Diciamo che Cosimo III de’Medici, penultimo Granduca di Toscana, non fu proprio all’altezza di alcuni suoi predecessori, e per la legge del contrappasso, fu comunque il regno più lungo nella storia della Toscana.
Una sola legge, anzi un solo bando é rimasto impresso dopo più di 300 anni ed é tuttora la prima DOCG in Europa (denominazione di origine controllata garantita), vale a dire la corrispondenza tra una denominazione e il suo territorio. “Bando. Sopra la Dichiarazione de’Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra”. (Chi volesse approfondire può leggere La legislazione medicea sull’ambiente, a cura di A cura di G. Cascio Pratilli e L. Zangheri, Leo S. Olschki, 1994).

Il 24 Settembre del 1716 si costituisce di fatto una pietra miliare nel mondo del vino. Per una volta siamo arrivati prima dei francesi in questa atavica competizione. In quella dichiarazione si mettevano per iscritto regole e confini, ma soprattutto si dava visibilità e valore alla qualità dei vini di quelle aree. Oltre a questo si creava una Nuova Congregazione sul Commercio del Vino che non era altro che il primo esempio di quelli che sarebbero diventati i Consorzi di Tutela. Una curiosità: avete presente l’importanza della famiglia Antinori in questo settore? Un’antenato, Antonio Antinori, ne faceva parte. Lo scopo era quello di assicurare nessuna intrusione di prodotti da altre zone, verificare la quantità prodotta e soprattutto che i vini fossero commessi per navigare, cioè adatti a viaggiare per mare.

Cosimo III aveva fatto di questo settore produttivo presso le altre corti europee la sua onorabilità e il decoro della Nazione. Guai e poi guai se per caso il vino fosse arrivato adulterato, la perdita d’immagine sarebbe stata devastante. Grazie a norme precise sulla produzione e controlli stretti, adulterare il vino durante il viaggio diventava difficile. Vero é che in queste zone le vigne ci sono sempre state sin dal tempo degli Etruschi, ma pensare di dargli un valore commerciale e politico é stato per quel periodo un’anteprima dì modernità.

Carmignano era ed é forse il territorio più antico, dove sicuramente i Medici hanno soggiornato più a lungo e dove si trovano i primi contratti di produzione già dall’804. Dove unica, già dalla metà del 1500, si impianta il Cabernet. Ma questa é un’altra storia legata a Caterina de’ Medici.

Pomino, è invece il più piccolo, dove il Chianti Rufina, grazie all’altitudine dei vigneti ha da sempre fatto della freschezza e dell’eleganza la sua riconoscibilità. Francesco Redi ne parlava ancora prima del Bando nel suo Ditirambo Bacco.

Valdarno di Sopra, i cui confini sono i versanti occidentali dell’Arno tra Firenze e Arezzo, ad esclusione del primo tratto, cioè il Casentino, é stato nel tempo successivo quello più sacrificato, pur avendo la fortuna di suoli con esposizioni più che favorite alla coltivazione della vigna.

Per finire il Chianti, di cui si potrebbe parlare per un bel po’, con il suo territorio tra Firenze e Siena, pieno di aneddoti, guerre e colline infinitamente belle. Sicuramente uno dei vini più conosciuti al mondo. Nella fascetta del Chianti Classico si riporta la data del 1716 quasi a rimarcare ogni volta l’inizio di una visibilità che tuttora garantisce come e dove quel vino sia il frutto di quella terra.

Tutte le volte che parlo del Bando, per esempio, penso a quanto sia importante il vino nel corso dei secoli, quanto del suo percorso fino al bicchiere sia legato ad avvenimenti che non sono solo una vigna, ma patrimonio di una cultura che sommessamente ha modificato scelte politiche o é stata merce di scambio per ottenerle. L’ebbrezza come contropartita alla difficoltà di governare. Chissà!