Asja Cogliandro, pallavolista del Perugia, è stata licenziata perché incinta. Dopo aver giocato nella squadra per anni, viene cacciata senza possibilità di congelare il contratto o svolgere un altro ruolo. Il presidente Fipav: “Piena solidarietà“.

Licenziata perché incinta

Asja Cogliandro aveva già firmato il rinnovo con la sua squadra, il Perugia, quando è stata licenziata perché incinta. Definisce il rapporto tra i componenti della squadra e della società “una grande storia d’amore finita con una inconcepibile violenza psicologica di cui non capisco proprio il motivo”. Asja credeva nel loro progetto, per questo ha firmato il rinnovo dopo la promozione in A1, ma quando ha dato la notizia della sua gravidanza il 21 gennaio 2025, qualcosa cambia, spiega Cogliandro:

“Sono stati lapidari, volevano proprio che mi levassi di mezzo. Ho proposto di aiutarli a gestire i social o di darmi un lavoro d’ufficio per i mesi che mancavano, purtroppo il loro unico intento era sbarazzarsi di me. Ho persino ipotizzato di congelare il contratto, fino al rientro, alle stesse condizioni. Io in carriera ho avuto degli infortuni: mentre sei ferma ti pagano, se sei incinta sei da allontanare“.

Asja Cogliandro su Instagram

Dopo aver comunicato la notizia al direttore sportivo, Cogliandro cerca di essere tagliata quasi nell’immediato: “Tra la loro offerta e il dovuto fino a scadenza contratto ballano 12 mila euro, una cifra stupida: ma io ho subito una violenza psicologica che non posso accettare e quindi siamo qui in un vicolo cieco”. Asja le prova tutte, ma il contratto co.co.co che ha firmato non le dà abbastanza tutele. Non solo viene cacciata, ma viene anche minacciata: “Mi hanno dato dell’ingrata, mi hanno minacciata. Mi conveniva accettare l’accordo o non avrei più trovato una squadra. Piuttosto che tornare a giocare faccio il muratore, con tutto il rispetto, non sarei ovviamente in grado, però lo sport che amavo ora mi disgusta. Non ne voglio più sapere di quel mondo“.

Presidente Fipav: “Piena solidarietà ad Asja”

Il presidente della Fipav, Federazione Italiana Pallavolo, Giuseppe Manfredi, manda la sua solidarietà a Cogliandro per la situazione: “La maternità non può mai essere vista come una colpa, né tantomeno come un ostacolo alla carriera di una sportiva. Ad Asia la mia piena solidarietà personale e quella di tutta la Federazione Italiana Pallavolo”, ha detto al Corriere della Sera. L’anno scorso, la Federazione si era già schierata per le atlete madri con il fondo “La maternità è di tutti“, dedicato a loro per aiutarle in un momento così importante e delicato della loro vita: “dall’attivazione del fondo abbiamo già sostenuto molte atlete che ne hanno fatto richiesta” afferma Manfredi.

Infine, Manfredi dichiara l’intenzione della Federazione di continuare ad aiutare le mamme atlete:

“Posso garantire che la Fipav continuerà ad essere in prima linea su questo tema, oltre a vigilare affinché episodi di questo tipo non trovino spazio nel nostro movimento. Allo stesso tempo per correttezza, mi riservo di approfondire la vicenda con la società coinvolta, così da avere più elementi a disposizione”.

Maternità e discriminazione

Le discriminazioni sul lavoro non sono nuove per le donne, specialmente quando si tratta di “giri di boa” – così i datori di lavoro li descrivono –: quelle tappe della vita delle donne che molti imprenditori considerano fastidiosi e che ostacolano il lavoro, come un matrimonio o la nascita di un figlio. Ce ne parla un collettivo di giornaliste e scrittrici in Senza giri di boa, libro in cui raccontano, attraverso testimonianze e cifre, il lavoro femminile in Italia.

L’idea nasce da una frase del maggio 2022 di Elisabetta Franchi, stilista e imprenditrice: “Io oggi le donne le ho messe perché sono ‘anta’. Se dovevano sposarsi lo hanno già fatto, se dovevano avere figli, li hanno già fatti, se dovevano separarsi, hanno fatto anche quello… per cui io le prendo che hanno fatto tutti e quattro i giri di boa“. Da qui, l’idea di condividere storie tutte al femminile per dimostrare che può esserci un’alternativa a questo “metodo Franchi”.

Questo libro è una testimonianza concreta che quando le donne vogliono, possono, anche aiutarsi a vicenda:

“Questo è uno dei punti da cui noi siamo partite. Noi siamo state le prime a chiederci perché questo molte volte non accade. – spiega Giulia Celerino, giornalista che ha partecipato al libro – La risposta è che è così faticoso conquistare il proprio posto che è diventato una sorte di mors tua vita mea. C’è un elemento culturale che fa pensare che il mio successo dipenda dalla tua fine, una paura di perdere la posizione acquisita”.

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