Brandelli di memoria e di dolore: Evelina Nazzari si racconta
In "Memorie a brandelli", Evelina Nazzari, scrittrice e attrice, figlia dell'attore Amedeo, racconta di sé e delle sue origini.

In "Memorie a brandelli", Evelina Nazzari, scrittrice e attrice, figlia dell'attore Amedeo, racconta di sé e delle sue origini.

In Memorie a brandelli, uscito per i tipi di Edizioni Sabinae, Evelina Nazzari, scrittrice e attrice, racconta di sé e delle sue origini. Evelina è figlia dell’attore Amedeo Nazzari, che oggi ce ne parla.
Da che momento della vita prende il la per raccontarsi?
Ho cominciato a scrivere per un’esigenza profonda. La morte di mio figlio ha sconvolto la mia vita e avevo bisogno di riversare il dolore da qualche parte, di vomitarlo. La scrittura, terapeutica come il teatro, aiuta, allevia momentaneamente ma certamente non risolve, e ti fa fare qualche piccolo passo. Certi dolori cambiano forma ma non spariscono mai, ti segnano a vita.
Perché definisce “a brandelli” queste memorie?
La mia non è una vera e propria autobiografia, sono vagabondaggi disordinati, ci vuole un minimo di buona volontà, da parte del lettore, per raccapezzarsi, e non è nemmeno obbligatorio. Sono brandelli di una memoria che non è la verità, ma ricordi deformati dal tempo e, a volte, ricordi tramandati da altri, che sono arrivati a me sfilacciati e inevitabilmente modificati. Mi interessava raccontare proprio questa verità evanescente.
Quanto c’entra suo padre con questo libro? In realtà ho cominciato questo libro per parlare di mia madre, con la quale ho avuto un rapporto difficile e che ho, in qualche modo, riabilitato dentro di me. Mi sono poi ritrovata ad esplorare le mie radici, risalendo a persone spesso sconosciute e delle quali mi erano arrivate le storie. Anzi, brandelli di storie. Ma ho voluto anche raccontare le persone vicine e importanti per me fra le quali, ovviamente, c’è anche di mio padre. Ma non è un libro su di lui.
La storia della sua famiglia è estremamente cosmopolita: ci accenna qualcosa chiarendo anche in che senso se ne sente figlia
Mio padre, nato a Cagliari, era di padre sardo e madre vicentina. Mia madre, nata ad Atene, era di madre greca e padre italiano, nato sul Mar Nero, con un nonno garibaldino che aveva sposato una francese. Insomma, la famiglia aveva vissuto fra Turchia e Grecia e si era arricchita di uno scozzese, un siriano, un turco… Quando si riunivano parlavano francese, la lingua comune in quel periodo. Io stessa ho studiato in una scuola statale francese, nella quale transitavano ragazzi che venivano da tutto il mondo, senza distinzioni di colori o religioni, facendo sentire anche me abitante del mondo.
Che tipo di messaggio le piacerebbe dare ai suoi lettori?
Ho sempre amato ascoltare le storie delle persone, le vite degli altri hanno per forza qualcosa da trasmettere. Nel mio piccolo penso che anche la mia storia, o questi brandelli della mia storia, possano essere condivisi con lettori sconosciuti con i quali si può creare un’alchimia, una relazione impalpabile, e che, in qualche modo, si possano ritrovare nel mio vissuto, anche se il loro è stato diverso. Credo che il compito di attori e scrittori sia quello di riuscire a trasmettere emozioni e/o riflessioni. Spero di essere riuscita nel mio intento. Lo scrittore esiste se ha un lettore, l’attore se ha un pubblico.

