Un compleanno, una canzone, gli occhi chiusi e un augurio che non avevo programmato

L’altro giorno ero sulla porta di casa e stavo salutando Futura, mia figlia, che usciva per stare fuori un paio di giorni.

Non so precisamente perché, ma mentre scendeva le scale mi sono affacciata e, con una naturalezza assoluta, senza averlo pensato prima, le ho detto: «Illumina tutto».

Non “divertiti”. Non “stai attenta”. Non “buona serata”. Non “buona giornata”.

Illumina tutto

Mi è uscito così. Come se fosse già lì e io avessi soltanto dovuto lasciarlo venire fuori.

Futura – 2026

Solo dopo ho capito da dove arrivava. Da qualche giorno avevo in testa Figlia Selvaggia, una canzone di Aria Falco, contenuta nell’EP Musica Medicina vol.2, uscito nel 2022. È una canzone che mi arriva molto, anche perché non è allegra e non è triste: ha una sua intensità, una specie di movimento interno che parla di legami, di appartenenza, di libertà e di quella parte selvaggia che forse abbiamo tutti e che non coincide con ciò che ci è accaduto.

Aria Falco presenta Figlia Selvaggia dentro un immaginario di donne e sorelle capaci di essere insieme vulnerabili e forti, gioiose e coraggiose, unite senza per questo smettere di essere libere. È proprio questa compresenza che mi interessa: non la figura di una figlia ideale, protetta dalle difficoltà, ma quella di una persona che può attraversare la vita portandosi dietro tutto ciò che le è successo senza lasciarsi definire interamente da quello.

Ascolta “Figlia Selvaggia” di Aria Falco

E allora ho pensato che forse “illumina tutto” è un augurio bellissimo da fare a qualcuno che amiamo.

Non significa semplicemente: sii felice.

Non significa nemmeno: fai andare bene le cose.

È qualcosa di più difficile e, proprio per questo, di più bello.

Illuminare significa esserci con tutta la propria luce

Significa attraversare quello che ci succede senza diventare soltanto ciò che ci è successo. Siamo fatti delle nostre esperienze, certo, delle nostre ferite, delle nostre gioie, delle persone che abbiamo incontrato, degli errori, delle perdite, delle cose che abbiamo imparato e di quelle che ancora non abbiamo imparato. Ma non siamo riducibili a nessuna di queste cose.

Siamo molto di più.

E allora “illumina tutto” significa anche questo: non lasciare che quello che ti accade spenga la possibilità di essere ancora luminosa.

Ma c’è di più, perché la luce non serve soltanto a vedere la propria strada.

Quando illumini qualcosa, illumini anche quello che hai intorno.

Puoi illuminare una stanza, una persona, un incontro, una giornata, perfino la vita di qualcuno che magari non se ne accorgerà mai. Puoi essere una piccola sorgente di luce per chi attraversa un momento buio.

Per questo non è un augurio solipsistico. Non ti sto dicendo soltanto: pensa a te, sii felice, trova il tuo equilibrio e proteggi la tua luce.

Ti sto dicendo: diventa luce anche per gli altri.

Mi piace talmente tanto questa frase che ho cominciato a usarla con i miei alunni.

Ho fatto ascoltare Figlia Selvaggia una prima volta chiedendo loro di tenere gli occhi chiusi. Sono piccoli e naturalmente non hanno potuto cogliere tutto il significato delle parole, le metafore, le stratificazioni del testo. Eppure, quando alla fine ho chiesto loro che cosa avessero sentito, quasi tutti hanno riconosciuto la stessa cosa: l’amore.

Qualcuno ha detto che sembrava una canzone tra un genitore e un figlio, qualcun altro ha parlato della madre, qualcun altro ancora di un legame molto forte con sorelle. Non avevano bisogno di capire tutto per riconoscere qualcosa.

Poi ho fatto ascoltare la canzone una seconda volta, questa volta guardando il video.

Un po’ come i Teletubbies: due volte è meglio, repetita iuvant.

Ma non era soltanto uno scherzo.

La prima volta avevo voluto togliere loro gli occhi.

Perché gli occhi, oltre a permetterci di vedere, sono anche quelli attraverso cui entra il nostro giudice interiore. Guardiamo gli altri, ci guardiamo attraverso gli altri, ci confrontiamo, ci misuriamo, ci vergogniamo, ci chiediamo se stiamo facendo la cosa giusta, se siamo abbastanza belli, abbastanza bravi, abbastanza adeguati.

A volte diventiamo ridicoli proprio perché ci stiamo guardando mentre viviamo.

A volte, invece, chiudere gli occhi significa semplicemente togliere per un momento tutto questo rumore.

Ascoltare senza dover dimostrare niente.

Sentire senza dover apparire.

E forse anche ricordarci che possiamo essere luminosi senza essere perfetti.

Ho chiesto alla classe di scrivere su un piccolo biglietto che cosa avevano provato ascoltando la canzone. E quei biglietti mi hanno restituito, ancora una volta, la stessa cosa: non necessariamente una comprensione delle parole, ma il riconoscimento di un sentimento.

Amore.

Affetto.

Casa.

Madre.

Figlio.

Qualcuno.

Qualcosa che ci tiene insieme.

Ed è curioso come a volte le cose più importanti arrivino così, senza che le abbiamo cercate.

Come è arrivato il mio “illumina tutto”.

Quest’anno mia figlia compie sedici anni.

E mentre pensavo a lei ho ripreso in mano anche le mie fotografie di quando avevo sedici anni. Avevo fatto una festa anch’io. Ho riguardato quelle facce, quei corpi giovani, quelle fotografie che hanno attraversato più di trent’anni.

E mi sono accorta che molti di quegli amici sono ancora lì.

Non necessariamente vicini, non necessariamente presenti ogni giorno, non necessariamente dentro la nostra quotidianità, ma dentro la nostra storia sì. Abbiamo seguito per più di trent’anni le nostre rispettive esistenze, attraversando gioie e dolori, salite e discese, innamoramenti, separazioni, figli, lavori, perdite, trasformazioni. E in qualche modo ci siamo ancora.

Forse è una delle cose che desidero di più per Futura.

Non una vita senza dolore, perché non esiste.

Non una vita sempre felice, perché nemmeno quella esiste.

Le auguro persone.

Persone che sappiano restare. Persone capaci di volerle bene anche quando sarà difficile, quando sbaglierà, quando prenderà strade che non comprenderanno, quando sarà lontana, quando cambierà idea, quando magari non avrà nessuna voglia di ascoltare i loro consigli.

Persone che non la lascino sola nelle impervie strade della vita, ma che sappiano anche gioire con lei quando arriveranno gli altipiani, le aperture, quei momenti in cui finalmente si vede lontano.

E soprattutto le auguro di non confondere mai la propria luce con l’assenza di ombre.

Perché illuminare tutto non significa cancellare il buio.

Significa attraversarlo portando con sé qualcosa che possa continuare a fare luce.

E allora oggi, per il suo sedicesimo compleanno, il mio regalo è anche questo piccolo augurio che mi è venuto fuori senza pensarci, sulla porta di casa, mentre la guardavo scendere le scale:

Illumina tutto, Futura.

Futura ed io – 2026

E adesso vorrei fare anch’io due piccoli regali.

Il primo è molto semplice: ascoltate Figlia Selvaggia di Aria Falco, magari una prima volta a occhi chiusi, senza cercare di capire tutto, lasciando semplicemente che la musica arrivi.

Il secondo è ancora più semplice: provate a usare anche voi “illumina tutto” come saluto.

La prossima volta che vostra figlia o vostro figlio esce di casa, invece di “divertiti”, provate a dire “illumina tutto”. Ditelo a un’amica invece di “buona serata”, a qualcuno che va a scuola invece di “buona giornata”, a una persona che sta per affrontare qualcosa di difficile.

O magari anche a voi stessi.

Non so se diventerà un nuovo saluto. Io, intanto, l’ho inventato per mia figlia.

E oggi, che compie sedici anni, mi piace regalarlo anche a voi.

Illumina tutto.

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