Quando arrivo nell’area occupata dai raver durante i cinque giorni del raduno illegale “Space Travel”, i mezzi della ditta Econet che si occupa dello sgombero dei rifiuti stanno portando via i primi due compattatori e tre rimorchi pieni di rifiuti. Me li vedo passare davanti. Chiedo informazioni, mi dicono che hanno già prelevato i primi 150 quintali di rifiuti ingombranti e indifferenziati. Poi torneranno a portare via il resto, che è tanta roba. C’è di tutto: congelatori, sedie di plastica e alluminio, strutture di gazebo, tende canadesi, indumenti, bottiglie di plastica e di vetro, cassette di polistirolo e plastica, lettini da spiaggia, materassi, gonfiabili, barbecue, cibo ancora integro nelle confezioni sigillate. Da una parte, isolato da tutti gli altri rifiuti, un frigorifero dell’Algida. C’è persino un cacciavite cercafase nuovo nuovo, ancora inserito nel supporto di plastica usato per agganciarlo all’espositore del negozio.


Il bacino imbrifero del lago di Mezzano, che per le sue unicità naturalistiche è un SIC (Sito di interesse comunitario), appare come un’area di guerra dopo l’attacco nemico. Sul prato arso dal sole giacciono accumuli di macro-rifiuti, ma poi camminando tra questi accumuli ci si accorge che tutta l’area è cosparsa di migliaia micro-rifiuti, che sono distribuiti ovunque tra l’erba, tra gli arbusti, lungo il fosso, sotto gli alberi, e che sarà la cosa più difficile da rimuovere. Forse solo l’iniziativa spontanea di decine di volontari potrà rimettere in sesto questo prezioso territorio.

Mi rendo conto di non essere in grado di valutare il danno che il territorio ha subito. Chiedo aiuto ad un grande esperto della zona, il biologo Enrico Calvario, dottore in Scienze Biologiche che opera nel campo della biodiversità, consulente del Ministero dell’Ambiente, membro della “Segreteria Tecnica per le Aree Naturali Protette” e della “Task Force Rete Ecologica –Fondi strutturali Europei” e autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Dottor Calvario, quali sono i principali danni subiti dall’area del lago di Mezzano?
L’inquinamento acustico e quello luminoso sono stati senz’altro molto invasivi, ed hanno comportato l’allontanamento non solo della macrofauna ma anche dei piccoli invertebrati. Gli animali hanno dovuto compiere uno sforzo enorme per andare a ricercare altrove quiete, acqua e cibo, un dispendio energetico immenso e non previsto.

E in questo periodo di caldo estremo e di grande siccità si può pensare che a causa di questo dispendio energetico qualcuno non ce l’abbia fatta?
Sicuramente molti animali non ce l’hanno fatta a superare lo stress fisico ed emotivo. Ma del resto è un po’ quello che accade anche con i fuochi d’artificio, che provocano moltissime morti improvvise di animali che non reggono lo stress.

E’ possibile ipotizzare che gli animali che si sono allontanati poi possano ritornare? E di quanto possono essersi spostati?
Difficile dare una misura dello spostamento, dipende da specie a specie. E’ vero che gli animali tendono a tornare nelle località dove si sono riprodotti, ma dipende da molte variabili. Se le condizioni ritornano normali si può sperare che nell’arco di due mesi molti siano in grado di tornare. Il danno avrebbe potuto essere anche maggiore se l’invasione fosse stata attuata durante il periodo delle migrazioni e dello svernamento, o durante il periodo riproduttivo degli uccelli. Tuttavia qualche coppia di qualche specie avrà sicuramente abbandonato qualche covata tardiva.

E per quanto riguarda il carico organico finito nel lago? Insomma liquami e deiezioni umane?
Lo stato eutrofico di questo piccolo lago è già di per sè piuttosto preoccupante, per la fioritura dell’alga rossa, che è tossica, (l’alga rossa è un cianobatterio che produce microcistine tossiche responsabili di molte malattie) e si forma a fronte di forti carichi di nutrienti. Dunque una presenza che non è certo un buon segnale ecologico. Per cui un carico ulteriore, scatenato da questo rave, può avere provocato un serio peggioramento delle acque. Sarà l’Arpa Lazio che dovrà monitorare nei prossimi mesi l’eventuale evoluzione.

Le parole del dottor Calvario non sono confortanti, e ascoltarle con lo sguardo ancora poggiato sui rifiuti abbandonati fa male all’anima. In questo sito crescono alcune tipologie di faggete preziose e già minacciate, le acque del lago di Mezzano sono sorvolate dal Martin Pescatore e dal Nibbio bruno, qui vivono alcune specie anfibie in via di estinzione. Anche le aree coltivate che circondano il lago sono popolate da oltre sessanta specie di uccelli.

In genere i rave illegali vengono organizzati in aree industriali abbandonate, in vecchi capannoni, in edifici fatiscenti. Quando un evento così impattante viene allestito in un habitat così delicato i danni possono essere incalcolabili e purtroppo talvolta irrecuperabili. Oltre all’impatto acustico e luminoso che ha incrinato seriamente la salute di questo territorio e dei suoi abitanti, oltre all’inquinamento dovuto ai saponi e ai liquami prodotti improvvisamente in enormi quantità, va messa in conto anche l’aggressione dovuta ai gas di scarico di migliaia di automezzi che hanno invaso l’area, infierendo non solo su fauna e flora selvatica ma anche su tutto il sistema agro-silvo-pastorale che è perfettamente integrato con quello naturale.

Inoltre c’è da chiedersi chi pagherà gli ingenti costi di rimozione di tutti i rifiuti ingombranti e indifferenziati. Il comune di Valentano, e quindi i suoi cittadini? La Regione Lazio? Di certo saranno costi rilevanti, che potrebbero andare a gravare sulla comunità locale.

Qui un banchetto improvvisato con dei pallet, sui cui risalta la scritta “nutrendo te stesso nutri gli altri”.

E infine bisogna chiedersi come evitare che episodi così violenti e pericolosi si ripetano.
Numerosi raver e gli stessi organizzatori hanno già dichiarato, in più occasioni durante questi giorni, che questo territorio si presta molto bene per i loro teknival, e che torneranno ad organizzarne di nuovi. E dopo avere sgomberato l’area del lago di Mezzano non sono partiti, ma si sono distribuiti lungo le rive del limitrofo lago di Bolsena, altro ecosistema di particolare fragilità, dove si sono accampati con camper e tende nonostante la normativa vigente vieti espressamente il campeggio. E tutto questo sotto lo sguardo tollerante dei carabinieri che tra l’altro, ad espressa domanda, hanno risposto che la materia non è di loro competenza.

E’ urgente dunque fare chiarezza su questi temi che sembrano essere di estrema attualità, e cercare di costruire un’azione di prevenzione per il futuro che salvaguardi un’ecosistema così delicato ed impedisca nuove future invasioni incontrollate e dannose.

Vi lasciamo questo video che documenta tutto il danno ambientale, dall’arrivo dei compattatori di rifiuti ad una camminata tra gli ingombranti più impensabili abbandonati in un’area così sensibile.

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