All That Changes You. Metamorphosis è il titolo dell’opera filmica multischermo a Palazzo Te di Mantova (della durata di 23 minuti) dell’artista e regista Sir Isaac Julien, ideata e creata per celebrare il Cinquecentenario del Palazzo rinascimentale, e visibile fino al 31 Maggio 2026. Un progetto curato da Lorenzo Giusti storico dell’arte e direttore della GAMeC (Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) e installato negli spazi restaurati delle Fruttiere.

Per favorire la visione della video-installazione multicanale, allestita con 10 schermi fronte/retro e allineata con l’estetica totale e immersiva delle opere di Giulio Romano, lo spazio interno delle Fruttiere è stato rivestito con superfici riflettenti aventi la funzione di amplificare, scomporre e moltiplicare le immagini. Lo spettatore ne risulterà avvolto, stranito e disorientato. Sir Isaac Julien ha sentito e reinterpretato l’effetto caleidoscopico di Palazzo Te. 

Le attrici Sheila Atim e Gwendoline Christie sono le due interpreti che assumono il ruolo di entità celesti, profetiche e ultraterrene, ed è come se avessero preso vita direttamente dagli affreschi che decorano le pareti. Il regista, ispirandosi al capolavoro architettonico rinascimentale di Giulio Pippi de’ Jannuzzi, o Giannuzzi, detto Romano (Roma, Lazio, Italia, 1492 o 1499 – Mantova, Lombardia, Italia, 1° Novembre 1546) ha utilizzato le immagini ravvicinate dei dipinti parietali per offrire una propria interpretazione della metamorfosi, della filosofia, dell’antropologia e dell’ecologia nel contesto contemporaneo. Tra le ambientazioni, accuratamente selezionate per la loro particolarità, sono visibili gli interni della casa postmoderna Cosmic House di Charles Jencks a Londra e gli spazi delle rigogliose foreste del Redwood National and State Park in California, luoghi che hanno permesso all’autore di espandere la riflessione sull’etereo, il trascendente e le nozioni di tempo.

La presentazione ufficiale di Sir Isaac Julien a Mantova

Per testimoniare correttamente la presentazione di quest’opera è necessario fare un passo indietro. Il 21 Giugno 2024 al Museo MACA di Mantova si svolse il Convegno Internazionale Metamorfosi: mito antico, pratica contemporanea. Tre giorni durante i quali il tempo per chi sia stato presente, si è fermato. Per primo l’intervento del Direttore della Fondazione Palazzo Te, Stefano Baia Curioni dal titolo Metamorfosi: lo sguardo delle cose, allo scopo di illustrare la programmazione delle iniziative dedicate al Cinquecentenario di Palazzo Te sul tema delle Metamorfosi; seguito da una serie di interventi tutti per raccontare più dettagliatamente gli appuntamenti delle celebrazioni per questi Cinquecento anni di vita del Palazzo. Il 23 Giugno sono intervenuti Sir Isaac Julien in dialogo con Giuliana Bruno titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies alla Harvard University, studiosa nota a livello internazionale per la sua ricerca che esplora le intersezioni tra arti visive, architettura e media, e il curatore del progetto di Sir Isaac Julien, Lorenzo Giusti.

Un “atterraggio” straordinario a Palazzo Te

Durante l’intervento al MACA di Sir Isaac Julien sono stati proiettati alcuni progetti tratti dal suo ricco repertorio con la funzione di presentare l’artista al pubblico attraverso significativi lavori. Da quel momento fu chiaro che uno tra i più importanti artisti del mondo aveva accettato la commissione di realizzare un progetto ispirato all’architettura e agli affreschi di uno dei capolavori del tardo Rinascimento in Italia. Una grande opportunità per Palazzo Te e la Fondazione che lo gestisce, e al contempo una sfida per lo stesso artista contemporaneo. La decisione di commissionare un’opera a Sir Isaac Julien si è concretizzata dalla stratificazione di una serie di condizioni e di opportunità, prima fra tutte l’occasione del Cinquecentenario di Palazzo Te. La Fondazione ha pensato fosse il momento perfetto per proporre un progetto d’arte contemporanea spettacolare e coinvolgente al punto da trascinare il pubblico in una riflessione pensata e realizzata dall’artista ma con la funzione di smuovere gli animi del mondo.

Ph. E. A. Sir Isaac Julien – Palazzo Te – Mantova

Una coerenza estetica alla base di una commissione

Il Palazzo della Metamorfosi, il Palazzo del Sole di Ovidio, che rilancia la speranza di una redenzione umanistica e laica del mondo, è stato il tema dei “festeggiamenti” del Cinquecentenario. Iniziati nella Primavera del 2025 si sarebbero conclusi con la prima mostra personale in Italia di Sir Isaac Julien la cui raffinata estetica ha potuto trovare una condizione congeniale nello spazio delle Fruttiere di Palazzo Te, inaugurate dopo sette anni di chiusura per restauri. Per il Direttore fu subito evidente ci potesse essere coerenza estetica tra l’arte di Sir Isaac Julien e i messaggi del Palazzo, tanto da poter giungere alla produzione di una nuova opera dell’artista proprio sul tema della metamorfosi. L’opera filmica ha avuto la collaborazione di Mark Nash, storico del cinema, regista specializzato in avanguardia contemporanea, e il prezioso sostegno di Robert Rosenkranz.

La costituzione di relazioni per l’elaborazione di un progetto

S. I. Julien e M. Nash, docenti all’Università della California Santa Cruz, nel corso degli anni sono entrati a stretto contatto con la filosofa Donna J. Haraway (Denver, USA, 6 Settembre 1944) Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di architettura di Venezia 2025 per il suo pensiero verso il pianeta in cui viviamo, con una particolare attenzione ai vasti temi inerenti il concetto di umanità e di convivenza, alla celebrazione di un’architettura come opera aperta capace di costruire ecologie ed elaborare intelligenze di sopravvivenza. Inoltre hanno frequentato l’ambiente degli antropologi vicini all’antropologa Anna Lowenhaupt Tsing (nata nel 1952) che insieme alla studiosa Donna J. Haraway ha coniato il termine Plantationocene come termine alternativo ad Antropocene che incentra le attività umane sulla trasformazione del pianeta e sui suoi effetti negativi sull’uso del suolo, sugli ecosistemi, sulla biodiversità, e sull’estinzione delle specie. Infine si sono strettamente relazionati con il gruppo dei fondatori del Centro per la Storia della Coscienza composto da figure come Carla Freccero, James Clifford e Angela Davis. È in questo ambiente che ha preso forma il nucleo tematico del lavoro.

Un incontro che rimarrà nella memoria

A fine Gennaio 2025 il Direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni e il curatore dell’installazione Lorenzo Giusti hanno raggiunto S. I. Julien e M. Nash a Santa Cruz per incontrare Donna J. Haraway, e altri docenti della Facoltà dell’Università della California Santa Cruz, per parlare delle ragioni profonde dell’affinità che aveva guidato la collaborazione fino a quel momento. Alcune parole del Direttore:

«Donna Haraway è arrivata a casa di Isaac puntualissima, poco dopo pranzo, accolta con grande cordialità. Ci siamo seduti attorno al grande tavolo da pranzo ed è immediatamente scattata una conversazione a partire dal racconto di Palazzo Te e, a seguire, sull’opera di Isaac Julien. Donna ha mostrato una presenza cordiale e asciutta, militante e gentile. Molto diretta nel dire. Molto veloce nel pensare. Durante la conversazione abbiamo preso degli appunti da cui è oggi possibile estrarre alcuni passaggi fondamentali. Appena seduta Donna ha guardato Isaac e con occhi accesi e affettuosi e, con una voce che si abbassava appena, gli ha detto, dritta dritta, che la ragione per cui lei era seduta con noi era perché il lavoro di Isaac è fatto di Amore e Rabbia, Love and Rage, come deve essere quello di chi risponde a una necessità.»

L’idea aveva trovato il terreno perfetto in cui crescere

Da quell’incontro è emerso il profondo desiderio di sostenere un progetto d’azione che si riferisse alla morte non solo come pericolo di estinzione dell’umanità, ma dell’intera specie. Il pensiero da diffondere doveva essere la comunicazione della determinazione di resistere di fronte alla caduta, alle rovine, alle fragili posizioni, ed imparare a convivere con i problemi come fossero “compagni di vita” di coloro che abitano un pianeta fatto di terra, cultura, tecnica, tecnologia. D. J. Haraway ha sostenuto l’importanza di rifiutare il cinismo: to refuse cynicism e lavorare insieme, soprattutto ad artisti e musicisti, non negando il mostruoso ne restando vittime della stupidità del terrore dell’estinzione e della fine. Le sue affermazioni suscitarono nel Direttore S. B. Curioni una domanda più che legittima: Ma su cosa si può fondare la capacità di rifiutare davvero il cinismo, anche come compito educativo?

Alcune delle parole di Donna J. Haraway
«La risposta può essere solo personale e sta nella cruda generatività di ciò che esiste, e nell’opportunismo proprio della vita. La scabrosità primitiva dell’esserci, e la durata del “fare mondi”, includendo in questo anche i processi biologici. Non siamo separati da tutto ciò, siamo composti di questo e in questo. Un mondo pieno di ogni modo di vivere e di morire. È quello che, con alcuni pochi amici, concettualizziamo come sympoiesis, il fare insieme, che non è autopoiesis, non è fare da soli, anche se in modo sofisticato. In una parola: eco-evo-divo… che raccoglie la metamorfosi continua dei corpi individuali, che è la vita, la collaborazione e l’interazione che compone l’habitat di ciascuno, sia esseri viventi che inanimati, chiamatela ecologia, in tutte le differenti dimensioni temporali in cui la sua durata si manifesta, chiamatela evoluzione. In realtà la prospettiva offerta dal termine eco-devo-divo esprime l’essere qui. È il mio ‘io sono’ il mio essere questo momento, nel modo più profondo, il più risoluto coesistere di paradiso e inferno.»

D. J. Haraway si è poi espressa con concetti filosofici potenti, da pensatrice eclettica che ha saputo inventare una nuova interdisciplinarità.

La presentazione di All That Changes You. Metamorphosis di Sir Isaac Julien

L’ultimo atto di questo enorme lavoro definito come “fatto insieme” è stata la presentazione ufficiale di All That Changes You. Metamorphosis a Palazzo Te Venerdì 3 Ottobre 2025, quando ho rivisto e potuto ascoltare Sir Isaac Julien.

Ph. E. A. Sir Isaac Julien – Palazzo Te – Mantova

Ho il privilegio di poter riportare su ReWriters qualche passaggio del discorso di S. I. Julien:

«Noi tutti sulla Terra viviamo in tempi turbolenti, tempi confusi, tempi agitati e caotici. L’obiettivo è diventare capaci tutti insieme, con le nostre diverse presunzioni, di articolare una risposta. Questi tempi confusi traboccano di trame profondamente ingiuste di dolore e di gioia, e dell’insensata distruzione della continuità. Ma anche di una necessaria rinascita. Il compito è generare parentele inventando nuove connessioni per imparare a vivere e morire bene gli uni con gli altri, in un presente complicato. Dobbiamo reagire con forza di fronte a questi eventi disastrosi, ma anche calmare acque turbolente e ricostruire luoghi di quiete.»

«A volte penso alla mia vita in termini di tempo. Il mio tempo e il tempo diverso degli altri.»

«Nel creato nulla muore, tutto muta e si trasforma. Forse ora ci sono più stagioni per noi. Ma questo mondo non è appannaggio degli umani. Tutti gli organismi creano spazi di vita ecologici, modificano la terra, l’aria e l’acqua. E così facendo ciascun organismo cambia il mondo per tutti. Noi avremo bisogno gli uni degli altri per dar vita a collaborazioni e combinazioni inaspettate. Dovremo “con-divenire” insieme, o cesseremo di esistere. Era dalla differenza tra noi, non dalle affinità che veniva l’amore.»

«Siamo soli. E con le nostre frammentate competenze ed esperienze sappiamo troppo e troppo poco. Perciò soccombiamo alla disperazione o alla speranza. Nessuna delle quali è un atteggiamento sensato, poiché né la disperazione né la speranza sono in sintonia con i sensi e la coscienza del presente. Né la speranza né la disperazione sanno darci insegnamenti. È piacevole lasciare la Terra. Librarsi sulle nuvole.»

«Posarsi sulle spalle possenti di Atlante. Guardare dall’alto gli umani che vagano smarriti. Privi di senno. Inquieti. Spaventati dalla morte. In tutto il creato non v’è nulla che persista. Tutto scorre. Il tempo stesso scivola via con moto incessante. Come un fiume. E né il fiume né l’ora possono fermarsi. Ciò che è non è ciò che era. Ogni momento porta con sé una metamorfosi. Il muro davanti a te brucia. Il rogo è divampato all’improvviso, ha divorato la parete e ha iniziato a muoversi verso di me. Il fuoco si propaga. Ne vengo inghiottita. Le fiamme mi circondano. Mi contorco, mi dimeno e cerco di uscirne afferrando manate di aria e fuoco, scalciando, bruciando. Oscurità. Non abbiamo alcun controllo, nemmeno su noi stessi. Tutto scorre, compresa la nostra capacità di sopravvivenza. Forse il compito è diventare capaci di rispondere. Il compito è “creare scompiglio”, suscitare risposte convincenti a questi eventi disastrosi e calmare le acque turbolente e costruire luoghi di quiete. Non possiamo contare su una struttura comunitaria stabile, ci ritroviamo in assemblaggi mutevoli, che ci riplasmano. Però una possibilità ci resta:generare parentele” per imparare a vivere e morire bene gli uni con gli altri, in questo presente intricato. E dobbiamo imparare che nel creato tutto scorre. E niente persiste. Ogni apparizione ha forma effimera. Possiamo smettere di negare la realtà o sperare che sparisca per magia. Quando l’apparente stabilità si disintegra, com’è inevitabile, si cede alla paura e alla depressione. Alla necessità e all’avidità. Quando nessuna forza è in grado di unificare le persone, queste si dividono. Si scontrano. Una contro una. Gruppo contro gruppo. Per la sopravvivenza. La posizione. Il potere. Riesumano antichi rancori e ne generano di nuovi. Creano il caos e lo alimentano. Uccidono e uccidono e uccidono fino allo sfinimento e alla distruzione. Finché non vengono conquistate da forze esterne. O finché una di esse non si erge a leader. Che la maggioranza seguirà. Oppure a tiranno. Di cui molti avranno paura.

Dieci secondi al lancio. Nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. Zero. Accensione. I tuoi maestri sono ovunque intorno a te. Tutto ciò che percepisci, tutto ciò che sperimenti, tutto ciò che ti viene dato o tolto, tutto ciò che ami o odi, di cui hai bisogno o temi, ti insegnerà qualcosa se vorrai imparare. Che tu sia un essere umano, un insetto, un microbo, o una pietra, cambi tutto ciò che tocchi. E tutto ciò che cambi cambia te.»

Ph. Claudio Antoniazzi – Sir Isaac Julien – Palazzo Te – Mantova

Chi è Sir Isaac Julien?

Filmmaker e artista multidisciplinare nasce a Londra nel 1960, dove vive e lavora. Ha esposto in alcuni dei musei più importanti al mondo, vincendo numerosi premi di rilievo. È uno degli artisti più riconosciuti e celebrati nel contesto internazionale per i suoi film potenti e poetici e per le installazioni video multicanale che trasformano gli spazi espositivi in esperienze immersive. Dalla fine degli anni Novanta l’artista esplora anche il campo delle installazioni audiovisive. Con una cura meticolosa per gli aspetti formali e una straordinaria capacità narrativa affronta delicati temi sociali aprendo la strada ad uno sperimentalismo che supera i confini tra le varie discipline artistiche. Julien è stato nominato per il Turner Prize nel 2001, ha vinto il Grand Jury Prize alla Kunst Film Biennale di Colonia nel 2003 e il Golden Gate Persistence of Vision Award al San Francisco International Film Festival nel 2014. Attualmente Professore di Media Art presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe, Germania; e Presidente, Professore di Global Art, all’University of the Arts di Londra. Julien è anche docente presso la University of California a Santa Cruz, dove ha fondato Isaac Julien Lab insieme al curatore Mark Nash, uno spazio di ricerca e produzione visiva per studenti e artisti emergenti. Con alle spalle una carriera espositiva internazionale e il riconoscimento alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes, Isaac Julien arriva a Mantova con un progetto inedito per il Cinquecentenario di Palazzo Te, nato dal confronto con gli affreschi di Giulio Romano.

Sir Isaac Julien

ALL THAT CHANGES YOU. METAMORPHOSIS

Palazzo Te – Viale Te 13, Mantova

Fino al 31.05.2026

Orari

Tutti i giorni 09:00 – 19:00

Martedì 13:00 – 19:00

Il biglietto di Palazzo Te consente anche l’ingresso a Museo MACA e al Tempio Leon Battista Alberti ed è valido per un ingresso in ogni sede entro tre mesi dall’acquisto.

Informazioni

+39 0376 323266

Prenotazioni

palazzote.it

800 714049

L’immagine in evidenza per questo articolo su ReWriters – testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli – è stata autorizzata dall’Ufficio Stampa – Federica Leoni – T +39 0376 369198 ufficiostampa@fondazionepalazzote.it

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