Guardarsi dentro: intervista con Andrea Perrozzi
Al Teatro 7 di Roma, fino al 10 maggio è in programma "Re-Fusi" una commedia profonda e travolgente. Ne parliamo con l’attore e musicista Andrea Perrozzi tra i protagonisti dello spettacolo.

Al Teatro 7 di Roma, fino al 10 maggio è in programma "Re-Fusi" una commedia profonda e travolgente. Ne parliamo con l’attore e musicista Andrea Perrozzi tra i protagonisti dello spettacolo.

Al Teatro 7 di Roma, fino al 10 maggio è in programma Re-Fusi una commedia profonda e travolgente scritta da Roberta Skerl e diretta da Vanessa Gasbarri. Ne parliamo con l’attore e musicista Andrea Perrozzi tra i protagonisti dello spettacolo.
Chi è Sergio, il personaggio che interpreti e quale situazione si trova ad affrontare?
Sergio è un uomo che aggiusta le cose degli altri, ma non ha mai avuto il tempo – o forse il coraggio – di aggiustare le sue. Fa il tecnico, monta citofoni, entra nelle case delle altre persone, ascolta pezzi di vite che non gli appartengono…e intanto la sua resta in sospeso. In Re-Fusi si ritrova dentro una situazione che lo costringe a fermarsi, a guardarsi senza scappare, anche se all’inizio lo farebbe volentieri. E lì succede una cosa semplice e complicatissima: comincia a vedere i suoi errori, i suoi “refusi”, quelli che fino a quel momento aveva sempre corretto negli altri.
In che modo è possibile affrontare i refusi che si incontrano nel corso della nostra vita?
Intanto smettendo di far finta che siano solo refusi. Spesso li chiamiamo così per alleggerirli, ma sono scelte, o mancanze…sono cose che abbiamo scritto noi, anche quando non volevamo. Affrontarli non significa correggerli tutti – quello credo sia impossibile – ma riconoscerli, tenerli lì, senza scappare. E magari imparare a conviverci senza vergogna. Perché a volte è proprio lì, nell’errore, che comincia qualcosa. Spesso la terapia può aiutare!
Qual è il messaggio che porta con sé questo spettacolo?
Che non esiste una versione definitiva di noi. Siamo pieni di bozze, di tentativi, di cose venute storte. E va bene così. Re-Fusi non ti dice come devi vivere, non ti dà una soluzione: ti mette davanti uno specchio un po’ storto e ti chiede: sei disposto a guardarti davvero? Quante cose non sopporti di te e cosa sei disposto a fare per risolverle? Magari però… meglio non fare come il signor Marra! Il personaggio interpretato da Alessandro Salvatori nella commedia! Perché? Beh…scopritelo a teatro entro il 10 maggio!
Oltre ad essere un attore sei anche musicista e cantautore. Hai da poco lanciato il tuo nuovo singolo “Laggiù”, uno struggente ritratto dell’infanzia rubata a un bambino di Gaza. Parlaci di questo progetto.
“Laggiù” non è una canzone che spiega: è più un invito a guardare in un punto preciso, lontano, dove spesso non vogliamo guardare. È nata da una sensazione di distanza, non solo geografica, ma morale. Da quella linea sottile che ci permette di dire “non mi riguarda”. Io non avevo voglia di fare un manifesto, né di dare risposte, chi sono io per poterlo fare? Però mi interessava aprire una sorta di spazio riflessivo, creare un silenzio dentro cui ognuno potesse farsi una domanda. Anche scomoda. Perché a volte le domande restano più delle risposte.
In che modo la musica e il Teatro possono contribuire a riscrivere un nuovo capitolo della nostra storia?
Non so se riescono davvero a riscriverlo. Però possono farti accorgere che la storia non è finita. La musica e il teatro fanno questa cosa potente: ti fermano. Ti fanno stare in quel momento lì, anche breve, e forse puoi cambiare la direzione dello sguardo. Non è di certo una rivoluzione, è qualcosa di più piccolo… ma io credo sia necessario a tutti. Pensa quanto siamo fortunati!
