Ci sono storie che non chiedono il permesso per esistere: accadono perché l’esistenza stessa precede ogni tentativo di incasellarla. Questo è il baricentro emotivo e politico di Mavi, una scelta d’amore (PAV Edizioni, 2026), il libro-testimonianza in cui Mario Santamaria e Pierluigi Valsecchi tracciano il loro percorso di coppia e di padri.

In un Paese in cui il dibattito sui diritti oscilla costantemente tra ideologie e lentezze legislative, anche l’assetto della famiglia e il suo riconoscimento tardano a modificarsi per accogliere la complessità del presente. Il diritto appare scollegato dalla realtà, incapace di adattarsi a ciò che di fatto già esiste, finendo per mettere fuori legge il reale. Eppure, al centro di tutto, prima ancora delle definizioni giuridiche, si colloca l’amore genitoriale, la cura quotidiana e la responsabilità affettiva.

“Questa non è una storia di rivendicazione. È una storia di presenza”

Non siamo di fronte a un manifesto ideologico o a un trattato giuridico; come ricordano le pagine del volume, «questa non è una storia di rivendicazione. È una storia di presenza».

L’opera nasce, come svelano gli stessi autori, come copia unica destinata alla figlia Mavi (Mariavittoria): un dialogo intimo tra loro due e questa bambina concepita e nata attraverso un percorso di gestazione all’estero. Attraverso l’alternanza delle due voci emergono i vissuti, le fragilità e le radici dei due autori nella provincia di Brescia: Mario con il suo impegno nel sociale e la visione d’impresa, Pierluigi con la concretezza e l’autenticità del lavoro a contatto con le persone. Il loro incontro casuale, nato «grazie a due euro», si è trasformato presto in un progetto di vita condiviso.

Mavi, storia di un legame

La rottura della narrazione convenzionale si manifesta nel momento in cui il desiderio di genitorialità deve scontrarsi con la realtà: prima la Russia, poi il Messico, tra cavilli burocratici, ansie e l’assurda negazione anagrafica dell’esistenza della piccola. E poi, il rientro in Italia, con il travagliato percorso per il riconoscimento del legame con papà Pierluigi. Cosa definisce un padre? Una firma all’anagrafe o la dedizione quotidiana di esserci?

Il dialogo con Mario e Pierluigi

Ringrazio sentitamente Mario Santamaria e Pierluigi Valsecchi per aver scelto di affidare a queste pagine di Rewriters le loro risposte. Non è mai facile esporsi, aprirsi ancora una volta al mondo esterno e farsi inevitabilmente oggetto di giudizio.

A chi legge questo articolo chiedo di dismettere il ruolo di giudice e di assumere uno sguardo autenticamente empatico. Ciò che portiamo alla luce non è l’ennesima storia da copertina da dare in pasto a contrapposizioni ideologiche o a sterili dibattiti da talk show. L’auspicio è che questo racconto possa essere uno spazio di vicinanza e di orientamento per tutte le persone che stanno affrontando le medesime fatiche e incertezze, in un contesto in cui l’assetto normativo continua a non adeguarsi alla realtà, negando o rallentando la tutela di diritti inalienabili.

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo ai nostri genitori, riaffiorano odori, carezze, rimproveri o il dolore vivo di un’assenza: da bambini non ci interroghiamo sull’identità sessuale di chi ci cresce, ma riconosciamo istintivamente il nostro primo tramite emotivo con il mondo. Vi siete mai fermati a misurare la distanza tra questa verità fatta di memoria affettiva e la pretesa burocratica di uno Stato che riduce la genitorialità a una questione di conformità e controllo sui corpi?

Mario e Pierluigi: Rispondiamo prendendo a prestito la poetica del fanciullino secondo Pascoli. Quella parte infantile, pura e incontaminata che ogni essere umano conserva dentro di sé anche durante l’età adulta. La capacità è quella di meravigliarsi, di cogliere la realtà con uno sguardo spontaneo e di vivere l’esperienza in maniera immediata e genuina. Non ci siamo soffermati al confronto e scontro tra l’idealità di una memoria affettiva ed emotiva e la burocratica irrealtà di uno stato miope e attualmente “fondato” su paradigmi arcaici e a tratti, reazionari.

Nel vostro percorso emerge un doppio livello di controllo: quello materiale sulla nascita e quello, più sottile, sull’emotività, dove l’amore per un figlio sembra dover essere continuamente certificato. Come si protegge l’intimità familiare quando intorno c’è un sistema che tenta di misurare con il bilancino la vostra idoneità a essere rifugio per Mavi?

Mario e Pierluigi: Ci si protegge con la complicità di coppia. Siamo veramente due persone, due uomini che ancora si amano, si proteggono vicendevolmente e supportano nelle avversità. Ciascuno con le proprie modalità si è fatto carico delle fragilità o dei momenti di sconforto dell’altro, senza clamori e senza troppe parole, ma con la reale presenza fatta di sguardi, di attenzioni e anche di silenzi.

Le radici vengono spesso intese come qualcosa di immobile, eppure le vostre hanno dovuto attraversare continenti — dalla Russia al Messico, fino all’Italia e al transito verso la Spagna. Oggi, alla luce di questo viaggio, dove sentite che affondano davvero le vostre radici e che cos’è diventato per voi il concetto di “casa”?

Mario e Pierluigi: Casa siamo noi tre, famiglia siamo noi tre con i nostri più cari Amici. Le nostre radici? Sono aeree come nelle mangrovie, anche se stiamo organizzando il futuro di Mariavittoria e il nostro, in Spagna.

C’è un momento preciso, intimo, in cui il desiderio di genitorialità smette di essere un’idea astratta e diventa una presenza che chiama? Quando avete sentito per la prima volta l’urgenza di accogliere una nuova vita?

Mario e Pierluigi: Mario ha sempre sentito il desiderio di diventare padre, di crearsi una famiglia intesa come luogo forse un po’ folle, ma dove la follia è amore. Pierluigi stando insieme a Mario, gradualmente, ma inesorabilmente, è cresciuto il desiderio di paternità. Le difficoltà, l’entusiasmo e le attese non hanno fatto altro che consolidare la scelta di diventare papà.

Nessuno inizia un percorso genitoriale per fare una rivoluzione politica, ma per amore. In quale momento vi siete accorti che la vostra vicenda stava uscendo dalla sfera privata per scardinare le “scatole” del pensiero comune e diventare propulsore di un cambiamento nell’immaginario collettivo?

Mario e Pierluigi: Forse nel momento in cui abbiamo fatto leggere il manoscritto agli Amici. Allora: inizialmente il libro doveva essere “copia unica” quale testimonianza per Mavi. Poi, gli Amici ci hanno esortato a pubblicare il libro e in questo caso dobbiamo ringraziare l’Amica Clelia per averci accompagnato passo passo, nell’intero percorso successivo.

Mentre eravamo in Messico, in Italia, uscì la circolare Piantedosi, per intenderci, quella che vietava ai Comuni di riconoscere come genitori le coppie omogenitoriali. Lasciamo immaginare lo stato di agitazione che ci prese mentre eravamo lontani. Rientrati in Italia, anche il solo poter registrare Mavi all’anagrafe poteva essere un’impresa impegnativa. Fortunatamente abbiamo trovato Sindaco e responsabile dell’anagrafe molto disponibili, collaborativi e super efficienti.

In due occasioni abbiamo capito davvero che stavamo per “scardinare” qualcosa. La prima è stato l’arrivo dei Carabinieri, una domenica, a casa. Le forze dell’ordine dovevano controllare che Pierluigi, che aveva iniziato l’iter di “adozione in casi particolari”, vivesse nell’abitazione dichiarata e che quest’ultima fosse… nella norma… La seconda è stata durante gli incontri con l’assistente sociale e la psicologa. Qui abbiamo appreso di essere la prima coppia di uomini in provincia di Brescia ad intraprendere questo percorso. Nello specifico, abbiamo trovato due persone alleate e solidali.

Spesso nelle interviste ci si sofferma su cavilli, date e tribunali. C’è una domanda che nessuno vi ha ancora fatto a cui avreste sempre voluto rispondere? Qual è la luce di speranza che sentite di consegnare al futuro?

Mario e Pierluigi: Rispondendo coralmente, pensiamo che ci abbiano posto tutte le domande che immaginiamo si facciano in questi contesti. Ovvio che due papà suscitino un po’ di curiosità, dobbiamo però dire che non è mai stata, in nessun caso, morbosa o imbarazzante.

A Mavi sentiamo di dire che c’è sempre una possibilità per un mondo migliore anche se “ci vuol mestiere a diventare felice”.

Reti di supporto e riferimenti utili

Per chiunque stia affrontando percorsi di genitorialità, convivenze di fatto o famiglie arcobaleno e si trovi a fare i conti con la solitudine dell’incertezza giuridica, esistono realtà ed enti — a livello nazionale e internazionale — a cui potersi rivolgere per orientamento legale, tutela dei minori e sostegno psicologico:

In Italia

  • Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali)Punto di riferimento italiano per le famiglie omogenitoriali e per chi desidera intraprendere un percorso genitoriale. Offre una rete di mutuo aiuto, accoglienza territoriale e consulenza sull’iter di stepchild adoption / adozione in casi particolari (art. 44 L. 184/83).Sito web: famigliearcobaleno.org
  • Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+Associazione di giuristi, avvocate e avvocati impegnata nella tutela dei diritti civili, con sportelli legali e assistenza specialistica per la trascrizione degli atti di nascita, lo status dei figli e le unioni/convivenze di fatto.Sito web: retelenford.it
  • Associazione Certi DirittiRealtà radicale che promuove azioni dirette, ricorsi e monitoraggio contro le discriminazioni e le prassi anagrafiche lesive dei diritti fondamentali.Sito web: certidiritti.org
  • Agedo (Associazione genitori, parenti e amici di persone LGBT+)Rete diffusa che offre ascolto, condivisione e supporto relazionale per genitori e nuclei familiari.Sito web: agedonazionale.org

In Europa e nel mondo

  • NELFA (Network of European LGBTIQ Family Associations)*La federazione europea che riunisce le associazioni di famiglie omogenitoriali di oltre 30 Paesi, attiva presso le istituzioni europee per garantire la libera circolazione e il reciproco riconoscimento dello status familiare oltre frontiera.Sito web: nelfa.org
  • ILGA EuropeLa principale organizzazione ombrello europea che monitora la legislazione sui diritti umani, fornisce report sulle normative nazionali in materia di unioni e genitorialità e supporta il contenzioso strategico presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).Sito web: ilga-europe.org
Condividi: