“Casa a prima vista”, lo spettacolo del mercato immobiliare
In un mondo sempre più finto e in una finzione sempre più reale, anche il mercato immobiliare diventa spettacolo. Il programma "Casa a prima vista".

In un mondo sempre più finto e in una finzione sempre più reale, anche il mercato immobiliare diventa spettacolo. Il programma "Casa a prima vista".

“Casa a prima vista” è un programma televisivo italiano di genere reality prodotto dal 2023, basato sul format francese Chasseurs d’appart in onda dal 2015. È stato adattato anche per il Belgio, i Paesi Bassi, la Norvergia e la Germania. Il fulcro del programma è la vendita di immobili, attraverso la messa in scena di una competizione tra tre agenti immobiliari situati a Milano, Roma e Firenze. Ogni agente presenta un immobile al cliente e sarà quest’ultimo a decretare la vittoria di uno degli agenti scegliendo l’immobile che preferisce.
“Casa a prima vista” è un programma che ha un pubblico estremamente eterogeneo, grazie a due componenti, la distribuzione del format sia su canali mediatici tradizionali come la televisione, ma anche attraverso le piattaforme digitali. Il secondo fattore, che forse incide anche più del primo, è il tema che tratta. Il mercato immobiliare, nonostante le crisi che si sono succedute negli ultimi decenni, è l’ambito economico-finanziario che rientra nelle prospettive e negli interessi di ogni cittadino, che sia un adulto o un ragazzo. La casa è la rappresentazione della persona.
Per la cultura europea e sopratutto italiana, la casa è un simbolo che viene tramandato per generazioni, si lega all’intimità della persona e delle famiglie. Inoltre la proprietà immobiliare rientra nei bisogni primari di un essere vivente, dunque si lega indissolubilmente alla vita più profonda dell’uomo. In molti casi, potremmo affermare, che la casa e l’individuo sono assimilabili. Non c’è uomo senza casa ed una casa inabitata è inesistente.
Dunque ciò che interessa a questa analisi è il legame profondo tra l’individuo e la casa e le modalità di mercificazione di questa relazione. Sembra chiaro quindi che il processo messo in atto dai produttori di questo programma non è dissimile dalle modalità produttive di altri format, ovvero la mercificazione di un bisogno primario e la sua spettacolarizzazione. Questi sistemi di messa in scena, di rappresentazione di una iperreltà, iniziano con la televisione commerciale. È stata la televisione di Silvio Berlusconi a scardinare i contenuti e le modalità precedentemente usate dal monopolio della Rai, che fino agli anni ’70 aveva svolto un ruolo importante nella società, alfabetizzare il popolo italiano che non poteva o non aveva potuto frequentare la scuola.
Dopo questa breve ma necessaria parentesi storiografica sulla storia della televisione italiana, la domanda che vorrei porre è la seguente, perché “Casa a prima vista” piace tanto? Il tentativo di rispondere a tale quesito può far emergere i presupposti per una comprensione sociologica del piacere e del desiderio che suscita negli spettatori questo format. Il primo elemento fondante lo abbiamo già definito, ed è la casa e ciò che rappresenta simbolicamente per la cultura italiana.
Avere la possibilità di guardare all’interno della vita dei nostri concittadini attiva il desiderio voyeuristico che fa parte di tutti noi, quella pulsione che ci spinge a sbirciare dalla finestra per osservare ciò che accade nell’appartamento difronte. La vita degli altri è sempre interessante e lo è ancor di più la casa dei nostri vicini, un ponte tra ciò che siamo, ciò che desideriamo e la curiosità istintiva di spiare chi ci vive vicino.
In secondo luogo “Casa a prima vista” racconta in modo velatamente semplicistico e attraverso sketch comici, ovvero in modo congruo alle modalità televisive, il complicato mercato immobiliare. Poter osservare questa realtà senza impegno, senza investimento, ma come puri spettatori è un lusso per il nostro piacere. Inoltre il format sdogana un tema molto delicato, il prezzo degli immobili.
L’inflazione negli ultimi anni ha reso l’acquisto di una casa un investimento complicato, che ha suscitato dibattiti e proteste. Quindi avere la possibilità di vedere direttamente le logiche commerciali spettacolarizzate, che si celano dietro i tanti discorsi che abbiamo sentito riguardanti i prezzi inarrivabili degli ultimi anni, crea una sorta di tifoseria, di giudizio e di desiderio nel voler assistere in prima persona a questi processi. Il denaro è un argomento che suscita emozioni variegate ed è il più grande mezzo di intrattenimento e di coinvolgimento che un format televisivo possa usare.

Nelle varie teorie sviluppate per l’ambito spettatoriale, una delle nozioni di particolare interesse riguarda il tipo di immedesimazione che lo spettatore può mettere in atto rispetto al prodotto audiovisivo. È importante precisare che questi studi sono stati sviluppati per il campo cinematografico, credo però che avendo come oggetto di analisi un prodotto narrativo di finzione, la teoria che intendo proporre si adatti bene al contesto.
Dunque tra le teorie a disposizione, quella che ho preso in considerazione è l‘Immedesimazione secondaria teorizzata dal semiologo e critico cinematografico francese, Christian Metz. Alla base di questa teoria vi è l’idea per cui l’individuo si immedesima con il personaggio della storia narrata, fa suo il corpo del personaggio, vive la storia attraverso l’altro. Ecco, non ci è difficile immaginare che i vari personaggi che incontriamo a “Casa a prima vista” siano i nostri vicini, quelli che vogliamo spiare dalla finestra. I clienti sono i personaggi con cui ci immedesimiamo. Nonostante la costante diversità dei personaggi, non abbiamo difficoltà a vedere noi stessi in loro. Questa dinamica è accompagnata da una dose di giudizio, di simpatia e di altre emozioni che proviamo per queste persone diventate personaggi.
Ma essi sono solo simulacri al servizio di un potere più grande esercitato dal prodotto audiovisivo, il quale ha la capacità di farti entrare virtualmente e mentalmente in ciò che si sta raccontando. Diveniamo protagonisti di ogni puntata. Ciò ha un valore determinante che incide sul piacere nel guardare il programma, valore che si lega ai temi affrontanti nel paragrafo “analisi sociologica”. Ad esempio, indirettamente, ci sentiamo proprietari della somma di denaro offerta, percepiamo le difficoltà di alcuni clienti con budget insufficienti per le caratteristiche dell’immobile che richiedono. Richieste che rappresentano un desiderio, il desiderio infantile di possedere, lo stesso desiderio che è alla base del principio psicanalitico della dinamica immedesimativa.
Gli altri personaggi, rappresentanti dagli agenti immobiliari, svolgono il ruolo di impostare la storia che poi verrà percorsa dai protagonisti. Quindi, secondo la mia logica, i veri protagonisti di questo format non sono gli agenti immobiliari, bensì i clienti. Nonostante ciò, la figura dell’agente immobiliare – che nella realtà è già rappresentazione irreale del reale, ossia deve possedere le capacità di vendere un oggetto e quindi raccontarlo nel migliore dei modi – rappresenta il divo nel programma. Un divo che sfrutta le potenzialità contemporanee dell’intermedialità e dunque la possibilità di creare un ponte attraverso i social network tra i cittadini e la realtà immobiliare.
Alla base di quanto appena descritto, vi è la costante trasformazione dei mestieri e della vita normale in rappresentazioni spettacolarizzate, o meglio il racconto della vita reale attraverso la messa in scena di finzione. La finzione prende sempre più piede nella vita reale, e quest’ultima è materiale di continua ispirazione per la finzione. Da ciò nasce “Casa a prima vista”, dalla possibilità di rendere fintamente autentica una realtà spettacolarizzata, che abbiamo imparato a vedere come reale.
Infine, vi consiglio vivamente una delle opere principali del sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte. Testo che mette in luce le dinamiche di mercificazione della nostra società e che può consentire uno sguardo più critico di un programma di successo, come “Casa a prima vista”.
