Negli USA, paese della libertà, circa mille soldat* transgender saranno espulsi dal servizio militare perché non seguono uno “stile di vita onorevole“, secondo un ordine esecutivo della Casa Bianca. Ora sono costretti ad autoidentificarsi come persone transgender e al congedo involontario.

L’OK all’ordine esecutivo dalla Corte Suprema degli USA

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato l’OK all’amministrazione Trump di far rispettare il divieto di persone transgender nell’esercito. L’ordine esecutivo viene dal presidente degli USA, Donald Trump, firmato da lui stesso all’inizio del suo secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti d’America. L’ordine avrebbe incaricato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, di rivedere la politica del Pentagono sulle truppe transgender, non per imporre un divieto immediato del servizio a queste persone, ma per rielaborare la politica sul loro servizio nelle forze armate.

Nel suo ordine esecutivo, il presidente Trump ha affermato che “molte condizioni di salute mentale e fisica sono incompatibili con il servizio attivo” e che “l’adozione di un’identità di genere incompatibile con il sesso biologico di un individuo entra in conflitto con l’impegno di un soldato verso uno stile di vita onorevole“. La “guerra” contro le persone transgender comincia già nel suo primo mandato: Trump aveva già tentato nel 2017 di vietare alle persone transgender di servire nelle forze armate, ma il procedimento è stato poi annullato dal suo successore, l’ex-presidente Joe Biden.

Espulsione, autoidentificazione e congedo involontario

Anche se il contenzioso legale è ancora in corso, la Corte Suprema degli USA ha stabilito che il divieto per i soldat* transgender entrerà comunque in vigore, e il processo di espulsione comincerà entro l’inizio di giugno. Il segretario della Difesa Pete Hegseth ha specificato in un promemoria che dopo un periodo autoidentificazione – in cui anche chi soffre di disforia di genere deve segnalarlo –, i rami delle forze armate daranno il via alle procedure per i congedi involontari di quei soggetti che non otterranno una deroga.

Le persone transgender nell’esercito statunitense sono una piccola percentuale, ma stanno subendo un periodo di forte stress e ansia per colpa di queste politiche per la precarietà della loro situazione lavorativa, ma anche perché questo è un grave colpo alla questione di uguaglianza e diritti civili per la comunità LGBTQ+: la situazione quindi non riguarda solo i soldati e le soldatesse in particolare, ma tutta la comunità.

L’esercito dovrebbe essere famiglia

Jan Morris, nata uomo ma ora donna transgender, ha raccontato le sua sfide come donna transgender in Enigma, la sua autobiografia. Jan faceva parte dell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, e lavorava come giornalista di guerra.

Attraverso la sua fotocamera, ha documentato alcuni dei momenti più importanti della storia contemporanea e, attraverso il suo libro, ci racconta del senso di appartenenza che fa parte dell’esercito: “Tra gli ufficiali c’era un forte senso di famiglia. In effetti non era per nulla come essere in un esercito. Nessuno si rivolgeva a un altro chiamandolo Sir. Il colonnello era colonnello Jack o colonnello Tony. Gli altri erano conosciuti col nome di battesimo. La cortesia reciproca non era di natura premeditata, ma una questione di abitudine e di praticità”.

L’appartenenza alla famiglia e le virtù militari le hanno insegnato tante cose, e l’hanno accompagnata nel suo percorso di transizione che affronterà a quarantacinque anni, molto dopo la fine del suo lavoro nell’esercito. L’esercito dovrebbe essere per soldati e soldatesse una seconda famiglia, invece l’amministrazione Trump li mette gli uni contro gli altri ed emargina ancora di più le minoranze dalla normalità quotidiana.

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