“In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno.”

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi

Le donne, nella mia esperienza di indagine socio antropologica, si fanno da sempre matrici e portatrici biologiche e culturali di movimenti di rinnovamento, forze capaci di innescare la trasformazione e la rigenerazione profonda della realtà. Oggi più che mai, immersi come siamo in uno stato di paradossale e finta libertà di pensiero, di azione e di movimento, abbiamo un disperato bisogno di questi sogni duri e concreti; visioni che, se avremo il coraggio di darci da fare, si realizzeranno.

Questo vale per qualsiasi latitudine, ma assume il carattere dell’urgenza assoluta in contesti geopolitici surriscaldati come l’Iran. Questo mio ultimo lavoro nasce esattamente da qui: da un mio costante interrogarmi sull’agire delle donne in territori complessi o marginali, contesti limite in cui l’identità femminile subisce una compressione sistematica.

Come si esprime, oggigiorno, una donna attraverso la fotografia in un paese come l’Iran, un paese in perenne stato di conflitto e in cui l’identità femminile viene riscritta ogni giorno in maniera sempre più pallida e debole, quasi si mirasse alla sua totale cancellazione? Lì, la manipolazione del potere è ancora più evidente che nei nostri – sia concesso il virgolettato – “democratici” paesi occidentali, dove le libertà sono in verità ridotte e anestetizzate per tutti, e a maggior ragione per le donne.Tutte queste domande mi hanno spinta a tracciare una mappatura, una lista di fotografe capaci di reagire a questa oppressione.

La prima non poteva che essere Shadi Ghadirian, scelta per la potenza dirompente dei suoi progetti. La sua fotografia non è un mero strumento di presa di parola, ma un atto di riscrittura e rigenerazione dell’identità femminile. Ghadirian rifiuta categoricamente la trappola di una fotografia documentaria didascalica; al contrario, opera attraverso una radicale trasfigurazione artistica. Attraverso un sofisticato corpus di metafore visive, l’autrice narra il vivere quotidiano all’interno del suo paese, svelando i ruoli e le identità che le donne sono costrette ad assumere dal potere sociale. Prima di addentrarci nel corpo a corpo del nostro dialogo, è necessario attraversare i due progetti chiave che definiscono l’orizzonte politico e visivo di questa autrice.

Opera: Shadi Ghadirian, Untitled dalla serie Like Everyday (1998-1999) ● Testo: Un tessuto tradizionale a micro-motivi floreali avvolge la figura, ma lo spazio dell’identità e del volto viene negato e sostituito da una caffettiera in alluminio. Ghadirian evidenzia con tagliente ironia visiva come i ruoli domestici prescritti rischino di assimilare e azzerare la soggettività individuale. ● Copyright: © Shadi Ghadirian / Courtesy of the Artist

Focus Critico I: Like Everyday – La reificazione del quotidiano

Nella serie storica Like Everyday, Ghadirian mette in scena la gabbia della domesticità patriarcale isolando i corpi femminili sotto la trama dello chador, ma sottraendo loro l’elemento sacro del volto, rimpiazzato da utensili d’uso comune: ferri da stiro, grattugie, tazze da tè, guanti di gomma. La trasfigurazione antropologica qui agisce per sottrazione e parodia: la donna non usa l’oggetto, ma viene assimilata e ridefinita da esso, denunciando come i rituali familiari ripetitivi e i ruoli prescritti dalla società possano arrivare a fagocitare interamente l’individuo. L’ironia diventa un bisturi politico che non cerca il pietismo dell’osservatore, ma ne rivendica lo shock critico.

Focus Critico II: Seven Stones (2023) – La sedimentazione del trauma

Una narrazione cinematografica dove la roccia si fa metafora e la luce disegna il confine tra costrizione e calore umano
“La pietra come peso e memoria, la luce come rifugio: scene di vita quotidiana racchiuse in un dualismo cromatico
Seven Stones (2023)Copyright: © Shadi Ghadirian / Courtesy of the Artist

Nel suo recente lavoro Seven Stones (2023), la cifra stilistica si spoglia dell’ironia per farsi materia pesante e archetipica. Negli interni domestici della Teheran odierna irrompe l’assurda e immobile presenza di un enorme masso geologico. La realtà non viene documentata in modo didascalico, ma trasfigurata in un incubo statico: la pietra è il correlato oggettivo del trauma, del lutto collettivo e di un peso politico che non potendo esplodere nelle piazze indurisce e sedimenta tra le mura di casa. Attraverso una gestione millimetrica delle luci — ora spietatamente fredde e aliene, ora apparentemente calde e ingannevoli — Ghadirian misura la tensione tra la rassegnazione e una silenziosa, ostinata resistenza del vivere.

Attraverso un’estetica marcatamente cinematografica, il progetto si struttura come una narrazione visiva sospesa tra la crudezza della pietra e la fragilità della quotidianità. La pietra cessa di essere mero elemento paesaggistico per farsi metafora universale: peso, barriera, memoria immutabile che si impone all’interno dello spazio domestico e sociale. Questa tensione tra la permanenza della roccia e l’impermanenza delle scene di vita quotidiana viene orchestrata da una precisa partitura cromatica. La luce frammenta gli ambienti, contrapponendo la freddezza geometrica e distaccata delle ombre a caldi squarci luminosi che investono i corpi e gli oggetti. Questo dualismo termico e cromatico non è solo formale, ma si fa veicolo semantico profondo, traducendo visivamente il contrasto interiore tra isolamento e intimità, costrizione e resistenza emotiva.

L’Incontro: Il Dialogo Integrale / The Full Interview

1. La geografia interiore: dove risiedono i confini dell’appartenenza?

Quando ci confrontiamo con un’artista che opera in un territorio denso di storie e lacerazioni come l’Iran, la prima tentazione è quella di ancorare il suo lavoro a una precisa coordinata geografica, quasi a voler perimetrare la sua identità. Ma per chi vive costantemente sulla soglia, dove si collocano davvero le radici dell’essere individuo e della spinta creativa? Ho voluto indagare questo spazio sospeso, chiedendole come si ridefiniscano i confini di ciò che ci portiamo dentro.

IT: Le mie radici sono indubbiamente legate all’Iran, alla cultura, alla storia e alle esperienze quotidiane che mi hanno formata. Eppure, non vedo le radici come qualcosa di fisso solo in un luogo geografico. Come donna e come artista, ho sempre vissuto tra mondi diversi: tradizione e modernità, aspettative collettive e desideri personali. Questo spazio intermedio è il luogo in cui nasce gran parte del mio lavoro. Forse le mie radici oggi non sono né interamente ancorate né interamente sradicate; esistono in quel territorio liminale dove le identità vengono costantemente negoziate e ridefinite.

EN: My roots are undoubtedly connected to Iran, to the culture, history, and everyday experiences that have shaped me. Yet I do not see roots as something fixed in a geographical location alone. As a woman and an artist, I have always lived between different worlds: tradition and modernity, collective expectations and personal desires. This in-between space is where much of my work emerges. Perhaps my roots today are neither entirely anchored nor entirely displaced; they exist in that liminal territory where identities are constantly negotiated and redefined.

2. Il rifiuto dello slogan: l’ordinario può farsi strumento politico?In un sistema editoriale e culturale occidentale ossessionato dal messaggio esplicito e dalla contrapposizione frontale, tendiamo a pesare il valore di un’opera dalla sua capacità di farsi manifesto o grido di protesta. Ma esiste una strada diversa, più sottile e forse più destabilizzante: quella di rivendicare la normalità. Poniamoci questa domanda: e se la vera resistenza consistesse nel sottrarre il quotidiano alla narrazione ideologica dei telegiornali?

IT: Vivere e creare in un ambiente sociale complesso influenza inevitabilmente il linguaggio artistico di un autore. Tuttavia, non ho mai sentito il bisogno di trasformare il mio lavoro in una dichiarazione politica diretta. Sono più interessata alla vita di tutti i giorni, alle piccole tensioni e contraddizioni che le persone vivono quotidianamente. La tendenza internazionale a leggere l’arte mediorientale principalmente attraverso la lente della politica può talvolta oscurare queste dimensioni umane. Per me, continuare a osservare e rappresentare la vita ordinaria è di per sé un atto di presenza. In questo senso, l’arte può diventare una sottile forma di resistenza — non attraverso gli slogan, ma attraverso la conservazione della sfumatura e dell’umanità.

EN: Living and creating in a complex social environment inevitably influences one’s artistic language. However, I have never felt the need to transform my work into a direct political statement. I am more interested in everyday life, in the small tensions and contradictions that people experience daily. The international tendency to read Middle Eastern art primarily through politics can sometimes obscure these human dimensions. For me, continuing to observe and represent ordinary life is itself an act of presence. In that sense, art can become a subtle form of resistance—not through slogans, but through the preservation of nuance and humanity.

3. Anatomia di una gabbia domestica: l’uso dell’ironia in Like EverydayOsservando le immagini storiche di Like Everyday, l’impatto visivo è immediato e destabilizzante: quegli utensili da cucina che prendono il posto dei lineamenti femminili ci interpellano direttamente sui condizionamenti storici che subiamo. Come possiamo guardare a questi simulacri senza cedere alla trappola del pietismo? La risposta sta nella capacità di usare lo specchio dell’ironia non per emettere sentenze, ma per smontare gli automatismi sociali della domesticità.

IT: Vedo Like Everyday sia come un’esplorazione che come una critica. Gli oggetti domestici sono familiari e intimi, eppure, quando sostituiscono i volti delle donne, rivelano come l’identità possa essere oscurata dai ruoli prestabiliti. La serie non rifiuta la tradizione a priori, né la celebra acriticamente. Al contrario, chiede agli osservatori di riconsiderare il rapporto tra le donne e i rituali che le circondano. L’ironia è importante perché apre uno spazio di riflessione piuttosto che di giudizio.

EN: I see Like Everyday as both an exploration and a critique. Domestic objects are familiar and intimate, yet when they replace women’s faces, they reveal how identity can become obscured by prescribed roles. The series does not reject tradition outright, nor does it celebrate it uncritically. Instead, it asks viewers to reconsider the relationship between women and the rituals that surround them. The irony is important because it opens a space for reflection rather than judgment.

4. Abitare la contraddizione: il valore di creare dall’internoNell’epoca dei flussi globali e della cultura visiva omologata, lo sradicamento viene spesso letto come l’unica via per la libertà espressiva. Ma cosa succede quando un’autrice decide fermamente di non andarsene, di restare radicata nel proprio perimetro critico? Diventa fondamentale comprendere il valore politico di una scelta simile: fotografare Teheran da Teheran, isolando quei minimi frammenti di verità che solo un occhio nativo può intercettare per poi rielaborarli oltre i confini.

IT: Rimanere a Teheran mi ha permesso di restare connessa alle realtà che ispirano il mio lavoro. Ogni luogo ha i suoi ritmi, i suoi silenzi e le sue contraddizioni. Credo che ci sia un valore profondo nel creare dall’interno del proprio ambiente, specialmente in un momento in cui la cultura visiva sta diventando sempre più uniforme. Lavorando da Teheran, posso prestare attenzione a dettagli che altrimenti potrebbero essere trascurati. Queste esperienze locali e intime spesso risuonano ben oltre i confini nazionali, perché toccano questioni universali di identità, memoria e appartenenza.

EN: Remaining in Tehran has allowed me to stay connected to the realities that inspire my work. Every place has its own rhythms, silences, and contradictions. I believe there is value in creating from within one’s own environment, especially at a time when visual culture is becoming increasingly uniform. By working from Tehran, I can pay attention to details that might otherwise be overlooked. These local and intimate experiences often resonate far beyond national borders because they touch on universal questions of identity, memory, and belonging.

5. Oltre la superficie: lo sguardo fotografico di fronte ai confini invisibiliGiunti alla fine di questo percorso, la questione si sposta inevitabilmente sullo strumento stesso. La fotocamera non è solo un mezzo per produrre immagini, ma un dispositivo per forzare i limiti della nostra percezione. Come può la fotografia, oggi, aiutarci a decostruire le categorie fisse di individuo e società, proiettando il dibattito sul femminile verso un autentico orizzonte post-femminista? Lasciamo che a parlarci sia l’urgenza di uno sguardo che non smette di cercare la complessità.

IT: Ogni percorso artistico comporta il superamento di confini. Oggi sono meno interessata alle frontiere geografiche rispetto ai confini invisibili che modellano la percezione. Continuo a chiedermi come le immagini costruiscano l’identità, come la memoria influenzi il modo in cui vediamo noi stessi e come le aspettative sociali condizionino la libertà personale. Come fotografa e come donna, sento ancora il bisogno di sfidare le definizioni fisse e di creare spazi in cui ambiguità, complessità e molteplici interpretazioni possano coesistere.

EN: Every artistic journey involves crossing boundaries. Today, I am less interested in geographical borders than in the invisible boundaries that shape perception. I continue to ask how images construct identity, how memory influences the way we see ourselves, and how social expectations affect personal freedom. As a photographer and as a woman, I still feel the need to challenge fixed definitions and to create spaces where ambiguity, complexity, and multiple interpretations can coexist.

Link Ufficiali dell’Artista

Sito Web Ufficiale di Shadi Ghadirian: https://www.shadighadirian.com/

Pagina Ufficiale del Progetto: https://www.shadighadirian.com/seven-stones

Galleria di Riferimento (Silk Road Gallery): https://www.silkroadartgallery.com/portfoliosets/shadi-ghadirian/Link di Approfondimento Critico e Contesto

Analisi Critica del Progetto: https://the-pasticheur.com/shadi-ghadirian/project-two-llrgk-ws825

Collezione Giuseppe Iannaccone – Shadi Ghadirian: https://www.collezionegiuseppeiannaccone.it/en/collection/contemporary-art/artists/55c4c4b056e510273f9a76c0

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