È il 23 Maggio delle ventidue e quarantotto, momento che segna la vittoria del quarto scudetto ad opera della squadra del Napoli. Frangente destinato a entrare nella storia, un po’ come la vittoria dello scudetto del ’90, dopo tre anni da quello dello ’87.

Nonostante non ci fosse la certezza della vittoria, abbiamo visto la città invadersi di persone, di tifosi che scalpitavano per vedere il risultato dell’ultima partita di campionato, così, magari, per continuare a festeggiare. Basta osservare le piazze di tutta Napoli e provincia riempirsi sempre di più di speranza, cori, colori e profumi che segnano la devozione verso la città, che ha come simbolo identitario un cuore che batte più forte di ogni altra cosa. Il murales di Maradona è zeppo di tifosi scaramantici che prima del fischio di avvio si affidano a lui, affinché la squadra vinca.

La vittoria arriva, arriva nonostante un’Inter preparata e che era quasi pronta a festeggiare. Arriva grazie al goal di McTominay e Lukaku, due calciatori che in un modo o nell’altro hanno segnato il destino della squadra e di tutto il campionato.

Sono le 22.48, quando i fuochi d’artificio sono partiti in simbiosi nelle piazze napoletane dove tutto si tinge di una felicità perfetta, in cui gli sconosciuti si abbracciano e si diventa amici perché si festeggia un’unica fede, quella verso la propria città, la propria cultura. Si festeggia per chi ci ha creduto ma che non ha potuto assistere all’impresa, per chi è lontano ma che si porta la città dentro il cuore, e per i Grandi che hanno reso grande la città, e che forse mentre tutti da qua giù si stavano abbracciando, anche loro osservando la vittoria da lassù si stavano stringendo.

Ma perché la fede calcistica è sentita così tanto a Napoli?

La risposta a questa domanda la possiamo ritrovare nelle lacrime di McTominay, che a fine partita per la felicità scoppia in un pianto quasi infantile gettandosi a terra. E nell’inginocchiarsi di Lukaku durante la partita precedente all’ultima, perché voleva continuare a sperare.

In entrambi i gesti ritroviamo una forma di riscatto e auspicio, perché McTominay è arrivato dalla Scozia, da una città stupenda, ma quando è atterrato a Napoli è rimasto stupefatto da tanta bellezza e calore. Lukaku invece che negli ultimi tempi era stato sfortunato dal punto di vista sportivo e si è saputo mescolare perfettamente con il sentimento di rivincita che da sempre contraddistingue la città partenopea. La risposta la ritroviamo nel capitano Di Lorenzo che dopo un’annata sfortunata non è voluto andare via, e in come le migliori relazioni si è impegnato per ricucire ciò che si era rotto.

Ritroviamo l’identità napoletana nei festeggiamenti che hanno coinvolto Milano, Torino, New York, Francia, Inghilterra, Barcellona e altre città che si sono tinte di azzurro. Perché non si festeggiava solo la vittoria della squadra calcistica, ma il sentirsi parte di qualcosa di più grande, si è festeggiata una città che si porta nel cuore quando si è costretti ad andare via. Perché Napoli, non te la puoi dimenticare, ti resta addosso e ti manca. E quindi noi napoletani in qualsiasi parte del mondo ci troviamo ci riconosciamo, perché ci portiamo appresso il profumo della città, dei vicoli, della cultura e delle tradizioni che un po’ tutti ci invidiano. Perché chi nasce a Napoli, resta figlio del Vesuvio sempre. La città viene paragonata al fuoco, viva nelle sue attività, una città spesso ingombrante ma è in grado di donarti un amore profondo e viscerale. Quando poi tutte queste caratteristiche diventano modo di prese in giro, quelle prese in giro diventano cori per sostenere la squadra.

Per una notte, tutti i napoletani, che erano nelle piazze partenopee, ma che erano a Milano, Torino, New York, Londra e altre città, per una sola notte si sono sentiti di nuovo a casa. Si sono sentiti di nuovo figli di una terra che una volta che vivi non dimentichi più.  

E quindi tutto questo sentimento, può essere scritto e descritto, ma ogni parola diventa superflua e inspiegabile per chi non ha mai vissuto la città.

La città di Napoli attende tutti, per poter godere non solo dell’aria di festa che si respira e si respirerà, ma anche per poter osservare le bellezze monumentali e la assaggiare la cucina. E respirare i profumi.

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