La proposta di legge sulla caccia libera: un disastro per tutti
Nuovo Ddl sulla caccia: un disastro non solo per animali e biodiversità, ma anche per l'economia turistica e la libertà individuale. Un appello e una raccolta firme.

Nuovo Ddl sulla caccia: un disastro non solo per animali e biodiversità, ma anche per l'economia turistica e la libertà individuale. Un appello e una raccolta firme.

Se passa questa proposta di legge dimenticatevi di andare a passeggio col vostro cane nella natura. Dovrete accontentarvi di muovervi negli spazi urbani delle città, tra smog, cemento e asfalto, almeno lì sarete al sicuro. E’ di queste ultime settimane infatti la notizia che il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida sta lavorando ad un Ddl che intende cancellare le più importanti norme a tutela degli animali selvatici, dopo quelle già demolite nel corso dell’attuale legislatura, lasciando praticamente carta bianca ai cacciatori di sparare sempre e ovunque, persino sulle spiagge.
Ed ecco che la nostra libertà di andare a spasso va a farsi benedire. Ma andiamo per ordine. Si tratta di un lungo percorso, iniziato già da tempo, che tende verso una sempre maggiore libertà per chi usa le armi a scopo di divertimento e svago, a discapito non solo degli animali ma anche delle persone.
Il disegno di legge definisce la caccia come attività utile alla biodiversità, e già questa definizione è una contraddizione nei termini, perché l’uccisione di animali selvatici a scopo ludico non può mai e in alcun modo favorire la biodiversità. Semmai, al contrario, la compromette.
L’unico caso in cui l’uccisione di animali selvatici può favorire la biodiversità è quando una specie diventa troppo numerosa causando danni all’ecosistema o ad altri animali. Ma in tal caso l’abbattimento dovrebbe essere sempre l’ultima spiaggia, dopo aver verificato altre soluzioni come l’installazione di barriere, l’uso di deterrenti o la possibilità di catturare e trasferire in altri luoghi gli animali in sovrannumero.
E se necessario, l’abbattimento dovrebbe essere effettuato dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari, ovvero dai Carabinieri forestali, e non da cacciatori che praticano questa attività per piacere, e che quindi possono avere una motivazione a sparare diversa dal puro controllo.
Definire la caccia come attività utile alla biodiversità permette di scavalcare il rischio di incostituzionalità, perché la biodiversità è difesa dalla Costituzione con l’articolo 9, che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Dunque una furbizia che non è passata inosservata, definita da molti esponenti dell’opposizione come un’idea grottesca, ridicola e fuorviante.
Ma restando ai fatti, il Ddl in questione potrebbe stravolgere la legge 157 sulla tutela della fauna del 1992, perché prevede l’aumento delle specie cacciabili, l’uso di migliaia di uccelli come richiami vivi (che quindi verranno tenuti per sempre prigionieri), la possibilità di sparare dopo il tramonto, con il favore del buio quando molti animali abbassano le difese ed escono dalle tane per trovare cibo, e sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali. Come se non bastasse, la nuova proposta di legge intende anche ridurre il ruolo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a vantaggio di enti più vicini alle associazioni venatorie.
Tra gli aspetti più controversi di questo disegno di legge c’è la volontà di rendere di nuovo legali i roccoli, che sono tribali trappole di origine trecentesca costituite da muri di foglie e rami ricoperti di reti in cui gli uccelli finiscono incastrati attratti da bacche gustose o da altri uccelli vivi usati come esca. I roccoli erano stati messi al bando non solo dalla giurisprudenza italiana con la legge 799 del 1967 ma anche dalle direttive europee.
Il nuovo disegno di legge tanto sostenuto dal ministro Lollobrigida intende inoltre ampliare il periodo di caccia anche ai periodi di migrazione ed estendere le zone dove praticare la caccia anche ai territori e alle foreste del demanio statale, regionale e degli enti pubblici in genere. Questo significa che i cacciatori potrebbero sparare forse tutto l’anno, anche nei delicati periodi di riproduzione, e non più solo nei boschi e nelle campagne, ma anche nelle oasi naturalistiche, lungo i sentieri escursionistici, nei parchi naturali, persino sulle spiagge e in tutte quelle zone frequentate dal turismo ambientale e sostenibile.
Sono a rischio dunque tutti gli escursionisti, i cercatori di funghi, gli amanti del trekking, i ciclisti, ma anche solo chi passeggia con il suo cane, insomma tutti coloro che frequentano e amano la natura. Ecco perché si sono allertate anche tutte le associazioni di categoria, come Assoguide che ha espresso forte preoccupazione per l’impatto che tale legge avrebbe sull’escursionismo e su tutto il turismo outdoor.
Va detto che già adesso le guide escursionistiche e tutti coloro che svolgono attività all’aperto sono impossibilitati dal frequentare alcune aree a causa delle attività venatorie. L’estensione del periodo e delle zone di caccia rischia di rendere definitivamente impraticabile la coesistenza delle attività ludico sportive con la caccia stessa. A meno che non si vogliano moltiplicare i casi di incidenti, già ora troppo numerosi e spesso mortali.
Il disegno di legge in questione diventerebbe quindi nei fatti un divieto di escursionismo, con gravi danni per un settore in costante crescita, con un valore economico primario nella filiera turistica. E se è vero che l’attuale governo è poco reattivo ai temi cari agli animalisti ed ambientalisti, al contrario è molto più sensibile sul piano economico. Possibile quindi che il governo non abbia preso in seria considerazione le ripercussioni economiche che tale legge avrebbe sul turismo outdoor?
Senza considerare poi che l’Italia è il Paese che in assoluto vanta più opere d’arte non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli borghi, nelle pievi di campagna, nei siti archeologici, con splendidi ruderi di castelli, necropoli rupestri e resti di templi ed edifici di culto sperduti tra campi e boschi. Quindi sarebbe a rischio non solo il turismo outdoor ma anche tutto il turismo culturale.
Cosa spinge dunque un Governo ad approvare una legge che sarebbe così disastrosa non solo per l’ambiente e gli animali ma anche per l’economia stessa del Paese? La domanda resta per il momento in attesa di risposta.
Ma intanto qualcuno avanza l’ipotesi di conflitto d’interesse, in particolare del Ministro Lollobrigida, ecco perché è stata lanciata anche una raccolta firme per chiedere un’indagine al fine di garantire il rispetto del principio di integrità e trasparenza nell’agire pubblico del ministro.
Nel frattempo alcuni volti noti dello spettacolo prestano la loro voce per dire NO a questa legge che sarebbe un disastro per tutti. Come Giovanni Storti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, da sempre ambientalista convinto, che lancia un appello su Facebook.
