L’economia del fuoco contro il mondo del burnout
E se un mestiere antico, scolpito nel fumo e nella fatica, nascondesse la chiave per riscrivere il nostro presente? Il fuoco e i carbonai di Serra San Bruno.

E se un mestiere antico, scolpito nel fumo e nella fatica, nascondesse la chiave per riscrivere il nostro presente? Il fuoco e i carbonai di Serra San Bruno.

L’hai mai sentito il profumo del bosco che brucia lentamente, non per distruggere ma per creare? Scoprire il fuoco e i carbonai di Serra San Bruno non è una semplice gita fuori porta. È un’opportunità. L’opportunità di mettere in discussione tutto ciò che credi di sapere sul lavoro, sul progresso, sul tempo.

Nella mia rubrica “Buone Idee per la Mente”, condivido il mio ultimo lavoro di fotografia documentaria “Sulle Tracce degli Ultimi Carbonai” alla scoperta di una delle ultime comunità di carbonai italiani, nel cuore del Parco Naturale Regionale delle Serre, Calabria, in cui la fotografia diventa una lente per ripensare i sistemi economici, immaginando un’economia “lenta” che vive in armonia con il paesaggio e sfida la frenesia della modernità.

Se pensiamo al fuoco e al carbone vegetale qual è la prima immagine che viene in mente? Molto probabilmente gli incendi dolosi che hanno distrutto tante aree boschive della nostra penisola, tra cui il gravissimo incendio sul Vesuvio di agosto di quest’anno.
Esiste un altro tipo di fuoco diverso da quello divoratore e improvviso, che ha trasformato le pendici del Vesuvio in un sudario di cenere, lasciando dietro di sé il vuoto e la paura.
Quello lento, paziente, custodito per venti giorni sotto un manto di terra dai carbonai di Serra San Bruno, un fuoco che non distrugge ma trasforma, che non consuma ma crea. Il carbone vegetale di Serra San Bruno è più di un materiale: è un simbolo di pazienza.
Nasce dal lavoro dei carbonai che costruiscono cupole di legna, gli “scarazzi”, che bruciano per venti giorni sotto uno strato di terra. Questo processo, tramandato dai Fenici, non saccheggia il bosco, ma lo custodisce.
Questi due fuochi rappresentano un giano bifronte, un bivio tra due visioni del mondo, dell’economia e del nostro rapporto con il pianeta. Da un lato, la logica dell’emergenza e dello sfruttamento da parte delle ecomafie; dall’altro, la sapienza antica di un’economia circolare e “lenta”, incarnata da un mestiere che sembra venire da un altro tempo.
Conoscete il concetto di “restanza” di cui parla l’antropologo Vito Teti? È l’arte, forse rivoluzionaria, di restare e prendersi cura del proprio territorio, invece di sfruttarlo e fuggire.
I carbonai di Serra San Bruno sono l’incarnazione perfetta della restanza. Sono i “guardiani” di cui parla Teti, coloro che, scegliendo di restare, presidiano il territorio e ne custodiscono la memoria e il futuro. Il loro lavoro impedisce che il bosco diventi una selva impenetrabile e facile preda degli incendi. La loro presenza è la più efficace forma di prevenzione.
Allora la domanda sorge spontanea: chi sono i veri innovatori? Chi inventa un’app per la consegna veloce o chi, restando, impedisce al proprio mondo di franare? Chi è più moderno? Chi fugge verso le metropoli o chi decide di abitare i margini, trasformandoli in un centro di nuova sapienza?

Quello dei carbonai non è solo un rituale culturale, ma un vero e proprio modello di economia circolare e sostenibile. A differenza del fuoco del Vesuvio, che cancella la biodiversità, il loro prelievo dal bosco è selettivo, parte di una gestione forestale che per secoli ha permesso alla foresta di rigenerarsi. Il legno diventa carbone, il carbone energia, e la foresta continua a vivere. Non c’è scarto, non c’è sfruttamento intensivo.
È un sistema economico che nasce dal luogo e vive in simbiosi con esso. Le imprese, spesso a conduzione familiare, sono l’ultimo presidio socioeconomico per molti territori interni, unendo alla produzione del carbone la manutenzione delle aree verdi e la cura del territorio.
In un’epoca in cui parliamo con urgenza di “green deal” e decarbonizzazione, non è paradossale che la risposta si trovi in un mestiere così antico? È forse questo il vero modello di sviluppo sostenibile, un’economia che non si oppone alla natura ma collabora con essa, che non estrae valore ma lo rigenera ciclicamente?
Il 28 giugno 2025, il gruppo di studio “Sulle Tracce degli Ultimi Carbonai” ci ha portati lungo il sentiero Pecoraro-Lubello, nelle Serre Calabresi. Abbiamo osservato i carbonai al lavoro, vigilando sul fuoco, e ascoltato le loro storie di fatica e comunità. La fotografia documentaria ha trasformato l’esperienza in immagini potenti: volti anneriti, foreste silenziose, il fumo che danza. Ogni scatto è stato un invito a riscrivere la nostra percezione, a immaginare un sistema economico che produce senza distruggere, un modello che i partecipanti hanno potuto toccare con mano.



Il fumo del Vesuvio e quello degli “scarazzi” di Serra San Bruno ci raccontano due storie opposte. La prima è una storia di violenza, perdita e crisi della presenza. La seconda è una storia di pazienza, cura e restanza. Una ci parla di un’economia che brucia le sue risorse, l’altra di un’economia che le trasforma con sapienza.
La scelta tra questi due fuochi non riguarda solo la Calabria o la Campania. Riguarda il modello di futuro che vogliamo costruire. Continueremo ad alimentare il fuoco rapido e distruttivo del consumo fine a se stesso, correndo da un’emergenza all’altra? Oppure avremo il coraggio di riscoprire il valore del fuoco lento, quello che richiede tempo, conoscenza e amore per i luoghi?
I carbonai di Serra San Bruno, forse senza saperlo, ci pongono questa domanda ogni volta che accendono uno “scarazzo”. E tu, nel tuo piccolo bosco quotidiano, quale fuoco hai deciso di alimentare?

Un ringraziamento speciale a Nicola Romeo Arena, guida ambientale escursionistica, che ci ha accompagnato nel Parco Regionale delle Serre a esplorare il sentiero Pecoraro-Lubello durante la prima parte del laboratorio “Sulle Tracce degli Ultimi Carbonai” (sabato 28 giugno 2025), e a Bruno Tripodi, fotografo e guida esperta, che ci ha guidati nella seconda parte, nell’incontro con i carbonai. Il loro prezioso contributo ha reso questa esperienza indimenticabile.
Il progetto concorre ai Tokyo Foto Awards 2025.
Note
1. Antiche Carbonaie. 2023. “Chi Siamo.”
Per comprendere il lavoro dei carbonai come pratica di “economia lenta”, è utile esplorare l’antropologia del lavoro artigianale, che valorizza la connessione tra mente, mano e materia.
2 Commenti

Meraviglioso, il concetto di rallentare e prendersi cura. Grazie per questo prezioso articolo, aiuta a sentirsi ancora umani.
Non sapevo nulla di tutto ciò: molto interessante, grazie!
Chiaramente sono bellissime anche le foto!