Forse perché eravamo troppo presi dallo stato fatiscente della nostra istruzione, non ci siamo accorti di quanto stava avvenendo in Francia. Ma ce lo hanno fatto capire i ragazzi, gli studenti francesi d’Oltralpe: la loro scuola – o meglio quella delle periferie e delle banlieue – è fatta di aule in degrado con la presenza addirittura di topi in alcuni casi, l’assenza sistematica di insegnanti, le classi sovraffollate, la carenza di strutture, i tetti che crollano e una diseguale distribuzione di risorse rispetto alle aree centrali delle metropoli.

A tutto questo si aggiunge, poi, quel sistema algoritmico conosciuto come “Parcoursup” – in questi giorni passato notoriamente alle cronache della stampa internazionale – che agisce negli ultimi due anni di scuola superiore e indirizza, prevalentemente su base economica, gli studenti alle migliori università francesi.

Secondo le istituzioni, sarebbe uno strumento per favorire la scelta del miglior percorso post-diploma (il baccalauréat) ai candidati, in linea con le loro competenze e attitudini; secondo le associazioni studentesche, invece, Parcoursup non sarebbe altro che un sistema per perpetuare le diseguaglianze sociali, favorendo da un lato gli studenti provenienti dalle scuole migliori e discriminando ulteriormente quei ragazzi di estrazione sociale modesta o provenienti da famiglie straniere, frequentanti appunto le scuole disagiate.

Un film uscito venti anni fa, la protesta degli studenti francesi

Nel 2008 veniva premiato a Cannes con la palma d’oro un film intitolato “La classe – Entre les murs” di Laurent Cantet, una pellicola che ancora oggi, a distanza di vent’anni dalla sua uscita, dice cose interessanti sulla scuola attuale perché la vicenda è ambientata in un istituto medio di una periferia parigina e segue le vicissitudini di una classe di numerosi allievi lungo l’intero anno scolastico, con tutte le complessità e i problemi di chi cerca di fare istruzione o di apprendere. La conclusione del film è amara, perché i ragazzi dicono di non avere imparato nulla, e profetica, perché evidentemente in questi venti anni le istituzioni francesi a loro volta non hanno imparato nulla. Possibile che non si capisca che dal disagio diffuso nascono soltanto tensioni e rabbia sociale, come ricordava un altro film francese come “L’odio (La haine)“, uscito trent’anni fa e a sua volta premiato con diversi riconoscimenti internazionali?

Pare proprio di no, se il governo di Parigi – guidato da quel Sébastien Lecornu, appartenente al partito del presidente Macron – ha reagito alla rivolta studentesca con una repressione di stampo puramente poliziesco e adottando metodi di violenza sistematica nei confronti di manifestanti per gran parte minorenni, trattandoli come irrefrenabili casseurs.

Non sono interpretazioni queste, ma numeri che parlano chiaro, come ha riportato il quotidiano Domani. Numeri di una protesta pacifica trattata però come se non fosse tale.

“Nella sola giornata di mercoledì 7 ottobre, 459 licei hanno sospeso le lezioni, anche solo parzialmente, contro i 900 istituti chiusi nella giornata di martedì. Interrogato in Parlamento, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha parlato di una flessione del movimento, con l’86 per cento dei licei aperti. I 24 istituti vittime di saccheggi o incendi rimarranno invece chiusi per settimane, costringendo circa 30mila giovani a seguire i corsi a distanza.”

Daniel Peyronel, “Dopo gli scontri, anche le università sulle barricate”, Domani, 8 ottobre 2026.

Eppure l’Unicef ha chiesto alle autorità francesi proprio di eliminare qualsiasi forma di violenza utilizzata dalla Stato come forma di risposta ai giovani. Perché, ha ricordato proprio l’Unicef, i giovani “hanno il diritto di manifestare pacificamente” e le forze di polizia devono sapere con precisione che di fronte a loro ci sono ragazzi di minore età. Ragazzi che esercitano proprio quello che ha insegnato loro la scuola, pure con tutte le lacune e la carenze della stessa: l’esercizio della ragione.

Voltaire e la libertà di pensiero

Già, quella ragione che proprio i padri nobili della Francia – gli illuministi – più di tutti avevano esaltato come strumento di comprensione del reale e di risoluzione dei conflitti in modo pacifico e rispettoso di tutti. Voltaire, impegnato a sostegno della libertà di pensiero, della tolleranza e della diffusione del sapere, aveva lottato strenuamente per insegnare a usare la ragione e a conquistare un’autonomia di pensiero, la quale necessita di uno spazio pubblico dove ognuno abbia il diritto di esprimere il proprio pensiero e confrontarlo con quello degli altri. Proprio quello che stanno cercando di fare i giovani studenti francesi con le loro marce pacifiche.

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