Qualche giorno fa ho fatto uno strano sogno: entravo in un negozio di dischi, grande, come quelli di un tempo, Tower Records, Virgin, pieno di supporti fisici non meglio identificati e ci trovavo dentro (non so perché) Fiorella Mannoia… Sono strasicuro: era proprio lei, capelli rossi, begli occhi, un po’ più giovane di oggi, diciamo qualche annetto fa. Le davo un bacio in fronte. Arrivederci e grazie. Qui finisce quello che ricordo del sogno. Giuro!
Allora oggi sono uscito di casa e, pensando tra me e me a una sorta di Record Store Day tutto mio, mi sono diretto verso un negozio di dischi, per vedere l’effetto che fa. Prima di tutto ne ho dovuto scovare uno, nelle mie vicinanze: zero, neanche uno. Parlo di negozio di dischi indipendente, non una catena, oppure il reparto dischi e multimedia di un qualsiasi ipermercato. A diversi chilometri di distanza, ne ho trovato uno, che non avevo mai frequentato. E perché? Per il semplice motivo che al giorno d’oggi chi ancora compra musica, liquida, oppure supporti fisici, nella maggior parte dei casi lo fa direttamente da casa: la ordina, dal computer, e se la vede recapitare comodamente a casa, oppure sulla memoria del PC. Sono uscito per andare in un negozio di dischi, perché lo avevo sognato. E cosa ho comprato? Una cassetta, un supporto obsoleto.

Ho un amico, pazzo scatenato di musica: la scorsa settimana ci rivediamo dopo un po’ di tempo e mi fa vedere tutti i vinili che si è comprato negli ultimi giorni, un numero consistente, per me comunque impressionante. Per suonarli utilizza ancora un glorioso piatto Thorens TD-160: il bello è che ha le solite due velocità, 33 e 45 giri, ma gira ad una sola velocità, quando si cambia velocità lui si rifiuta e continua a girare a 33, il testone! Beh, questo tuffo nel passato non è poi tanto passato, in realtà: negli Stati Uniti, dopo la chiusura nel 2018 dell’ultima fabbrica di CD nel continente americano (la Sony DADC, dopo aver prodotto oltre 11 miliardi di CD), nei primi sei mesi del 2020 le vendite di dischi in vinile costituiscono il 62% dei ricavi delle vendite dei supporti fisici (pur essendo cresciute solo del 2%) e hanno superato quelle di CD (letteralmente crollate, – 50%), ma ovviamente è la musica liquida che domina il mercato, tra abbonamenti a pagamento e gratuità in streaming, digital über alles. Il vinile quindi recupera, tra gli audiofili: pochi pezzi, goccioline, rispetto al grosso del mercato della musica mondiale, però in crescita, costante.
Torniamo alla mia visita nel record shop: già in vetrina, più vinile dei CD. Entro e chiedo: “Vendete più vinili o CD?”. Risposta: 60% vinile, 40% CD. In negozio, incredibile a dirsi, ci sono anche migliaia di cassette, nuove, incellofanate, in vendita a 4 € ciascuna. Sono stato mezz’ora a spulciarle tutte: titoli italiani e stranieri, un incredibile viaggio nel tempo, attraverso un supporto che in pochi ascoltano ancora. Ho trovato una chicca: ”Miles Davis – Live Around The World” (Warner Bros Records, registrato direttamente su DAT dall’uscita del mixer di sala tra il 1988 e il 1990). Ho comprato questa cassetta, perché comprende il repertorio live e la formazione che venne ospite a DOC, la trasmissione di Renzo Arbore, su Rai 2, con alcuni dei brani che Miles Davis eseguì proprio nello Studio 2 di via Teulada, cui sono molto legato avendo fatto parte della redazione di quel programma televisivo. Emozione! C’è pure “New Blues”, con gli assoli del divino Miles e di Foley (basso solista), in una versione straordinariamente inferiore a quella suonata dal vivo in Rai, che vi consiglio di andare a vedere qui, per confrontarla con quella su disco.

Questo breve racconto, partito da un sogno, per arrivare a un altro argomento: chi pubblica un nuovo disco, oggi? Chi glielo fa fare?

I dischi si vendono poco: dal possesso di un supporto fisico si è passati negli ultimi anni all’accesso, paghi e non possiedi nulla, accedi all’ascolto, questo è il diritto acquisito. Calate le vendite, il disco in sé ha perso importanza, mentre il concerto dal vivo è l’unica attività veramente redditizia per un artista, piccolo o grande. In tempo di pandemia, i grandi concerti son saltati tutti, è stata un’occasione d’attività per i più piccoli e determinati. Fare un disco significa solo produrre nuovi brani e offrire al pubblico una sorta di biglietto da visita. Ma il circolo virtuoso creato dalla pubblicazione di un nuovo album seguito da un tour è saltato: non esiste. Negli ultimi mesi, in attesa di conoscere il futuro, della ripresa dei mercati, molti dischi già pronti sono stati posteggiati, lasciati in standby: esco, non esco, esco, non esco, tipo m’ama, non m’ama. Adesso, siccome le cose purtroppo vanno per lunghe, non ha più tanto senso aspettare, e allora tra settembre e novembre (quando un tempo ci si candidava per il regalo di Natale) escono diversi dischi, italiani, internazionali, da Fiorella Mannoia, a Samuele Bersani, da Claudio Baglioni a Bruce Springsteen, e poi AC/DC, Roger Waters, artisti straconsolidati, ma anche tanti nuovi talenti, dell’ultima generazione, fra i tanti e italiani Carl Brave, Gazzelle, Ensi, Random. Alcuni artisti, tipo Bob Dylan, Taylor Swift, Katy Perry, hanno anticipato i tempi, pubblicando durante l’estate.

Una grandinata di titoli, finalmente sdoganati, più tutte le ricche ripubblicazioni, i cofanetti celebrativi, in vinile, in CD, con inediti, track alternative, provini, libri fotografici, roba tosta, da appassionati, che scavano negli archivi delle case discografiche, che rilucrano su titoli di repertorio spesso ampiamente ammortizzati.
Quest’anno il Record Store Day è stato diluito in tre appuntamenti: il prossimo (ed ultimo) il 24 ottobre. In queste occasioni, appaiono pubblicazioni che celebrano l’evento, concepite appositamente, soprattutto per dare lavoro e vita ai negozi di dischi indipendenti, specie ormai rara, in via d’estinzione, da proteggere come i koala o la tigre bianca. Il negozio di dischi, con un titolare il più delle volte appassionato, è sempre stato uno dei primi passi per entrare in contatto con la musica registrata, per ricevere consigli esperti, suggerimenti, dove potevi incontrare tuoi simili e confrontarti, fare delle scoperte. Per toccare la musica.
Oggi questo non esiste più. Abbiamo tutto a disposizione, attraverso la rete, in perfetta solitudine. Per giunta, volendo, gratuitamente. Manca tutto quello che succedeva in un negozio, un meccanismo che portava alla formazione del pubblico, insieme alla diffusione via radio (guidata) di un repertorio molto più vasto e variato di quello che possiamo ascoltare oggi dalla maggior parte delle radio. La sensazione è che, a parte alcune eccezioni esemplari, il vecchio negozio di dischi (e tutta la cultura e la bellezza che si porta dietro) ormai possa essere frequentato quasi soltanto nei sogni.