L’amministrazione Trump bandisce quasi 200 termini “woke”
Amministrazione Trump, via il linguaggio inclusivo da tutti i testi governativi. Si sta eliminando la "propaganda woke", l'ordine esecutivo

Amministrazione Trump, via il linguaggio inclusivo da tutti i testi governativi. Si sta eliminando la "propaganda woke", l'ordine esecutivo

Secondo una rivelazione del New York Times, l’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe bandito quasi 200 termini parte della propaganda woke, inclusivi e non, da documenti e piattaforme governative ufficiali. Secondo una serie di documenti governativi, questi termini sono stati segnalati dalle agenzie federali, che ne hanno diminuito o completamente evitato l’uso.
È ormai risaputo che il presidente Donald Trump voglia eliminare la propaganda woke dalla sua amministrazione e dagli Stati Uniti d’America, e sembra che le agenzie federali abbiano cominciato togliendo alcuni termini inclusivi dai documenti, siti web e altri testi governativi ufficiali. È il New York Times a dare la notizia, ma la lista di parole che sembrerebbero bandite potrebbe anche essere più lunga di quanto si pensi. Parole come attivismo, inclusività, segregazione, salute mentale, genere, crisi climatica, donne e molte altre, che prima apparivano in documenti ufficiali, sembrano essere state rimosse secondo l’ordine di qualcuno, oltre all’eliminazione di altri materiali (come programmi scolastici) che le includevano.
Come fa notare il New York Times, tutte le amministrazioni presidenziali americane hanno cambiato il loro linguaggio a seconda del presidente in carica, ma leggendo la lista di parole apparentemente bandite, saltano subito all’occhio parole che sono entrate a far parte del linguaggio comune – sia in tempi recenti, sia in antichità – e che hanno aiutato alcuni membri della società a sentirsi inclusi in essa (non binario, they/them, transgender, etc.) e ad esprimere al meglio i loro problemi e le loro lotte all’interno di essa (stereotipo, disabilità, hate speech, etc.).

L’obiettivo di questa censura da parte dell’amministrazione Trump sembra essere l’eliminazione della tanto odiata propaganda woke (anche se ancora non ne sanno dare una precisa definizione), ma questo non porta ad altro se non l’eliminazione dell’identità di persone esistenti, che riescono a ritrovarsi in queste parole più inclusive.
Questa situazione ha una certa ironia: il presidente Trump e i suoi associati, come Elon Musk, predicano la libertà di parola, che vogliono restaurare negli USA dopo che, secondo un ordine esecutivo della Casa Bianca del 20 gennaio 2025, era stata impedita dalla precedente amministrazione. Quindi, mentre cercano di riportare la libertà di parola agli statunitensi, dall’altra portano via termini come donne, genere, minoranza e LGBT/LGBTQI+, che permettono un linguaggio più aperto a tutti. In sintesi, puoi permetterti di esistere solo se sei un uomo bianco cis-etero.
Questa mossa va di pari passo con l’eliminazione dei programmi DEI, diversity, equity and inclusion, che permettevano alle minoranze di essere valorizzati, garantendo eque opportunità lavorative per tutti. Con l’eliminazione di questi, l’amministrazione Trump vuole farsi baluardo del merito, visto che Elon Musk, ora a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa, ha chiamato DEI un’altra parola per razzismo.
L’amministrazione Trump sembra difendere la libertà di parola e il merito in superfice, ma scavando a fondo sta solo cercando di eliminare chi non gli piace e non rientra nel suo piano per gli USA. La pericolosità di questo, oltre a nuocere alla salute mentale di chi si riconosce in queste parole inclusive, sta nella discriminazione che queste persone subiscono, visto che ora gli autori di questa discriminazione saranno sostenuti e aiutati dal linguaggio non inclusivo del loro governo. Quello che questa amministrazione sta facendo è censura vera e propria sulla pelle delle persone, perché potrà anche eliminare la parola transgender, ma le persone non smetteranno di esserlo.
Il linguaggio inclusivo e diverso va protetto da tutti in quanto strumento della diversità culturale, usando l’inclusività linguistica come base della crescita civica e civile, come racconta il volume pubblicato da Rai Per la Sostenibilità-ESG, Il linguaggio della diversità culturale, che
“si propone di esplorare il complesso tema della diversità linguistica in Italia, con particolare riferimento al suo ruolo nella promozione della coesione sociale e culturale”,
perché avere un linguaggio ricco e inclusivo è un patrimonio culturale prezioso, che va salvaguardato per
“l’importanza dell’informazione interculturale che promuova la diversità e l’inclusione, contrastando il linguaggio d’odio e della discriminazione”.
