E’ considerato come uno dei borghi più belli dell’Umbria, e ci se ne innamora al primo incontro: per la colorazione rossa delle sue case di mattoni, per la dimensione armoniosa del suo impianto urbano, per l’atmosfera autentica che vi si respira, per la sua gastronomia, per il saper combinare passato e contemporaneità, ma soprattutto per il suo saper essere un vero museo diffuso dove ad ogni passo ci si imbatte in un’opera del Perugino, chiamato il Divin Pittore per l’eccellenza formale delle sue opere e l’equilibrio armonioso delle scene dipinte, capaci di esprimere l’ideale classico di grazia e perfezione.

Città della Pieve è uno di quei borghi che restano nel cuore e che ci constringono a tornare, un’altra volta e ancora un’altra, perché non se ne ha mai abbastanza. Divisa in tre terzieri, presenta un impianto urbanistico che ricorda la forma di un’aquila imperiale in volo. La tradizione dice che è per via dell’Imperatore Federico II di Svevia, che nella metà del XIII secolo regalò alla città un periodo di indipendenza trasformandola in libero Comune.

Vero o no, è bello guardarla su una mappa, dove è facile riconoscere la testa dell’aquila nel Terziere Castello, la sua pancia nel Terziere Borgo Dentro, e l’ala e la coda nel Terziere Casalino.

Il Divin Pittore e le sue opere in Cattedrale

Qui, ovunque vi giriate, rischiate di inciampare in un capolavoro del Perugino, a partire dalla Cattedrale barocca che si rivela uno scrigno di opere d’arte. E nonostante il suo aspetto barocco è la chiesa più antica della città, risalente al IV secolo dopo Cristo. All’interno ci si imbatte, quasi inaspettatamente, nella pala d’altare che rappresenta il Battesimo di Gesù Cristo. Dipinta dal Divin Pittore in età matura, è ritenuta una delle migliori opere dell’artista, il cui vero nome era Pietro Vannucci, ma fu poi chiamato il Perugino quando arrivò a Firenze, identificandolo non con lo sconosciuto borgo in cui era nato ma con la vicina e più nota città di Perugia. L’elegante simmetria e l’equilibrata anatomia delle figure ne fanno un capolavoro mozzafiato.

Battesimo di Gesù Cristo, Pietro Vannucci, dettaglio – photo by Vera Risi

L’altra pregevole opera dello stesso autore è situata nell’abside sopra il coro: una splendida tavola raffigurante la Madonna tra i Santi Protettori Gervasio e Protasio e i Santi Pietro e Paolo su cui compare, al centro della composizione, la firma completa dell’autore con la data del 1514.

Ma la cattedrale custodisce altri capolavori, come le opere del Pomarancio, che stupisce per la sua capacità di creare scene teatrali: l’intensità emotiva della Madonna del Carmine o la ricchezza di dettagli cromatici dello Sposalizio della Vergine, arricchite da un uso molto drammatico della luce, creano un profondo pathos religioso. Di grande suggestione il crocifisso ligneo del XVI secolo attribuito al Giambologna: pare sia stato il lavoro preparatorio del crocifisso in bronzo poi realizzato per la chiesa della SS. Annunziata a Firenze.

Ma è nel sottosuolo che la cattedrale nasconde i suoi misteri più affascinanti: sono le cripte, ambienti ipogei che risalgono al XIII secolo se non prima. Si tratta di ambienti articolati con strutture ad archi che forse erano usati per accogliere i pellegrini, ma anche per ospitare la mercanzia esposta in vendita. Insomma una sorta di porticato aperto, dove possiamo immaginare un rumoroso via vai di mercanti e viandanti. Questa architettura antica ospitava un ciclo pittorico di cui oggi restano solo affascinanti resti che, datati al XV secolo, sono attribuiti ad uno dei più grandi interpreti del ‘400 pittorico umbro, ovvero Benozzo Gozzoli.

Cripte ipogee della cattedrale, frammento di affresco attribuito a Benozzo Gozzoli – photo by Vera Risi

L’opera più complessa del Divin Pittore:
il presepio

Tuttavia chi vuole scoprire l’opera più emozionante del Perugino deve lasciare la cattedrale e inoltrarsi nel terziere Casalino per raggiungere l’Oratorio di S. Maria dei Bianchi, dove la Confraternita dei Disciplinati aveva commissionato al Divin Pittore l’affrescatura dell’intera parete di fondo della cappella con la scena del Presepio, detta anche l’Adorazione dei Magi.

Ritenuta dai critici una delle più grandi pitture murali dell’artista, vi lascerà a bocca aperta per la sublime bellezza che emana. La scena, immersa in un tipico paesaggio umbro, è talmente complessa e ricca di personaggi che vi servirà molto tempo per gustarne appieno il senso ed il significato. Il consiglio? Andateci con una delle guide dell’info point, sono bravissime e sapranno immergervi nella profondità dell’opera.

Il Presepio (o l’Adorazione dei Magi) Pietro Vannucci – photo by Vera Risi

La terza eredità lasciata da Pietro Vannucci alla sua Città della Pieve è custodita nella Chiesa di S. Maria dei Servi, oggi sconsacrata e trasformata in Museo Civico Diocesano. Si tratta di una Deposizione dalla croce, uno dei momenti più alti della tarda produzione artistica del Perugino. L’affresco, nascosto dietro un’intercapedine, fu riscoperto solo nella metà del XIX secolo dallo storico dell’arte e pittore tedesco Antoon Ramboux.

Ma il Divin Pittore si nasconde anche in altri luoghi, come dentro la piccola chiesa di San Pietro, con una bella parete dipinta con Sant’Antonio Abate tra santi e cherubini, considerata una delle più belle che l’artista abbia lasciato nel suo paese natale.

Altra tappa imperdibile di questo affascinante borgo è il Palazzo della Corgna, i cui interni vantano decorazioni ad affresco con grottesche e riquadri di carattere mitologico e sacro realizzate nel ‘500 dal Pomarancio.

Ma un altro luogo che saprà stupirvi ed emozionarvi è l’Oratorio di San Bartolomeo, situato di fianco alla chiesa di San Francesco. Qui, in quello che era il refettorio dell’antico convento francescano, vi accoglie il Pianto degli Angeli: una crocifissione trecentesca dipinta da Jacopo di Mino del Pellicciaio che commuove e lascia attoniti perché il Cristo è contornato da una miriade di angeli stilizzati i cui volti sono affranti e dolenti, ciascuno a suo modo. Qui i pigmenti dello sfondo, che originariamente dovevano essere di un intenso azzurro a rappresentare il cielo, con il tempo hanno virato verso un rosso cupo, il che rende ancora più inquietante l’affresco perchè sembra rievocare il colore del sangue versato da Cristo.

Il pianto degli Angeli, di Jacopo di Mino del Pellicciaio XIV sec. – photo by Vera Risi

Città della Pieve e fotografia contemporanea

Eppure Città della Pieve non è solo memoria e passato, ma anche presente e contemporaneità: qui infatti potete imbattervi nel laboratorio/galleria fotografica Photo Città della Pieve, allestito all’interno del vecchio forno Bassini, l’antico forno comunitario del borgo dove non solo si sfornavano pizze, pani e focacce, ma si formava anche l’identità di una popolazione.

Grazie ad un eccellente restauro filologico, oggi i locali ospitano una sala esposizioni per mostre fotografiche, la biblioteca, il bookshop, la sala workshop, la sala posa e un ambiente per la convivialità e le degustazioni.

Il luogo conserva ancora le attrezzature del forno risalenti al 1956, una cantina scavata nella pietra e una scritta dallo stile post-fascista che esalta l’importanza del pane, ed è un luogo pulsante e fervido di energia, carico di vibrazioni artistiche, dove si organizzano dibattiti, mostre e gruppi di studio intorno all’arte della fotografia.

Interni del centro culturale Photo Città della Pieve, con le strutture originali del forno Bassini – photo by Vera Risi

In questi giorni qui è in corso la mostra American Pictures, con una selezione di immagini tratte dalla vasta collezione di oltre 18.000 fotografie del fotografo danese Jacob Holdt. Le immagini sono state realizzate nel corso di cinque anni di intensi viaggi negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, un periodo che l’artista ha vissuto come vagabondo.
Ne risulta una potente testimonianza visiva che documenta le diverse sfaccettature della vita americana dell’epoca: dal razzismo alla povertà e all’oppressione, ma con un focus anche sull’amore, l’odio e l’amicizia. La mostra resta aperta fino all’11 gennaio.

Ma perché Città della Pieve è chiamata
il borgo rosso?

Per via dei suoi edifici in laterizio che ne caratterizzano tutto il centro urbano. Qui infatti nella prima metà del ‘900 esisteva una fornace di laterizi che per più di quaranta anni è stata una delle più importanti attività produttive di laterizio della Valdichiana.

Ne restano memoria le belle case in mattoni rossi di cotto che costituiscono gli stretti vicoli del borgo, dei quali il più angusto è il cosiddetto vicolo baciadonne, il cui nome evoca la necessità di camminare quasi abbracciati nella strettoia del passaggio, finendo per sfiorarsi le labbra.

Città della Pieve e le sue bontà gastronomiche

In quest’urbanistica medievale dalle architetture evocative ci si ferma a degustare l’oro di Città della Pieve, il suo zafferano, che risultava già coltivato e commercializzato fin dal XIII secolo. La città infatti si dedicò fin da subito alla coltivazione di questa pianta per via dei pigmenti che se ne potevano produrre, impiegati nella tintura di panni e filati di cui la città fu per molto tempo un importante centro produttivo.

Ed è al Bistrot del Duca che potrete gustare il più raffinato risotto allo zafferano. Il locale è piccolissimo, giusto quattro o cinque tavoli, e nascosto tra i vicoli, quasi a non voler farsi scovare. Ma una volta trovatolo ve ne innamorerete: accoglienza casalinga, competenza gastronomica e creatività fanno di questo bistrot uno di quei posti che vorrete incidere per sempre nella memoria.

La cremosità avvolgente del risotto allo zafferano proposto dal Bistrot del Duca, esaltata dal colore giallo oro brillante dello zafferano, è garantita da un uso sapiente del taleggio, che aggiunge gusto ad un piatto dal profumo speziato, pungente e floreale. L’antipasto imperdibile? L’hummus di ceci e summacco con pane azzimo. Per gli esploratori di sapori inediti si raccomandano le polpette vegane di ceci e zucchine, molto interessanti. E per finire? La strega del Duca… pura scioglievolezza!

Ma se preferite lo street food, allora il Pizzicagnolo fa per voi, un locale ancora più piccolo dove ci si può sedere solo all’aperto oppure ordinare a portar via: vedrete preparare deliziose schiacciate cotte al momento davanti ai vostri occhi, e poi farcite con scamorze, carpacci, verdure grigliate, hamburger, affettati e formaggi di ogni stagionatura.

Accogliente e ospitale, Città della Pieve vi invita a sostare nei suoi tanti bar e caffetterie per bere una raffinata tisana o una gustosa cioccolata calda, come presso l’Antica Caffetteria Matucci, dove gli infusi sono accompagnati da un’elegante clessidra per misurare il tempo di infusione.

Antica Caffetteria Matucci – photo by Vera Risi

La città è ben servita con un info point dove sapranno suggerirvi tutte le possibili visite guidate ed escursioni, e con una comodissima area camper situata proprio ai piedi della rupe, al di là della cinta muraria.

Luogo ideale per una vacanza natalizia, Città della Pieve ci aspetta non solo con il Divin Pittore, ma anche con il Presepe Monumentale del Terziere Castello che dal 25 dicembre al 6 gennaio è pronto a stupire con il suo unico percorso scenografico, con il Capodanno in piazza del 31 dicembre e la Discesa della Befana dalla Torre, attesa per il 6 gennaio.

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