Goffredo Fofi, il mio ricordo
La scomparsa di Goffredo Fofi. Il mio ricordo, lo scrittore, il compagno, l'animalista. Il suo libro "Non mangio niente che abbia gli occhi".

La scomparsa di Goffredo Fofi. Il mio ricordo, lo scrittore, il compagno, l'animalista. Il suo libro "Non mangio niente che abbia gli occhi".

Torno a parlare di persone che ci mancano, dopo aver ricordato Sarat Colling. La notizia della scomparsa di Goffredo Fofi è su tutti i giornali. La sua statura intellettuale è indiscussa, e anche la stampa mainstream riconosce la grande importanza di questa personalità.
Eppure, come spesso accade, fra le mille sfaccettature di questa figura, fra i vari aspetti della sensibilità di questa persona, ce n’è qualcuno che viene invisibilizzato, che viene considerato in qualche modo scomodo, o semplicemente trascurabile.
Quando ho conosciuto Goffredo, parecchi anni fa, si trattava per me, soprattutto, di un grande critico cinematografico. E, certamente, anche di un uomo dalla cultura immensa: uno scrittore, animatore di iniziative culturali fondamentali, uno scopritore di talenti letterari. Ma io lo incontrai grazie a un particolare aspetto della sua sensibilità politica: l’animalismo.
Non ricordo se fosse il 2008 o il 2009. Goffredo, vegetariano, partecipava al nascente dibattito sui diritti animali. Venne a un festival antispecista che io e la mia associazione organizzavamo in Brianza. Ricordo che si entusiasmava per il fermento che si creava intorno alle campagne dell’animalismo radicale, con quella capacità che poche persone in là con gli anni possiedono di mettersi in ascolto delle istanze e del linguaggio di chi è più giovane.
Avevamo presentato una nuova piattaforma di lotta contro la sperimentazione sugli animali. Il suo interesse era palpabile, la sua vicinanza alla sorte delle cavie e ai nostri tentativi di costruire un’opposizione era semplice, diretta, genuina. Parlammo a lungo delle lotte antispeciste.

Goffredo aveva già sviluppato una serie di riflessioni sul tema, leggeva ciò che i movimenti animalisti producevano, discuteva i concetti che venivano introdotti. Avrebbe poi pubblicato un suo libro dedicato alla questione animale, dal titolo franco e inevitabilmente provocatorio: Non mangio niente che abbia gli occhi.
Ci diede subito spazio per parlare di diritti animali e del dibattito che si stava sviluppando anche in Italia, in particolare mettendo a disposizione Lo straniero, una rivista unica nel panorama nostrano, uno dei tanti progetti culturali per cui oggi viene ricordato.
E questa sensibilità era del tutto coerente con i suoi posizionamenti politici, dalla parte degli esclusi fra gli umani, sempre in ascolto del margine, contro la violenza e l’oppressione. Era coerente con l’aspetto “militante” della sua vita, che viene ricordato nei “coccodrilli” di oggi, ma di solito evitando di menzionare gli aggettivi più “scabrosi “scomodi” legati alle sua militanza, “comunista” e “anarchico”. Per non parlare, appunto, della sua coscienza antispecista, che lo portava a schierarsi anche, in modo del tutto naturale, dalla parte degli esclusi non umani.

Ed è così che vorrei ricordarlo, come una persona schierata. Così schierata, da aver capito, prima di moltə altrə intellettualə, che occorre stare dalla parte degli sfruttati di qualsiasi specie.
