Baby gang colpiscono ancora, Halloween di terrore
Halloween, nuova aggressione da parte di una baby gang. La vittima è un ragazzo disabile di 15 anni. Roberto Saviano, "La paranza dei bambini".

Halloween, nuova aggressione da parte di una baby gang. La vittima è un ragazzo disabile di 15 anni. Roberto Saviano, "La paranza dei bambini".

Nella notte di Halloween del 2025, un ragazzo torinese di 15 anni è stato vittima di un’aggressione da parte di una baby gang. Il ragazzo, accompagnato dalla madre, si è presentato il 1° Novembre dai carabinieri con una felpa fradicia e sotto shock. Ha riferito di essere stato chiuso in un bagno per ore dagli aggressori che poco prima gli avevano estorto il telefono. Come spiega il ragazzo la violenza è continuata nel peggiore dei modi, i componenti della baby gang gli hanno rasato i capelli e poi lo hanno buttato nel fiume a petto nudo.
La madre del ragazzo ha pubblicato una denuncia pubblica sui social dove ha spiegato l’accaduto. Da quanto si legge nel post, si tratta di un ragazzo che presenta delle invalidità, aggredito, chiuso in un appartamento e minacciato con un cacciavite. Dopo averlo costretto a buttarsi nel fiume, i componenti della baby gang avrebbero riportato il ragazzo alla stazione di Porta Nuova, dove gli hanno restituito il cellulare poco prima sequestrato. Al momento i carabinieri di Moncalieri hanno avviato le indagini per ricostruire l’evento e risalire agli aggressori.
Dalle presenti indagini si evince che la baby gang in questione fosse composta da due ragazzi di 14 e 15 anni e da una ragazza di 16 anni, ora indagati per sequestro di persona e violenza privata. A quanto pare uno dei componenti della banda era compagno di scuola della vittima, ed è stato lui a convincere il quindicenne a seguirlo in un appartamento insieme agli altri due ragazzi. A casa, senza la presenza di adulti, sono cominciate le violenze, hanno preso il cellulare del ragazzo e bloccato i numeri di telefono dei genitori, successivamente lo hanno torturato e picchiato per due ore. I carabinieri hanno sequestrato i cellulari ai tre aggressori, i quali devono ancora essere ascoltati. Secondo gli inquirenti nei telefoni potrebbero essere presenti le chat tra i ragazzi e i video di ciò che è accaduto la notte di Halloween.
Purtroppo non è la prima volta che ne sentiamo parlare, possiamo infatti affermare che da un decennio il “fenomeno” delle baby gang è esploso nelle città italiane e non solo. Forse la prima città soggetta ad una tale violenze giovanile è stata Napoli, che tra il 2015 e il 2017 contava un accoltellamento ogni fine settimana.
È stato Roberto Saviano uno dei primi intellettuali italiani a parlarne e a spiegarne cause e pericoli. Tra le principali cause che possiamo riportare vi è l’immedesimazione da parte dei ragazzi in un modello culturale rappresentato da delinquenti, camorristi, persone che usano la violenza per contrastare la società, sopraffare la civiltà, ottenere soldi e potere. Ciò che preoccupa maggiormente ed è la causa di questi fenomeni, è che negli ambienti dove lo Stato non è presente sono i bambini i primi ad incontrare questo modello, che trovano affascinante.
Una fascinazione frutto di una scarsa prospettiva culturale, causata dall’assenza di istituzioni e cultura, quartieri desolati, in cui non ci sono luoghi deputati al divertimento, alla socialità e ad un sano confronto tra ragazzi. Manca la possibilità di creare un modello diverso, che possa attrarre allo stesso modo i bambini, e che li porti al rispetto reciproco. Parliamo di quartieri prevalentemente periferici, in cui vengono meno gli elementi primari che consentono al bambino di decidere cosa lo appassiona.
Il problema principale, che è anche l’effetto dell’assenza dello Stato, è la mancanza di denaro. Dietro i componenti delle baby gang spesso ci sono famiglie con difficoltà economiche, che conducono i ragazzi fin da piccoli a compiere atti illeciti per portare a casa qualche soldo. Da qui nasce il fenomeno in oggetto, dalle difficoltà che i ragazzi vivono e dall’immedesimazione in modelli criminali, che spingono il giovane a cercare ricchezza immediata o peggio a pensare che la violenza sia un modo per acquisire potere. I ragazzi arrivano a credere che compiere aggressioni, come quella avvenuta a Torino, sia la giusta strada per imporre la propria visione del mondo.
In questi decenni le maggiori città italiane sono state soggette a importanti rivisitazioni urbanistiche per collegare i quartieri periferici al centro città. La gestione di questi cambiamenti, necessari sia dal punto di vista logistico che culturale, ha però sottovalutato il confronto che si è poi presentato tra la cultura periferica e quella centrale. Dò per scontato che parlando di un fenomeno diffuso non si voglia generalizzare, ma prendere gli elementi principali in analisi per arrivare a dare una risposta socioculturale a questi eventi tragici di cui leggiamo ogni giorno.
Prendendo Napoli come oggetto di studio in quanto è la mia città Natale, ma potrebbe esserlo Milano come Bari, porrei l’attenzione a quanto è accaduto nel momento in cui è stata collegata, tramite la metropolitana, l’area di Secondigliano ai quartieri centrali. L’incontro tra comitive di ragazzi giovani e giovanissimi di quartieri molto distanti sia geograficamente che culturalmente, ha portato sia una riscoperta e a un approfondimento culturale di tutto il terreno partenopeo, ma anche allo scontro tra queste due fazioni.
Scontri che nel tempo si sono tramutati in colluttazioni violente e che hanno provocato feriti e spesso anche morti molto giovani. Questo sconfinamento nella violenza è stata la conseguenza dell’incapacità dello Stato di opporsi a queste manifestazioni di odio e non essere riuscito a mettere in pratica soluzioni che potessero placare tali violenze. Queste ultime nascono chiaramente dai disagi descritti poco sopra e dal desiderio di appropriarsi del benessere che altri quartieri vivono. Un desiderio non supportato dalla cultura e perciò tramutato in violenza.
Un ultimo punto sul quale vorrei far riflettere è quello del mescolamento fra le due culture. È accaduto che la violenza nata dai quartieri periferici si è addentrata anche nei comportamenti dei ragazzi proventi da quartieri più borghesi e i modelli criminali di riferimento sono diventati parte della cultura “alta”. Una miscela di valori, di credenze e di desideri che ha visto nascere nuove cerchie di ragazzi provenienti da quartieri disparati, ma che avevano in comune il voler affermare con violenza il proprio credo. Le baby gang ad oggi non sono composte unicamente da ragazzi che provengono da situazioni complicate, bensì da persone che hanno alle spalle storie eterogenee, ma un modello di riferimento unico, quello criminale.
Infine, vi invito a leggere una delle opere principali di Roberto Saviano La paranza dei bambini che può fungere da ottima fonte di introduzione alle realtà violente cui incorrono i più giovani. Dal romanzo è tratto anche l’omonimo film diretto da Claudio Giovannesi.
