A Roma, tra le mura della Sala Raffaello a Villa Fiorelli, prende vita per il secondo anno consecutivo ENEIDE – Teatro della Migrazione”, un laboratorio teatrale interculturale e multidisciplinare che, dal 17 agosto al 26 settembre 2026, trasformerà il mito di Virgilio in un’esperienza di viva attualità. Il sipario si alzerà ufficialmente il 29 agosto con “Approdo”, la prima tappa performativa che segna il culmine del primo modulo del laboratorio. Ne parliamo con il regista anima del progetto Matteo Tarasco.

In che senso lavori a un teatro della migrazione?
La migrazione non è un tema, è una condizione umana. L’umanità è sempre stata in movimento e sempre lo sarà: si parte perché una guerra distrugge la propria casa, perché una terra non offre più futuro, perché si cerca un luogo nel quale poter vivere. Enea è un migrante, forse il fondatore del mito della migrazione nella cultura occidentale: fugge da una città distrutta, attraversa il Mediterraneo, perde persone, memoria, identità e approda in una terra straniera che dovrà imparare a chiamare casa.

ENEIDE – Teatro della Migrazione vuole mettere in relazione una storia antichissima con le storie di chi oggi attraversa frontiere, mari e territori alla ricerca di una possibilità. Ovviamente non vogliamo raccontare “i migranti” come una categoria sociale diversa da coloro che hanno la possibilità di essere stanziali, ma raccontare la condizione universale di tutti noi, che, prima o poi, siamo chiamati ad attraversare una frontiera.

Come vengono riletti i classici in questo lavoro?
Non mi interessa attualizzare i classici in termini estetici, bensì in termini etici: quale necessità profonda ci anima quando li rileggiamo? Perché le storie antiche, i miti, continuano a parlarci? Perché sentiamo il bisogno di ascoltarli? L’Eneide di Virgilio racconta la storia di un esule che cerca una terra dove ricominciare. Ma racconta anche la guerra, il desiderio di appartenenza, il rapporto con lo straniero, la costruzione di una nuova identità. Questioni che risuonano nella contemporaneità, fino ad arrivare alla cronaca.

Abbiamo lavorato sui canti VII-XII dell’Eneide, costruendo tre capitoli — Approdo, Guerra, Tregua — che corrispondono a tre momenti di ogni migrazione: arrivare, combattere per uno spazio, cercare una possibilità di convivenza. La scrittura di Virgilio viene attraversata da una lingua contemporanea, essenziale e poetica — grazie a una nuova traduzione e adattamento — che crea una drammaturgia corale. Non intendiamo spiegare il poema virgiliano, ma farlo risuonare. E quando un testo di duemila anni fa riesce a parlare delle nostre paure, delle nostre frontiere e del nostro bisogno di appartenere, allora significa che è ancora vivo.

Come mai, secondo te, oggi sembra così urgente questa riscoperta del mito (non ultimo, ovviamente, Nolan)?
Credo che il mito ritorni quando il presente diventa difficile da decifrare. Il mito non fornisce risposte: pone domande. E oggi abbiamo bisogno soprattutto di domande. I grandi racconti del mondo antico — Odissea, Eneide — parlano di viaggio, guerra, esilio, identità, perdita, desiderio di ritorno. Sono esattamente le parole chiave del nostro tempo. Forse per questo oggi torniamo ai miti: perché ci permettono di guardarci da lontano, come in uno specchio. E forse, per provare a capire il presente – e immaginare il futuro – abbiamo bisogno di uno specchio molto antico.

Questo percorso è un sequel: come è andata la prima edizione?
La prima edizione del 2025 è stata, prima di tutto, una scommessa. Abbiamo cercato di capire se fosse possibile trasformare un laboratorio teatrale in un vero luogo di incontro tra persone, culture e biografie differenti. La risposta è stata molto positiva. La cosa più importante non è stata soltanto il risultato spettacolare, ma ciò che è accaduto durante il percorso: giovani performer che hanno iniziato a riconoscersi attraverso il lavoro teatrale, superando differenze linguistiche, culturali e personali. Per questo abbiamo scelto di non ripetere semplicemente l’esperienza, ma di farne un vero sequel. Nel 2026 il progetto entra nel cuore dell’Eneide: se nel primo percorso dominava la fuga da Troia in fiamme, ora Enea arriva in una terra nuova, il Lazio, e deve confrontarsi con il problema più difficile: come trasformare un approdo in appartenenza.

Raccontaci destinazione, forze produttive e squadra.
Eneide – Teatro della Migrazione nasce dalla collaborazione tra me e il produttore Massimo Di Rollo, che coordina una squadra di giovani che si riconoscono nell’associazione Igloo, anima creativa della Sala Raffaello di Roma. Tra la prima edizione del 2025 e la seconda del 2026 abbiamo coinvolto complessivamente 60 giovani attrici e attori under 35, attraverso un laboratorio intensivo che nelle due edizioni ha raggiunto complessivamente 90 giorni di lavoro e 12 performance pubbliche.

Il laboratorio è un’occasione per lavorare sulla drammaturgia, sul corpo, sulla voce e sulla pluralità linguistica. Nel coordinamento del lavoro mi avvalgo della preziosa collaborazione di Arianna Ilari, attrice e performer, che cura il lavoro sulla voce e sulla coralità. Determinante è inoltre l’apporto di Madi Keita, giovane uomo maliano che ha attraversato il Mediterraneo come migrante e che oggi lavora nel nostro Paese come mediatore linguistico.

La destinazione finale non è soltanto lo spettacolo: è la costruzione di una comunità temporanea di artisti. Il laboratorio condurrà alla restituzione pubblica di tre spettacoli — Approdo (29 agosto), Guerra (12 settembre) e Tregua (26 settembre) — che compongono un unico percorso drammaturgico attraverso i canti VII-XII dell’Eneide di Virgilio.

Il progetto è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura ed è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La sede del lavoro è la Sala Raffaello di Villa Fiorelli, dove vi aspettiamo per comprendere insieme che In fondo, siamo tutti migranti: cambiano le frontiere, cambiano le ragioni della partenza, ma resta identico il bisogno di trovare un luogo da poter chiamare casa. Noi abbiamo trovato il Teatro approdo scosceso e a volte pericoloso, ma sempre ricco di opportunità, unico luogo in cui l’essere umano impara ad essere umano.

Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura”

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