L’Italia è una Repubblica democratica. Il referendum abrogativo 2025
Domenica e lunedì si vota per i referendum abrogativo 2025. Scopriamo perché è importante votare e su cosa siamo chiamati a esprimerci. La Costituzione italiana.

Domenica e lunedì si vota per i referendum abrogativo 2025. Scopriamo perché è importante votare e su cosa siamo chiamati a esprimerci. La Costituzione italiana.

L’8 e il 9 giugno 2025 si svolgerà il referendum abrogativo. Le cittadine e i cittadini italiani sono chiamate/i a votare su cinque quesiti referendari.
Il dibattito sul referendum abrogativo del 2025 è stato lungo e accesso, con le forze di maggioranza che invitano la popolazione a disertare le urne. La più creativa è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che durante la parata militare del 2 giugno ha detto ai giornalisti “vado a votare ma non ritiro la scheda”. Al di là della propaganda politica, vediamo la disciplina referendaria e perché è importante “andare a votare”.
Il referendum abrogativo è previsto dall’art. 75 della Costituzione. Secondo il disposto costituzionale 500mila cittadini o 5 consigli regionali possono proporre “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”.
È la Corte Costituzionale che decide se una proposta di referendum abrogativo è ammissibile.
La Corte si pronuncia tendendo conto, innanzitutto, della disciplina sancita dal suddetto articolo costituzionale secondo il quale non è possibile abrogare norme di rango costituzionale poiché sono gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria. Inoltre, sono escluse dal referendum abrogativo le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e indulto e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Affinché la consultazione referendaria sia valida deve essere raggiunto il quorum, cioè devono partecipare alla votazione la metà + 1 degli aventi diritto al voto. Possono votare tutti cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati, ossia i maggiorenni.
Ora proviamo a rispondere al perché è importante andare a votare e perché dovremmo farlo a questo referendum abrogativo. Anche qui ci viene in aiuto la Costituzione che all’art.1 dice che la sovranità appartiene al popolo. In soldoni, il popolo si esprime, decide, è parte attiva della vita del Paese, partecipa.
Ma la nostra carta costituzionale all’art. 48 dice qualcosa in più. Il voto non è solo un diritto che appartiene a ognuno, ma è anche un dovere civico. Se la maggioranza della popolazione non si recherà ai seggi non rispetterà il dovere civico di votare e sarà sconfitta la democrazia come partecipazione e libertà.
Lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica durante il suo discorso del 25 aprile: “È l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà. Non possiamo arrenderci all’astensionismo, a una democrazia a bassa intensità”.
Inoltre, è importante recarsi alle urne perché si tratta del futuro del lavoro e delle politiche migratorie. I quesiti riguardano questioni che toccano tutti, come vedremo dai numeri dei lavoratori e dei cittadini stranieri.
I primi quattro quesiti referendari si propongono di rendere effettivo il diritto al lavoro, così come espresso dall’art.4 della Costituzione. Scopriamo sinteticamente quali sono:
1 – Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti. Si chiede l’abrogazione della disciplina del Jobs act che riguarda il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 non può essere reintegrato dopo un licenziamento illegittimo. Se si vota Sì, quindi, sarà ripristinata la possibilità di reinserire il lavoratore nel caso di licenziamento illegittimo. Attualmente sono oltre 3 milioni e 500mila con contratto a tutela crescente.
2 – Indennità per licenziamenti per gli occupati delle piccole imprese. Questo quesito mira a eliminare il tetto massimo all’indennità per licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese. L’obiettivo è innalzare le tutele di chi lavora, affinché sia la/il giudice a determinare il giusto risarcimento.
3 – Contratti a termine. Si propone di ridurre il precariato e rendere il lavoro più stabile (sono oltre 2 milioni i precari in Italia). Se si vota Sì saranno abrogate alcune norme che regolano la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e le condizioni per le proroghe e i rinnovi.
4 – Responsabilità solidale negli appalti. Il quesito chiede l’abrogazione della norma che esclude la responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore. Con il Sì si interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro, estendendo in caso di infortunio sul lavoro la responsabilità all’impresa appaltante. Ogni anno nel nostro Paese sono più di 500mila le denunce di infortuni sul lavoro, ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro.
Con questa formula i cittadini stranieri giurano fedeltà alla Repubblica e diventano italiani. Il quinto dei referendum abrogativi propone di modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 e quindi vuole dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per richiedere la cittadinanza.
Il referendum sulla cittadinanza italiana non intende cambiare gli altri requisiti richiesti dalla legge. Rimarranno in vigore: il soggiorno legale ed ininterrotto, la conoscenza della lingua italiana, il possesso di un reddito e il pagamento delle tasse, l’essere incensurati e l’assenza di cause ostative legate alla sicurezza della Repubblica.
“Siamo figli e figlie dell’Italia” si legge sul sito del referendum sulla cittadinanza. Sono circa 2 milioni e 500mila le cittadine e i cittadini di origine straniera che vivono nel nostro Paese e che si sentono quindi italiane e italiani.
