La memoria che trasfigura tutto
Giulia Corsalini nel libro "La condizione della memoria", racconta un percorso nella memoria di una donna. Un viaggio, un ritorno al passato.

Giulia Corsalini nel libro "La condizione della memoria", racconta un percorso nella memoria di una donna. Un viaggio, un ritorno al passato.

Si potrebbe anche definire un memoire il più recente romanzo di Giulia Corsalini che, non a caso, ha per titolo La condizione della memoria (Guanda, pp 224, euro 16,90). Ma sarebbe riduttivo.
In una lingua morbida, modulata alla perfezione che attraversa momenti di liricità assoluta, Corsalini narra effettivamente di un percorso nella memoria di una donna, Anna che, in occasione di un viaggio da nord verso il sud del nostro paese, finisce nel suo luogo d’origine. Quasi per caso oppure sospinta da un destino abbastanza imperscrutabile, Anna si trova con naturalezza e con semplicità “costretta” a rivivere il suo passato.

Lei viaggia con la madre Maria, che versa in non buone condizioni di salute, e giunge nel paese della Ciociaria dove sua zia e sua madre stessa hanno trascorso un’infanzia non facile. Mossa da una sua particolare forza interiore, Anna si decide per una scelta chiara e determinata: affitta la casa dove le due sorelle hanno trascorso la loro adolescenza. In fondo lei è “in vacanza”, è stata da poco licenziata dalla casa editrice dove lavora, è separata dal marito, il figlio studia all’estero. Quale migliore opportunità, attraverso gli oggetti e le persone care, di prendere contatto con una memoria che non è solo la sua, ma che è anche la sua, per via indiretta.
Qui si assiste a una prima virata del percorso personale: la presa in prestito, forse addirittura la presa in carico, delle memorie altrui per dare forma e vigore alla propria.
Del vecchio paese arroccato in alta collina è rimasto poco, all’interno della casa presa in affitto, molti oggetti sono in disuso altri semplicemente molto vecchi. Ma la vita, tutt’intorno manda ancora segnali di sé.
Affiora così un altro elemento di originalità rispetto agli altri romanzi tutti affondati nelle dinamiche del memoire. Presente e passato si incontrano, si confrontano, quasi si scontrano e lottano tra loro proponendosi come alternativa l’uno dell’altro, la nostalgia sembra proprio non avere del tutto campo libero.
Scrittrice colta e profonda conoscitrice della letteratura russa e dell’Europa centrale, Giulia Corsalini, tra le righe, ci regala qualche riferimento pertinente e letterariamente elegante ai grandi del passato. L’amato Checov, Proust e anche Leopardi con cui “convive” da diversi anni poiché è residente a Recanati dove insegna critica letteraria.
Nel libro, inoltre, Corsalini decide di inserire e proporci delle sbiadite foto d’epoca in bianco e nero che si amalgamano molto bene con il testo una volta che siamo coscienti che rappresentano anch’esse un contributo alla memoria, nello stile Sebald.
L’insieme di cose e persone che riaffiorano in questo processo fatalmente fanno emergere anche il dolore di Maria e della zia di Anna che, da bambine, soffrirono la perdita prematura della madre e l’assenza del padre. Ma attenzione: nel momento in cui il rumore della famiglia alle spalle rischia di portarsi via anche il presente, allora Anna decide di fermare il passato, di fermare la memoria che, come sa bene, si presenta come lo scorrere dolce della vita:
”il suo fluire non ha potere abrasivo ma modellante, certi ricordi son figure di bellezza e, se la ripetizione degli aspetti memorabili affrancata dal contesto che li ha resi reali conferisce loro quel carattere di stilizzazione che li rende talvolta oleografici, per chi li nutre sono continua ragione di interesse e di attrazione, alimentano un sentimento di approvazione e di tenerezza per il proprio passato, anche il più inclemente e doloroso.”
Allora è come se ci si dovesse invitare a qualche prudenza verso sé stessi. La vita del presente non si ferma. Anzi, si propone con nuove sfide e nuove possibilità. Nel paese di fronte alla casa materna, ora presa in affitto, ce n’è un’altra, di una famiglia amica ora un po’ caduta in disgrazia. Al momento se ne cura Luca l’ultimo rampollo della famiglia Russo, il meno fortunato, per qualcuno il meno capace. Fa il portiere di notte. Di giorno aiuta nella cooperativa che ha preso possesso del palazzetto di famiglia e che ospita ragazzi immigrati.
Luca va spesso a far visita ad Anna, rimangono insieme e a ricordare, certamente; ma condividono anche le questioni e i problemi che le attività di Luca comportano. La loro memoria si mescola con la memoria dei ragazzi immigrati, della loro infanzia nei loro paesi ora lontani.
Insieme, tutti i protagonisti del romanzo e noi con loro, scopriremo infine qual è l’essenza e il valore della memoria che trasfigura tutto e che abbellisce quello che è stato e lo fa sembrare migliore. E’ il valore di poter essere felici.
