il personale non obiettore assunto si dichiari successivamente obiettore.

Grazie all’Assemblea regionale siciliana, le donne residenti in Sicilia potranno avvalersi di questo diritto, reso di fatto vuoto dato l’alto numero di medici obiettori in Italia.

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