Il cinema italiano aveva proprio bisogno di un film del genere. Sì, il cinema italiano aveva proprio bisogno di Fuori. Scanzonato, controcorrente, anticonformista. Non a caso, si parla di Goliarda Sapienza, scrittrice catanese interpretata da un’assai calzante Valeria Golino. Intorno a lei non la Roma dei salotti intellettuali ma la Rebibbia dei criminali dove, inaspettatamente, fiorisce una sorellanza impensabile altrove.

E lì, forse per la prima volta, lei, Goliarda, si sentirà veramente libera. Libera dalle aspettative. Libera dalle convenzioni. Libera da quell’idea ossessiva del suicidio. Perché nei luoghi più incerti nascono le amicizie più salde, quelle capaci di darti amore anche nel modo più estremo. 

Cos’è “Fuori” e cosa si rivela alla fine

Troppo stramba per muoversi agilmente nel mondo letterario e troppo sofisticata per ritrovarsi rinchiusa tra le pareti del carcere. Questa è la Goliarda Sapienza che ci consegna Valeria Golino. Ma, fin da subito, è chiaro che dentro e fuori sono concetti da ridisegnare e non serve arrivare ai titoli di coda per capirlo – in ogni caso non uscite dalla sala troppo presto, c’è una video intervista che merita.

Per strada ci si perde e ci si confonde. Il sole è troppo forte, il whisky non abbastanza ghiacciato. A tavola o in macchina, invece, si annodano i fili e si costruiscono alleanze. E pazienza se il banchetto è arrangiato o la vettura presa illegalmente. Nel mondo del fuori ci si comporta come dentro, le regole sono improvvisate ma certi legami durano nel tempo.

Chi è Goliarda Sapienza

Grazie al marito Angelo Pellegrino nel 1998 venne finalmente dato alle stampe L’arte della gioia, il romanzo a cui Goliarda Sapienza aveva dedicato gran parte della sua vita e che verrà pubblicato per intero solo dopo la sua morte. Leggendo di Modesta e seguendo il suo percorso tra le pagine si scopre tra le pieghe ancora una volta quel che era Goliarda e quel che può essere ancora oggi per tante donne che vorrebbero sfuggire alle maglie della società, alle galere che vengono loro inflitte da stereotipi e pregiudizi duri a morire.

Guardando Fuori si vede essenzialmente come si muovono nella realtà filmica le sue compagne di cella – Matilda De Angelis nei panni di Roberta e Elodie in quelli di Barbara – che diventano, poi, compagne di vita. E, seppur schiacciate da vissuti che nulla hanno di facile, sono anche loro libere in un modo che per tante non sarà mai possibile. Una libertà scomoda, non sempre comprensibile. Una libertà il cui senso per essere afferrato ha bisogno delle parole di Goliarda. Ancora e ancora. 

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