ll 4 settembre, nella Sala Laudato Si del Palazzo Senatorio in Campidoglio, l’anteprima del progetto fotografico di Roberto Vignoli: 21 gatti candidati alla presidenza per immaginare, con ironia e poesia, un mondo governato da libertà, eleganza e indipendenza. L’inaugurazione ufficiale sarà il 3 ottobre all’Oasi Felina di Porta Portese.

Prima di entrare nella Repubblica dei gatti, vi propongo un piccolo capolavoro di follia musicale: il Duetto buffo di due gatti, il celebre brano ottocentesco tradizionalmente attribuito a Rossini, ma in realtà nato dall’assemblaggio di materiali musicali diversi, probabilmente a opera di Robert Lucas de Pearsall.

Due voci, una serissima atmosfera da opera lirica e una sola parola: “miau”. La versione cantata dai bambini è irresistibile.

🎵 Ascolta il “Duetto buffo di due gatti” cantato dai bambini

E forse non poteva esserci introduzione migliore per raccontare una Repubblica nella quale i gatti sono candidati alla presidenza.

E se, per una volta, mettessimo i gatti al potere?

Non sarebbe poi un’idea così assurda. Sono indipendenti, eleganti, difficili da convincere, spesso fanno esattamente quello che vogliono. Non amano particolarmente obbedire e hanno quella capacità tutta felina di guardarci come se sapessero qualcosa che noi ancora non abbiamo capito.

È da questa provocazione, sospesa tra ironia, fiaba e riflessione politica, che nasce “La Repubblica dei gatti”, il progetto fotografico di Roberto Vignoli che porta 21 felini davanti all’obiettivo trasformandoli, almeno nell’immaginazione, in altrettanti candidati alla presidenza.

L’anteprima della mostra si terrà il 4 settembre, dalle ore 15 alle 19, nella Sala Laudato Si del Palazzo Senatorio, in Piazza del Campidoglio 1 a Roma.

Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Oasi Felina di Porta Portese, l’Ente Nazionale Protezione Animali e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane – Sezione di Ostia.

L’inaugurazione ufficiale della mostra sarà invece il 3 ottobre all’Oasi Felina di Porta Portese, in via Portuense 39, in occasione delle iniziative per la Giornata Mondiale degli Animali del 4 ottobre.

Vignoli ha lavorato per mesi a questo progetto, affrontando una difficoltà che chiunque abbia mai provato a fotografare un gatto conosce bene: il soggetto non collabora necessariamente.

Ventuno gatti sono stati fotografati in posa da candidati presidenti, già apparentemente investiti della loro carica. Alcuni, racconta l’autore, hanno manifestato con estrema chiarezza la propria indisponibilità a partecipare.

E forse è proprio questo il punto. Perché un gatto non è facilmente addomesticabile nemmeno dall’obiettivo di un fotografo. È un animale che sembra incarnare, nel nostro immaginario, alcune qualità che abbiamo progressivamente perso: indipendenza, libertà, eleganza, capacità di sottrarsi.

Vignoli parte da qui per costruire una piccola utopia felina. Una Repubblica impossibile, naturalmente e proprio per questo capace di farci riflettere su quella possibile.

L’idea nasce da una suggestione vicina alla mitopoiesi di Gianni Rodari, dalla sua capacità di utilizzare il linguaggio della fiaba per raccontare la realtà e, soprattutto, per porre domande alle nuove generazioni.

Rodari sapeva parlare ai bambini senza considerarli piccoli adulti. Sapeva costruire mondi fantastici nei quali, sotto la superficie giocosa, comparivano la disuguaglianza, l’ingiustizia, la guerra, il potere, l’indifferenza.

Anche La Repubblica dei gatti vuole parlare ai più giovani. Non a caso Vignoli immagina di portare le fotografie nelle scuole, collocando ogni ritratto sulla parete dietro la cattedra di un’aula: il gatto, per qualche ora, diventerebbe il presidente già eletto di quella classe.

Una scena apparentemente surreale, ma forse proprio per questo capace di aprire domande semplici e enormi: che cosa significa governare? Che cosa significa obbedire? E che cosa significa essere liberi?

Mettere i gatti al vertice della società significa allora rovesciare le gerarchie. È un gioco, ma è anche una provocazione.

Perché se immaginiamo un mondo governato da animali che non sembrano interessati al potere, siamo costretti a guardare con occhi diversi chi invece il potere lo desidera, lo conquista e lo esercita.

Nel progetto di Vignoli c’è anche un altro tema che va oltre la politica: la natura.

L’autore guarda con preoccupazione a una società che continua a consumare il proprio ambiente, tra cambiamenti climatici, inquinamento, distruzione degli ecosistemi e disboscamento.

E qui entra in scena Joseph Beuys, uno dei grandi riferimenti dell’arte contemporanea del Novecento, per il quale l’arte poteva diventare uno strumento di trasformazione sociale e di rapporto con la natura.

Vignoli richiama il suo gesto simbolico delle 7.000 querce e scrive: “Questi gatti in cima al mondo sono la mia quercia.”

È una frase che cambia improvvisamente il peso del progetto. Perché quei gatti fotografati come presidenti non sono soltanto una trovata ironica. Sono anche un modo per chiedersi quale mondo vogliamo lasciare.

E forse non è casuale che proprio un gatto, animale domestico e selvatico insieme, rappresenti così bene questa contraddizione.

Amato, accolto nelle nostre case, ma impossibile da possedere fino in fondo.

Gatti, una mostra che vuole entrare nelle scuole

La proposta di Vignoli non si limita alla sala espositiva. L’autore immagina di portare i 21 ritratti nelle strutture scolastiche, collocando ogni fotografia sulla parete dietro la cattedra di un’aula. Il gatto diventerebbe così, almeno per qualche ora, il presidente già eletto di quella classe. Una scena divertente, certo, ma anche un piccolo esercizio di immaginazione politica.

Che cosa significa avere qualcuno al vertice? Che cosa significa obbedire? In fine che cosa significa, invece, essere liberi?

La mostra potrebbe essere visitata dagli studenti e dal pubblico anche soltanto per poche ore, lasciando alle singole strutture la possibilità di adattare l’allestimento e la durata del progetto. È una proposta che sembra giocare. Come accade spesso con le fiabe migliori, mentre gioca sta facendo domande molto serie.

Chi è Roberto Vignoli

Nato a Roma nel 1958, Roberto Vignoli è artista e fotografo fin dagli anni Settanta.

Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con importanti agenzie fotografiche come Action Press, Image Bank, Granata Press, Grazia Neri, Maxppp e Luz, esponendo in oltre cento mostre in Italia e all’estero, dalla Francia alla Germania, dall’Ungheria alla Turchia fino ad Argentina, Cuba, Stati Uniti e Australia.

Dal 2000 al 2012 ha lavorato nell’Ufficio fotografico del settimanale L’Espresso, curando le immagini delle pagine degli Esteri e delle Rubriche di Cultura.

Ma la sua ricerca non si è mai fermata alla fotografia.

Vignoli ha pubblicato romanzi, racconti, libri fotografici e raccolte di poesia, collaborando con diversi autori. Tra i suoi lavori ci sono Un lampadario nell’anello di fumo, Il soffio sulla spalla, Se un altro fosse me, 5 fotoromanzi d’amore sfrenato, Per-corsi d’acqua, con poesie di Claudio Damiani, e L’inverno sono gli altri.

Dal 2019 al 2022 ha insegnato fotografia di architettura al Centro Sperimentale di Fotografia e ha continuato a collaborare con diverse testate, sia come fotografo sia come autore. Attualmente collabora con il quotidiano La Ragione.

Il suo percorso spiega bene anche la natura di questo progetto: fotografia, letteratura, ironia e riflessione sociale si incontrano dentro una stessa idea.

Naturalmente Vignoli precisa, con ironia, che tutto questo non vuole essere una critica, nemmeno velata, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E forse non ce n’è bisogno perché il gioco è più ampio. Non si tratta davvero di sostituire un presidente con un gatto. Si tratta di immaginare, per qualche minuto, un mondo nel quale le regole siano diverse.

Un mondo nel quale il candidato non prometta nulla, non faccia comizi, non cerchi voti e non abbia bisogno di costruire consenso. Un mondo nel quale il presidente possa semplicemente sedersi dove vuole, guardarci, ignorarci e poi andarsene.

Proprio come fanno i gatti.

Forse è questa la vera provocazione di Roberto Vignoli: non immaginare una Repubblica governata dai felini, ma usare la fantasia per ricordarci che la realtà non è l’unico mondo possibile.

E allora sì, vale la pena convocare le elezioni. I candidati sono già pronti. Anche se, conoscendoli, non è affatto detto che abbiano intenzione di presentarsi.

Per continuare a guardare

La prossima volta che il vostro gatto vi guarderà con quell’aria vagamente superiore, provate a chiedervi: se fosse lui a governare, che cosa cambierebbe?

E soprattutto: che cosa cambieremmo noi?

Perché forse il senso di La Repubblica dei gatti è proprio questo: prendere una fantasia apparentemente assurda e usarla per guardare il mondo da un’altra angolazione.

A volte, per cambiare la realtà, bisogna prima avere il coraggio di immaginarne una diversa.

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