Ornella Vanoni ci ha lasciato la sera del 21 novembre. Un malore, intorno alle 23, nella sua casa milanese, ne ha spento per sempre il sorriso, quel sorriso con cui ha vissuto fino all’ultimo istante dei suoi meravigliosi 91 anni.

Icona, mito, divina artista della musica italiana, Ornella Vanoni ha saputo interpretare sé stessa fino alla fine dei propri giorni. Una donna libera, forse particolare, dal carattere forte e dolcissimo allo stesso tempo. Un mito senza tempo e Senza Fine, così come in una delle sue interpretazioni più vive e calde.

Ornella Vanoni ha vissuto una vita lunga, colma di passione, di affetti, di problemi, di successi, sullo sfondo una Milano, la sua Milano, una Italia scossa da profonde trasformazioni economiche, politiche, sociali, culturali. E lei ha saputo in ogni momento esserci, trasformandosi e plasmandosi restando comunque se stessa, fedele. E con lei la sua voce meravigliosa, inconfondibile, riconoscibile anche al meno allenato degli ascoltatori.

Ornella Vanoni, la musica, la voce, il mito

L’appuntamento, Senza Fine, Che cosa c’è, La musica è finita, Domani è un altro giorno, Musica, musica, Tristezza, La voglia e la pazzia, e poi oltre una trentina di album, Vanoni ha lasciato un segno indelebile nella memoria melodica degli italiani. È un’icona che attraversa epoche, rivoluzioni musicali, generazioni di ascoltatori. Ha saputo essere diva senza prendersi troppo sul serio, sofisticata senza diventare snob, fragile senza perdere dignità.

Ci sono voci che non appartengono a un’epoca ma a un’identità, a un modo di stare nel mondo. Quella di Ornella Vanoni, calda, intima, un po’ ruvida e un po’ carezzevole, è una di queste: un marchio che ha attraversato oltre sessant’anni di musica italiana senza perdere un grammo della sua autenticità.

Nata a Milano il 22 settembre 1934, è cresciuta tra il rigore della borghesia cittadina e il richiamo irresistibile della scena. Studia al Piccolo Teatro con Giorgio Strehler, ma presto la recitazione si intreccia alla musica. È lì che, quasi per caso, nasce quella che diventerà una delle carriere più longeve e raffinate del panorama musicale italiano.

Gli inizi: la “scuola della mala” e il mito che nasce

Negli anni ’60 la Vanoni esplode con le canzoni della cosiddetta “scuola della mala”, un repertorio teatrale e ironico che racconta storie di malavita milanese. È un filone unico nella nostra canzone, cucito addosso a lei da Strehler, Dario Fo, Gino Paoli e altri autori capaci di coglierne il talento interpretativo.
Brani come “Le mantellate”, “Ma mi” e “La zolfara” la trasformano in un fenomeno: una giovane donna di straordinaria eleganza che canta, con voce bassa e modi da diva, storie di prigione, amori a perdere, donne di periferia.

La relazione artistica
(e sentimentale) con Gino Paoli

È impossibile parlare di Ornella senza citare Gino Paoli. Tra i due nasce un legame intenso, complicato, segnato da un amore travolgente e da una altrettanto forte collaborazione artistica.
Paoli le scrive brani entrati nella storia: “La musica è finita”, “Che cosa c’è”, “Senza fine”, che lei interpreterà negli anni con una maturità crescente.

La loro storia è uno dei capitoli più affascinanti della musica italiana: due anime libere, due modi diversi di sentire il mondo, uniti dalla stessa esigenza di esprimersi senza filtri.

La consacrazione: dagli anni ’70 ai ’90

Il decennio che la consacra definitivamente è quello dei Settanta. Nel 1970 pubblica “L’appuntamento”, forse il suo brano più celebre, un classico assoluto della musica leggera italiana.
A seguire arrivano “Una ragione di più”, “Domani è un altro giorno”, “Tristezza” e le raffinatissime versioni italiane di brani brasiliani che lei reinventa con un tocco tutto suo. La bossa nova diventa parte del suo DNA artistico.

Negli anni ’80 e ’90 la sua voce si fa ancora più elegante, più profonda, più vera.
Rossetto e cioccolato”, “Musica musica”, “Insieme a te”, “Io so che ti amerò” consolidano la sua immagine di interprete sofisticata, capace di restare moderna pur senza inseguire le mode.

Il nuovo millennio: l’icona contemporanea

Se la sua carriera si fosse fermata qui, sarebbe già leggenda. Ma Ornella è, da sempre, refrattaria all’idea di fermarsi. Negli anni 2000 e 2010 sperimenta, collabora, riscrive se stessa. Memorabile il ritorno a Sanremo nel 2018 con “Imparare ad amarsi” insieme a Bungaro e Pacifico: un brano lieve ma pieno di verità, molto “alla Vanoni”.

Nel 2021 sorprende ancora con “Un sorriso dentro al pianto”, scritto da Francesco Gabbani: una canzone delicata, intensa, che le restituisce nuova linfa nelle classifiche e nell’immaginario collettivo.

La sua eredità non è solo musicale: è un invito a vivere con libertà, intelligenza e una buona dose di ironia. Ciao Ornella.

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